Fosi Audio MD3 – Il mio primo “dongle DAC”

Era da qualche tempo che pensavo ad un modo per portarmi un po’ di Alta Fedeltà nelle mie trasferte di lavoro; il supporto verticale per l’accoppiata Magni/Modi è nato, in realtà, con l’idea di realizzare un guscio che si potesse agganciare alla base così da rendere tutto il sistema facilmente trasportabile – al netto della necessità di portarsi appresso anche il trasformatore di Magni e tutti i cablaggi a circondario.
Avevo anche pensato di fare la pazzia ed acquistare un nuvo Magni Unity con DAC integrato così da ridurre al minimo l’ingombro, e la massa, ma non sono mai stato del tutto convinto di compiere il passo; avrei avuto un sistema trasportabile ma non “portatile” a tutti gli effetti…

Poi, ad Aprile, mi è arrivata la solita newsletter di Kickstarter con la campagna di Fosi Audio tra le suggerite (avendo contribuito alla campagna del V3 Mono me le suggerisce quasi tutte). Ho aperto la pagine della campagna, letto quelle che erano gli obiettivi di progetto, visto che come ricompensa sarebbe stato possibile acquistare il bundle comprensivo delle IEM del marchio, di cui ho letto un gran bene e che sarebbero state il perfetto abbinamento per il “dongle”, ad un prezzo interessante e mi sono impegnato a contribuire alla campagna.
Come da tradizione, per le campagne del marchio cinese, il 14/04 è arrivata puntualissima la notifica di raccolta fondi terminata e di conseguente addebito della mia quota (1585,00 HK$ per la cronaca – ho aggiunto al bundle un secondo magnete e un cavo OTG Lighting-USB C per poter utilizzare l’MD3 con il mio iPhone 13 mini).

A distanza di due settimane, il 05/05, ho ricevuto la notifica di spedizione e il 13/05, a distanza di un mese esatto dalla conferma di chiusura della campagna di raccolta fondi, mi è stato recapitato il pacco contenente tutto il materiale.

In queste due settimane ho avuto modo di giocare un po’ con il tutto e ho scoperto due cose interessanti:

  • Mi mancava l’esperienza delle cuffie cablate in trasferta – non che mi trovi mano con le Air Pods 2 ma le cuffie con cavo aggiungono, a mio parere, un po’ di esperienza fisica all’ascolto musicale. Creano una sorta di legame fisico con la Musica.
  • Alla mia scrivania non c’era nessun amplificatore per cuffie con un tappeto di rumore sufficientemente basso da non essere rilevabile con le IM4.
    Ho finalmente capito il perché delle critiche mosse all’uscita SE di Jotunheim 2. Non che l’uscita bilanciata sia esente da difetti da questo punto di vista…

Non ho ancora maturato abbastanza esperienza da potermi cimentare in una recensione di DAC e/o IEM ma ci sto lavorando.

PS: come da tradizione Stoddard è arrivato con qualche giorno di ritardo e ha annunciato, sul thread di Head-Fi, l’uscita di Vestri… Che potrebbe avere una marcia in più rispetto a MD3 perché, al netto della poca esperienza maturata, una pecca l’ho riscontrata: è perfetto con IEM ma con cuffie dinamiche anche “normali” fatica a stare al passo…

Settimo arrangiarsi – Ovvero come il REL è tornato a fare il suo lavoro in HT

Ci eravamo lasciati con un REL T5 non più funzionante in quanto guasto.

Nel mio studiare un modo per ripararlo ho scoperto che si tratta, a tutti gli effetti, di una problematica comune a quasi tutti i REL dotati di amplificazione in classe AB: le resistenze utilizzate come limitatori di corrente per generare le tensioni di alimentazioni della scheda “pre”, che di fatto dissipano qualche watt da quando si accende il dispositivo a quando si spegne (se non ho intepretato male lo schema circuitale sono “attive” anche quando il sub è in stand-by) e col tempo cuociono i condensatori elettrolitici che sono stati piazzati lì in mezzo. Cotti gli elettrolitici di filtraggio dei segnali linea i driver dei finali vanno in saturazione ed ecco che in uscita c’era, in sostanza, la tensione di alimentazione dei transistor che si occupavano della semionda negativa del segnale amplificato.
Ripeto: un problema che facendo due ricerche in rete sembra essere comune a moltissimi prodotti fino alla serie Tx (inclusa).

Il fatto che si tratti di un problema noto, e che REL utilizzi la stessa scheda di potenza da qualche tempo (cosa che non mi ha stupito positivamente) mi ha permesso di risalire abbastanza in fretta all’elenco dei componenti passivi che avrei dovuto acquistare per ripristinare il corretto funzionamento del sub; prezzo d’acquisto per i componenti (dimensionati un po’ meglio e selezionati per qualità): € 74,00 spedizione inclusa. Non tantissimo ma, a quella cifra, ho preferito un approccio un po’ più drastico e rapido…

Vedete: TUTTI i sub REL “Hi-FI” sono dotati del famoso ingresso di alto livello con connettore Neutrik Speakon (altra semi delusione una volta visto il circuito interno – penso sia del tutto analogo a quello presente su qualsiasi altro sub dotato di ingresso ad alto livello ma con una connessione di estrazione Pro); orbene: detto connettore nasce proprio per portare potenza ai sistemi PA ad uso professionale al fine di garantire sicurezza di connessione e minima resistenza di contatto.
Sembra fatto apposta per collegare l’altoparlante del T5 ad un amplificatore esterno!

E così ho fatto: ad una cifra inferiore a quella prevista per resistenze/condensatori nuovi ho preso un Fosi Audio TP-02: un amplificatore monofonico, con filtro passa basso regolabile, di potenza analoga a quello integrato nel T5 e di immediato utilizzo.

Il risultato?

Il T5 ora funziona anche meglio di prima! L’ho preso usato e, quindi, il suo modo di suonare ho sempre pensato fosse quello corretto… Non so se fosse realmente così o se sono stato fregato e stava già iniziando a tirare le cuoia ma, devo dirlo, l’abbinamento col “cinesino” è fenomenale!
Molta più spinta nonostante la potenza del TP-02 sia di 120 W (il rel T5 viene venduto come dotato di ampli da 125W) e, di conseguenza, molto più coinvolgimento nella visione dei film; che è poi l’utilizzo che faccio del sub…

Certo: non ho più l’ingresso di alto livello/basso livello stereo ma, fortunatamente, non si tratta di funzionalità per me indispensabili. Lo erano quando avevo i Rotel al posto di Kara e Vidar 2/Aegir ma ora, per fortuna, non lo sono più.

Qui di seguito i link Amazon ai vari prodotti che ho utilizzato per sistemare il REL.

Se farete acquisti, una volta aperto uno dei link qui sotto, riceverò delle commissioni che mi aiuteranno a portare avanti il progetto AudioFoolosophy. Le commissioni non comportano per voi nessun sovrapprezzo e verranno conteggiate, da Amazon, per tutti i prodotti che acquisterete a patto che l’acquisto venga perfezionato nella stessa sessione.

Fosi Audio LC30

Ammetto che non so da dove iniziare questa recensione perché il Fosi Audio LC30 non è un’elettronica “normale” ma un dispositivo che unisce, in modo decisamente riuscito, l’utile al dilettevole.
Utile: perché avere la possibilità di commutare, comodamente seduti al punto d’ascolto, tra due sistemi di amplificazione e due sistemi di diffusione è davvero una cosa non da poco e che, molto probabilmente, da sola basterebbe a dare un senso al prodotto.
Dilettevole: perché i due VU meter integrati, su cui dovrò necessariamente fare un approfondimento, non hanno alcun valore dal punto di vista prettamente funzionale ma, innegabilmente, apportano un valore aggiunto non indifferente (al netto delle considerazioni che vedremo nell’approfondimento).

Non mi dilungherò sull’analisi estetica del Fosi Audio LC30 perché, di fatto, ne hanno già parlato tutti gli altri recensori in lungo e in largo.
Riporto, giusto per dovere di cronaca, quelle che sono le mie considerazioni pratiche sull’ergonomia del dispositivo; ma più per pignoleria che altro…

La critica più forte che mi sento di fare è una soltanto, e non so nemmeno se definirla critica è corretto: non è incluso, nella confezione, un alimentatore USB per poter utilizzare da subito il dispositivo nel caso, possibile, in cui non se ne abbia nemmeno uno “libero” in casa.
Dettaglio trascurabile, lo so, ma è davvero l’unica critica che sento di poter fare perché per il resto non ho trovato alcun problema di ergonima/utilizzo.
Qualcuno ha lamentato l’allineamento dei fori passanti dei connettori, di ingresso/uscita, poco pratico per un cablaggio ottimale. Personalmente utilizzo cavi terminati a banana per cui, per me, è un non problema.

Per il resto c’è poco da dire, ai fini di una vera e propria recensione…
La commutazione altoparlanti/amplificatori è gestita da relé di ottima fattura e le piste del PCB sono di dimensioni sufficientemente generose da non comportare alcun effetto negativo sul segnale audio che attraversa la circuitazione. Di fatto non ci sono componenti attivi sul percorso stesso e, una volta chiuso il relé, il collegamento ingrasso/uscita è praticamente diretto con una minima componente resistiva, si parla di milliohm, e una componente capacitiva misurata che, però, potrebbe essere legata più all’accoppiamento con il case metallico che non al “circuito” vero e proprio. Dovrei munirmi di ponte LCR per fare un’analisi dettagliata, le misure lo ho rilevate con un multimetro palmare, ma i cavi hanno sicuramente influenze maggiori; soprattutto dal punto di vista reattivo.

All’ascolto, in sostanza, non ho avverti nessuna differenza tra collegamento diretto ampli/diffusori e collegamento tramite commutatore. Le misure eseguite da Amir di ASR del resto confermano le mie impressioni.
Il Fosi Audio LC30, da spento, garantisce collegamento diretto tra Amplificatore B e sistema di diffusione 2. Il mio consiglio, che è poi ciò che io ho fatto, è quello di fare in modo che questa sia la configurazione “base” del vostro impianto; in questo modo non dovrete preoccuparvi di accendere o meno il dispositivo per poter ascoltare la vostra Musica preferita.
All’accensione, badate bene, il dispositivo torna alla condizione in cui era al momento dello spegnimento – Il mio consiglio è quello di rendere questa la condizione di utilizzo secondario: nel mio caso l’utilizzo dei diffusori con impianto HT.

Si ma, i VU Meter?

Ecco, qui sta il tasto dolente…
I VU meter funzionano, con segnali statici a 1 kHz, abbastanza bene; non hanno una risposta esattamente allineata tra SX e DX ma sono lineari nella risposta in ampiezza. Il problema vero è che la risposta in frequenza non è proprio da manuale, soprattutto per basse tensioni di ingresso e all’aumentare della frequenza…
I VU meter integrati, inoltre, hanno il punto di centro scala a circa 2 watt (che non sono pochi a livello di potenziale pressione sonora in ambiente) e di conseguenza poca “corsa utile” se tarati con riferimento ad impedenza a 8 ohm – Seriamente: difficilmente si superano i 2 Watt MEDI, per ascolti a volumi da condominio.
Quanto sopra, unito al fatto che esiste una manopola di regolazione di sensibilità ma priva di qualsiasi tipo di guida per l’impostazione, ha mandato in crisi praticamente tutti i recensori.
Io ho risolto abbastanza facilmente: munito di tester e segnale di test a 1 kHz ho regolato il volume dell’impianto per andare a misurare, ai morsetti dei diffuori, una tensione pari a 2,828 V (il classico riferimento a 1 W) e regolato, tramite la manopola sul frontale, per una lettura di 2 W. In sostanza ho fatto in modo che il sistema misuri la potenza erogata ma su carico di 4 ohm.
Ho un’indicazione di potenza reale per i miei diffuori a 8 ohm? No, sicuramente no. Ma ho comunque modo di capire quanta riserva di potenza ho ancora a disposizione quando decido di alzare il volume e/o quando sono alle prese con un film d’azione e ci sono esplosioni di vario genere e tipo.

Una piccola nota a margine sui VU meter:

Sono bufferizzati, a LC30 spento non si muovono di una virgola, e lavorano misurando la tensione di ingresso.
NON devono in alcun modo essere confusi con i VU meter che si trovano su dispositivi che misurano con segnali di linea (lettori/DAC/preamplificatori) né direttamente connessi a sorgenti audio (pre-phono). Se gli indici, una volta tarati come ho fatto io, lavorassero nell’intorno del punto 0 dB significherebbe che, nel mio caso, avrei una pressione sonora MEDIA di 101 dBA; se tarassi il sistema correttamente la pressione media salirebbe a 104 dBA. Di fatto si tratta del limite massimo previsto dalla legge italiana per i concerti pubblici. Il valore DI PICCO MASSIMO CONCESSO!
45 minuti di esposizione a fonti sonore di questo tipo causano danni permanenti all’udito.