Cambridge Audio MSX – Diffusori compatti per installazioni minimaliste

Cambridge Audio ha presentato l’evoluzione della precedene serie Minx: la serie MSX.

Si tratta di diffusori, come potete vedere dalla “foto di famiglia” qui sopra, davvero minimali nelle linee e negli ingombri. Ingombri che sono, comunque, leggermente aumentati rispetto alla linea che vanno a sostituire.

Le specifiche di tutti i prodotti, stando ai numeri pubblicati dal produttore, sono identiche alle controparto Minx (al netto delle dimensioni leggermente inferiori) e le differenze sostanziali sembrano essere nelle finiture opache, invece che lucide, e in un driver BMR leggermente rivisto e migliorato soprattutto in termini di escursione.

Non economici alle apparenze, il piccolo MSX10 è proposto al listino di € 99,00 cad., bisogna ammettere che la loro concorrenza diretta, a livello dimensionale, viene proposta a costi decisamente maggiori per cui potrebbero avere più senso di quanto sembri.

Interessanti, secondo me, i due subwoofer (entrambi con radiatore passivo e quindi assimilabili a dei cassa chiusa in termini di facilità di posizionamento) che permettono di mettere in piedi un sistema 2.1 dalle dimensioni decisamente contenute e sopperire alla scarsissima, per forza di cose, estensione verso il basso dei “satelliti”. Inpendendentemente da marca e modello dei due satelliti in questione.
Unica pecca dei sub? Avere solo l’ingresso linea.
È anche vero, però, che tutte le regolazioni (volume, frequenza di taglio e fase) sono gestite tramite potenziometro dedicato per cui l’impostazione più critica, in termini di coerenza con il resto dell’impianto, può essere fatta davvero ad hoc e non limitandosi ai “soliti” 0 / 180 °C.
Anche qui il prezzo di accesso sembra elevato, il SUB 200 ha un listino pari a € 449,00 (ma si trova a € 399,00 su alcuni store online) ma non proprio fuori mercato.

Esteticamente li trovo davvero gradevoli e integrabili in qualsiasi ambiente domestico. Sarei curioso, molto, di capire come suonano.

Per tutti i dettagli e le specifiche vi rimando direttamente al sito di Cambridge Audio.

Le cose semplici non deludono mai

Nonostante la presenza di Wotan a valle delle elettroniche c’è qualcosa nella presentazione offerta da Aegir 2 che rende sempre emozionante gli ascolti fatti attraverso “il piccolo” di casa Schiit.

Certo: non spinge e non è dinamico come il fratellone, complice anche il fatto di essere collegato alle uscite RCA di Kara che, devo dirlo, suonano più “piatte” delle uscite bilanciate (confronto diretto fatto grazie alla commutazione di ingresso sempre di Wotan); Aegir 2, però, porta con se una parte della magia offerta dai finali in classe A con la sua naturalezza e dolcezza di erogazione. Se devo fare un azzardo e paragonarlo a qualcosa di “commercialmente High End” direi che ricorda molto un Luxman LX-590 con una gamma media praticamente perfetta che ti porta a perderti nella Musica. A differenza del Luxman, però, la gamma bassa è un po’ più arretrata (ma anche più frenata e composta) e gli alti sono un po’ più presenti, ma non invadenti, con la sensazione di percepire un maggior dettaglio generale e un po’ più di aria.

Vidar 2 ha ceduto il passo immediatamente a Wotan, senza se e senza ma. Aegir, invece, resta saldo al suo posto per gli ascolti più intimi e tranquilli; ma anche, e forse soprattutto, per il jazz e tutti quei dischi che non chiedono spinta ma, al contrario, puntano alla delicatezza e naturalezza della riproduzione.

C’è da dire, inoltre, che anche lui sa prenderti a sberle se si alza il volume. E lo fa senza scomporsi fino a quando raggiunge il limite e richiede l’intervento del fratellone…

Il mio primo modello 3D

Sarò sincero: da quando mi è arrivato il secondo Rekkr, il Natale scorso, ho sempre avuto voglia di utilizzarli in configurazione mono ma sono sempre stato frenato dal fatto che, in tale modalità, Schiit sconsiglia di impilarli per evitare di incorrere in problemi legati alla protezione termica dei dispositivi (quello sotto “cuoce” quello sopra che, di contro, non permette una corretta dissipazione del calore di quello sotto – un cane che si morde la coda).

Se credete che sto essendo pessimista… Ho provato: li ho utilizzati in configurazione mono per almeno un mesetto, in abbinamento alle Spendor S3/5R2, per utilizzo nearfield e mi è capitato, una sola volta ma è capitato, che dopo un utilizzo prolungato (si parla di 3 orette piene) il Rekkr posizionato in cima è entrato in protezione diventando muto con un sonoro “click”.
Niente di tragico eh; non posso dire che non mi aspettavo una fine del genere ma non pensavo sarebbe capitato con volumi di ascolto normali…

Fatto sta che, complice l’arrivo della stampante 3D (acquistata in promo Black Friday direttamente dallo store EU del marchio) mi sono messo a sperimentare su un’idea che avevo già in mente ma la cui realizzazione non mi è mai piaciuta particolarmente: mettere in verticale i due Rekkr (anche perché non sono mai riuscito a farli stare in piedi una volta collegati tutti i cavi).

Se avete una stampante Bambu, o volete comunque provare a stampare a vostra volta il prodotto, trovate qui il link alla pagina di MakerWorld.

Il filamento da me utilizzato è questo ma credo che un PLA valga l’altro. Viste le temperature in gioco non credo abbia senso puntare a filamenti più tecnici/resistenti al calore…

Ho altri progetti in testa. Ora devo solo capire come renderli realtà…

Ricordo che, in quanto affiliato Amazon, ricevo delle commissioni per tutti gli ordini perfezionati sulla piattaforma a partire dei link riportati nell’articolo.
A voi non costa nulla ma mi aiuta a portare avanti il progetto AudioFoolosophy…