Finalmente: Fosi Audio ZA3

Un altro prodotto a marchio Fosi Audio è finalmente stato inserito nella catena di riproduzione principale e sta per essere recensito e messo a confronto all’accoppiata Schiit Kara+Vidar2 e, soprattutto, al fratellino V3.

Sto ascoltandolo da una ventina di minuti e, francamente, non so che pesci pigliare… Ho letto molte recensioni dello ZA3 dalla sua presentazione e quasi tutte lamentavano una qualità di riproduzione inferiore al V3; si lamentavano soprattutto una mancanza di pulizia e perdita di dettaglio rispetto al “fratellino”.
A me sembra suonare decisamente meglio proprio sotto quegli aspetti. Più simile a Kara+Vidar di quanto ricordo facesse il V3…ma è anche vero che quest’ultimo non lo ascolto da moltissimo tempo.

Per ora sto usando le uscite single ended di Yggdrasil come sorgente per entrambi i sistemi e il Fosi Audio LC30 per i cambi al volo (con volumi livellati ad orecchio).

L’arsenale a mia disposizione per l’allestimento di comparative finali che siano il più oggettive possibili è, però, migliorato con l’inserimento di un fonometro (un TES 1350A – non un mostro in termini di prestazioni ma in grado di permettermi un livellamento a 1 kHz con un incertezza di qualche decimo di dB). Quando arriverà il momento le cose saranno gestite in modo quasi professionale.

Link prodotti Amazon:
Fosi Audio ZA3
Fosi Audio V3
Fosi Audio V3 Mono
Fosi Audio LC30
Alimentatore Fosi Audio 48 V 5 A – Standard
Alimentatore Fosi Audio 48 V 5 A – GaN
TES Electrical Electronic Corp. TES1350A

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Grazie.

Apparentemente fermo ma solo perché c’è DAVVERO tanta carne al fuoco…

OK, lo ammetto, sembra che mi sia totalmente dimenticato del blog ma posso assicurarvi che non è così. Anzi…
Tra ferie, impegni familiari e impegni lavorativi il tempo è stato abbastanza scarso, è vero, ma posso assicurarvi che ho spremuto il possibile da ogni singolo minuto a disposizione. Vi chiedo scusa per il ritardo accumulato ma recupreremo tutto quanto. Promesso.

Se seguite il mio IG, che dovreste vedere qui a sinistra, avrete notato che negli ultimi mesi sono arrivati un bel po’ di apparecchi al mio domicilio. Alcuni acquistati personalmente, altri forniti dal produttore proprio in ottica di recensione.

Orbene, posso annunciare che ho terminato le prove di ascolto dei V3 Mono e di Gjallarhorn e che, di fatto, mi serve “solo” il tempo materiale di mettere nero su bianco le mie impressioni che, vi anticipo, non si discostano moltissimo da quanto già detto da altri su siti più autorevoli del mio ma…insomma. Qualcosa di mio ci sarà e non si tratterà di dettagli insignificanti (almeno dal mio punto di vista).

Detto ciò: preparatevi a leggere un po’ nei prossimi giorni perché c’è già altra carne al fuoco che necessita di attenzione per una cottura ottimale ma l’attesa vedrete che sarà pienamente ripagata. Come dicono i nastri di attesa nelle telefonate ai vari enti pubblici o meno: “Siete pregati di non riagganciare per non perdere la priorità acquisita)

Oh, vi chiederete cosa vi riserva il futuro immagino…
Bé:
– una recensione/confronto tra ZA3 e V3 (ancora da approntare e che svolgerò con l’ausilio di un altro prodotto, dotato di VU Meter, che anch’esso sarà recensito ma in modo un po’ diverso dal solito)
– 2W su 8 ohm come suoneranno? Ma soprattutto: suoneranno?

Schiit Yggdrasil: quando 21 bit suonano meglio di 32

C’è poco da aggiungere al titolo dell’articolo.
È tutto scritto all’interno di quella singola frase…

Avete, come il sottoscritto, una collezione di musica digitale/liquida per la maggior parte in formato PCM e il poco materiale in DSD è quello contenuto nei SACD?
Allora sappiate che, personalmente, non ho memoria di un DAC che suoni alla pari dello Schiit Yggdrasil e che non costi come un’utilitaria…

Premetto che a questi livelli, apparecchi con listini che superano le € 1500÷2000,00, le differenze sono generalmente nelle sfumature e nei dettagli; ci sono, però, casi in cui non è così.
Ci sono casi in cui le differenze sono talmente lampanti che non serve fare confronti in doppio cieco per capire che ciò che si sta ascoltando è qualcosa che rimarrà ben impresso nella memoria come “nuovo riferimento”.

Mi era già successo, in passato, con l’accoppiata EAR Yoshino Dac4+Acute 4: non avevo mai sentito una sorgente digitale suonare tanto “analogica”. Niente asprezze, niente incertezze… Niente se non Musica.
All’epoca, però, l’impianto non era il mio ed era una demo di DML Audio per cui tutto l’impianto era di assoluto riferimento e non avevo modo di capire se la magia derivasse solo dall’accoppiata trasporto+convertitore o se ci fosse dell’altro a contribuire alla cosa.

Con Yggy è successa, esattamente, la stessa cosa. Nel mio impianto però…

Il DAC Schiit ha bisogno di un discreto tempo di warm-up, almeno mezza giornata stando alla mia esperienza diretta, per suonare al suo meglio ma già da “freddo” suona come il DCD-A100 a regime termico.
Man mano che le temperature interne si stabilizzano il suono dell’americano inizia a prendere forma e dimensione inavvicinabili dal giapponese. Tutto suona più naturale e meno compresso, più verosimile, e allo stesso tempo la scena si estende in tutte le direzioni.

Non sono gli strumenti/voci a “spostarsi nello spazio” ma è lo spazio intorno a loro che prende forma in modo diverso…una cosa difficile da spiegare ma lampante una volta di fronte ai diffusori.
Yggy “crea” uno spazio sonoro che prima non c’era; e lo fa, molto semplicemente, aggiungendo maggior dettaglio nei transienti, nel microcontrasto e nella dinamica generale. Le risonanze, i decadimenti, le armoniche, tutto quanto insomma, vengono gestite senza congestioni e senza sovrapposizioni.
Si possono sentire tutte le componenti strumentali/vocali ben distinte e svincolate le une dalle altre e senza impastamenti. E la cosa, badate bene, non avviene solo con quartetti Jazz o con i “classici” brani da fiera audio. Anche “I get wet” di Andrew W.K. gode della stessa magia, in tutta la sua compressione dinamica quasi estrema.

Un’altro “effetto collaterale” del warm-up è la comparsa di quello che in rete molti definiscono “Moffat Bass”. La gamma bassa prende vita e forma in modo inaspettato ed inusuale.
Non si tratta, però, di una enfatizzazione della gamma bassa ma della maggior coerenza temporale di riproduzine dovuta al particolare algoritmo di upsampling adottato da Schiit (il famoso Mega Combo Burrito che lavora sia nel dominio della frequenza che, soprattutto, nel dominio del tempo).

Ritengo che il 95% della magia di questo DAC risieda esclusivamente nel filtro digitale adottato. Credo proprio che sia questo il segreto dei DAC Multibit di Schiit Audio: la loro caratteristica unica, ed intrinseca, di convertire il segnale in ingresso mantenendo tutte le informazioni presenti senza introdurre variazioni di fase/distorsioni temporali che non alterano il singolo suono riprodotto ma che sono in grado di modificare l’intelleggibilità dell’intero messaggio sonoro.

Ora, francamente, sarei curioso di verificare questa mia affermazione con il DAC Delta-Sigma che Schiit sta sviluppando e che dovrebbe essere introdotto nel corso dell’anno…