Le cose semplici non deludono mai

Nonostante la presenza di Wotan a valle delle elettroniche c’è qualcosa nella presentazione offerta da Aegir 2 che rende sempre emozionante gli ascolti fatti attraverso “il piccolo” di casa Schiit.

Certo: non spinge e non è dinamico come il fratellone, complice anche il fatto di essere collegato alle uscite RCA di Kara che, devo dirlo, suonano più “piatte” delle uscite bilanciate (confronto diretto fatto grazie alla commutazione di ingresso sempre di Wotan); Aegir 2, però, porta con se una parte della magia offerta dai finali in classe A con la sua naturalezza e dolcezza di erogazione. Se devo fare un azzardo e paragonarlo a qualcosa di “commercialmente High End” direi che ricorda molto un Luxman LX-590 con una gamma media praticamente perfetta che ti porta a perderti nella Musica. A differenza del Luxman, però, la gamma bassa è un po’ più arretrata (ma anche più frenata e composta) e gli alti sono un po’ più presenti, ma non invadenti, con la sensazione di percepire un maggior dettaglio generale e un po’ più di aria.

Vidar 2 ha ceduto il passo immediatamente a Wotan, senza se e senza ma. Aegir, invece, resta saldo al suo posto per gli ascolti più intimi e tranquilli; ma anche, e forse soprattutto, per il jazz e tutti quei dischi che non chiedono spinta ma, al contrario, puntano alla delicatezza e naturalezza della riproduzione.

C’è da dire, inoltre, che anche lui sa prenderti a sberle se si alza il volume. E lo fa senza scomporsi fino a quando raggiunge il limite e richiede l’intervento del fratellone…

Più che un sequel è un reboot

La scorsa settimana Schiit Audio, sempre loro, ha presentato la seconda iterazione di un prodotto lanciato nel lontano 2017 e passato in sordina, decisamente in sordina, sulla “stampa specializzata” per via di un paio di altre cosette successe, sempre in casa Schiit, praticamente in contemporanea: l’uscita di Vidar, ovvero il loro primo amplificatore finale in assoluto, e l’annuncio dell’interfaccia USB Gen. 5 per i loro DAC.

Di che prodotto sto parlando? Di Eitr, naturalmente.

Eitr, nella sua prima iterazione, era un semplicissimo DDC (Digital to Digital Converter) che permetteva di “convertire” un flusso audio PCM, fino a 24 bit / 192 kHz, da USB a SPDIF coassiale. Di fatto permetteva di connettere un dispositivo con uscita USB UAC2, PC/Mac/Streamer che fosse, a qualsiasi DAC dotato di ingresso coassiale garantendo due cose: isolamento elettrico tra dispositivo sorgente, l’accoppiamento dell’interfaccia USB Gen.5 avveniva tramite trasformatore, e un riallineamento temporale dei segnali in uscita tramite oscillatori al quarzo dedicati per i multipli di frequenza dei segnali a 44.1 e 48 kHz.

Il costo di questa prima versione? $ 179,00

Qui trovate il comunicato stampa, del 17 Luglio 2017, che annuncia l’uscita di Eitr e dell’interfaccia USB Gen.5
Qui, invece, il link al manuale d’uso del prodotto

Piccola nota a margine: se fosse stato disponibile quando acquistai il Douk Audio U2 PRO nel 2022 ammetto che, molto probabilmente, avrei preso Eitr nonostante il costo d’acquisto maggiore…

Il 25 Marzo Jason ha presentato, come da tradizione ormai, il nuovo Eitr 2 tramite un “capitolo” dedicato sul thread “Schiit Happened: The Story of the World’s Most Improbable Start-Up” di Head-Fi.org

Ed ecco a voi come si presenta il nuovo Eitr 2:

Le differenze che saltano subito all’occhio sono molteplici…

  • La livrea di Eitr2 è nera – Non sarà disponibile in variante argentata
  • L’ingresso USB ora è Unison, non nella nuova versione 384, e con connettore tipo C
  • Sono comparse le uscite AES-EBU e ottica Toslink in aggiunta alla coassiale SPDIF
  • Dulcis in fundo: c’è un connettore per modulo Forkbeard

Ma andiamo con ordine:

Solo in livrea nera:

Ebbene si.
In ottica di contenimento costi Eitr2 sarà disponibile unicamente in livrea nera. Del resto, vista la destinazione d’uso e la totale assenza di controlli fisici sul dispositivo, ha senso renderlo il più anonimo possibile.

Unison USB ma non 384:

Qui la questione è, in realtà, più semplice di quanto uno possa pensare: lo standard SPDIF, come anche AES/EBU, è limitato a 24/192. Anche Toslink arriva a quella risoluzione, a livello teorico, ma è di fatto MOLTO più sensibile a cavi ed elettronica a corredo delle interfacce TX/RX.
Quanto sopra rende di fatto inutile implementare un’interfaccia Unison 384, capace quindi di gestire flussi audio fino a 32 bit / 384 kHz, quando in uscita il tutto sarebbe comunque da riconvertire a 24 / 192.

Tre is megl che one:

Eitr2 dispone di tre interfacce di uscita, sempre attive, anziché della sola coassiale; e già questo è un elemento di distinzione con il primo Eitr.
C’è, però, un altro aspetto non secondario da tenere presente: tutte e tre le interfacce di uscita sono elettricamente isolate dal resto dell’impianto.
Toslink lo è per sua natura; la trasmissione avviene tramite cavo in fibra ottica.
AES/EBU e SPIDF, invece, lo sono grazie all’utilizzo di traformatori di uscita. In sostanza è stata spostata la modalità di isolamento offerta dal primo Eitr dall’ingresso all’uscita.

Potrebbe sembrare una cosa da poco ma… ne riparleremo in un secondo momento

Forkbeard?

Ultimo ma non ultimo: Eitr2 può essere gestito tramite Forkbeard – Il modulo va comprato come opzione in fase di acquisto – e diventare, in questa configurazione, un vero e proprio preamplificatore digitale esattamene come è possibile fare con Mimir; ad eccezione del fatto che si può abbinare la funzionalità a qualsiasi DAC uno abbia tra le mani. QUALSIASI.
Un DAC di qualsiasi marchio potrebbe diventare, senza alcun problema, il vostro preamplificatore digitale di riferimento con, attenzione, UNA LIMITAZIONE: sarete sempre limitati al singolo ingresso USB di Eitr2.

Al netto di questa limitazione, però, si potrà agire su volume, bilanciamento tra canali, equalizzazione Loudness adattiva o PEQ a 3 frequenze, e inversione di fase indipendentemente da ciò che installerete a valle del piccolo DDC…

OK.
Tutto bello e molto futuristico.
Ma se Eitr, l’originale, costava $ 179,00 questo costerà decisamente di più dato che offre molte funzionalità aggiuntive. Vero?

SBAGLIATO!

Eitr2 costa $ 99,00 in versione DDC liscio e $ 149,00 con modulo Forkbeard e tutto ciò che ne consegue.

Io, di mio, sono tentato di acquistarne uno e vi spiegherò il perché in un altro articolo.

Considerazioni finali

Eitr2 non è una semplice evoluzione di Eitr ma è, per citare un termine cinematografico, un reboot del prodotto.
I ragazzi di Schiit hanno preso un prodotto che ha avuto un buon successo per un brevisso periodo (infatti è rimasto in commercio per pochissimo tempo) e lo hanno riportato in vita rendendolo più universale, la sola uscita coassiale era comunque un limite, e potenzialmente a prova di futuro grazie a Forkbeard e al fatto che non si tratta di un semplice sistema di controllo remoto ma di un vero e proprio ecosistema in via di sviluppo.

Ci sono alternative più economiche sul mercato? Si, decisamente si, ma hanno tutte degli elementi che potrebbero renderle meno appetibili di Eitr2:

  • L’ingresso USB non è Unison ma si basa su interfacce commerciali che, in teoria, sono più inclini ad introdurre jitter nel sistema (si tratta di problematiche più teoriche che pratiche, ma ci sono)
  • Eitr2 ha uscite isolate che garantiscono, intrinsecamente, una riduzione di rumore e/o loop di massa tra i dispositivi
  • I DDC che dispongono di uscita AES/EBU costano, generalmente, decisamente di più e in molti garantiscono che si tratta dell’interfaccia di connessione digitale migliore sul mercato; la leggenda narra che lo stesso DAC collegato alla stessa sorgente sia in coassiale che in bilanciato (SPIF contro AES/EBU) sia sufficiente per far apprezzare la bontà di questa seconda interfaccia sulla prima…

Sicuramente si tratta di un prodotto di nicchia ma, forse, non proprio così tanto…

Il mio primo modello 3D

Sarò sincero: da quando mi è arrivato il secondo Rekkr, il Natale scorso, ho sempre avuto voglia di utilizzarli in configurazione mono ma sono sempre stato frenato dal fatto che, in tale modalità, Schiit sconsiglia di impilarli per evitare di incorrere in problemi legati alla protezione termica dei dispositivi (quello sotto “cuoce” quello sopra che, di contro, non permette una corretta dissipazione del calore di quello sotto – un cane che si morde la coda).

Se credete che sto essendo pessimista… Ho provato: li ho utilizzati in configurazione mono per almeno un mesetto, in abbinamento alle Spendor S3/5R2, per utilizzo nearfield e mi è capitato, una sola volta ma è capitato, che dopo un utilizzo prolungato (si parla di 3 orette piene) il Rekkr posizionato in cima è entrato in protezione diventando muto con un sonoro “click”.
Niente di tragico eh; non posso dire che non mi aspettavo una fine del genere ma non pensavo sarebbe capitato con volumi di ascolto normali…

Fatto sta che, complice l’arrivo della stampante 3D (acquistata in promo Black Friday direttamente dallo store EU del marchio) mi sono messo a sperimentare su un’idea che avevo già in mente ma la cui realizzazione non mi è mai piaciuta particolarmente: mettere in verticale i due Rekkr (anche perché non sono mai riuscito a farli stare in piedi una volta collegati tutti i cavi).

Se avete una stampante Bambu, o volete comunque provare a stampare a vostra volta il prodotto, trovate qui il link alla pagina di MakerWorld.

Il filamento da me utilizzato è questo ma credo che un PLA valga l’altro. Viste le temperature in gioco non credo abbia senso puntare a filamenti più tecnici/resistenti al calore…

Ho altri progetti in testa. Ora devo solo capire come renderli realtà…

Ricordo che, in quanto affiliato Amazon, ricevo delle commissioni per tutti gli ordini perfezionati sulla piattaforma a partire dei link riportati nell’articolo.
A voi non costa nulla ma mi aiuta a portare avanti il progetto AudioFoolosophy…