Schiit Gjallarhorn – 10 Watt (per me) posson bastare?

Il titolo dice già tutto: può, un piccolo amplificatore finale da 10 W nominali, su 8 ohm, essere considerato un dispositivo “High Fidelity”?
Non voglio scomodare l’etichetta “High End” ma…

Partiamo da un paio di dettaglio che, da soli, potrebbero mettere la pulce nell’orecchio così come successe a me:

  • Gjallarhorn, come altri finali del marchio, è dotato di alimentatore lineare con linee di alimentazione sovrapposte per sezione linea e sezione finale
  • La capacità complessiva di filtraggio, che non serve solo a ridurre il ripple di raddrizzamento della linea di alimentazione ma funge anche da riserva di energia in caso di picchi di corrente in uscita, è pari a ben 30 mF.
    Sembrerà poco ma si tratta di un valore di tutto rispetto se si considera che sezioni finali di integrati dichiarati per 50/60 Watt dispongono della stessa capacità di filtraggio complessiva (con condensatori dimensionati diversamente per via delle maggiori tensioni erogate ma il valore nominale in Farad – che è quello che davvero conta – quello è)
  • Anche Gjallarhorn, come gli altri finali del marchio, è di tipologia current-feedback e sviluppato completamente con componenti discreti
  • Ultimo, ma non ultimo, lo stadio finale è basato sulla topologia proprietaria “Continuity S” che, in sostanza, rende il comportamento dell’amplificatore più simile a quella di un dispositivo polarizzato in classe “A” piuttosto che in classe “AB”.
    Gjallarhorn è, di fatto, un ampli in classe AB quando eroga i suoi 10 W nominali ma, grazie al trucchetto implementato da Jason Stoddard, la distorsione di incrocio viene annullata (o comunque ridotta ai minimi termini)

In sostanza: può un piccolo Aegir da “soli” 10 W, e concepito per utilizzo nearfield, essere utilizzato senza alcun problema anche su impianti “normali” in ambienti domestici?

Beh…
Lo scopriremo insieme dato che ne ho uno qui tra le mie mani…

Schiit Yggdrasil: quando 21 bit suonano meglio di 32

C’è poco da aggiungere al titolo dell’articolo.
È tutto scritto all’interno di quella singola frase…

Avete, come il sottoscritto, una collezione di musica digitale/liquida per la maggior parte in formato PCM e il poco materiale in DSD è quello contenuto nei SACD?
Allora sappiate che, personalmente, non ho memoria di un DAC che suoni alla pari dello Schiit Yggdrasil e che non costi come un’utilitaria…

Premetto che a questi livelli, apparecchi con listini che superano le € 1500÷2000,00, le differenze sono generalmente nelle sfumature e nei dettagli; ci sono, però, casi in cui non è così.
Ci sono casi in cui le differenze sono talmente lampanti che non serve fare confronti in doppio cieco per capire che ciò che si sta ascoltando è qualcosa che rimarrà ben impresso nella memoria come “nuovo riferimento”.

Mi era già successo, in passato, con l’accoppiata EAR Yoshino Dac4+Acute 4: non avevo mai sentito una sorgente digitale suonare tanto “analogica”. Niente asprezze, niente incertezze… Niente se non Musica.
All’epoca, però, l’impianto non era il mio ed era una demo di DML Audio per cui tutto l’impianto era di assoluto riferimento e non avevo modo di capire se la magia derivasse solo dall’accoppiata trasporto+convertitore o se ci fosse dell’altro a contribuire alla cosa.

Con Yggy è successa, esattamente, la stessa cosa. Nel mio impianto però…

Il DAC Schiit ha bisogno di un discreto tempo di warm-up, almeno mezza giornata stando alla mia esperienza diretta, per suonare al suo meglio ma già da “freddo” suona come il DCD-A100 a regime termico.
Man mano che le temperature interne si stabilizzano il suono dell’americano inizia a prendere forma e dimensione inavvicinabili dal giapponese. Tutto suona più naturale e meno compresso, più verosimile, e allo stesso tempo la scena si estende in tutte le direzioni.

Non sono gli strumenti/voci a “spostarsi nello spazio” ma è lo spazio intorno a loro che prende forma in modo diverso…una cosa difficile da spiegare ma lampante una volta di fronte ai diffusori.
Yggy “crea” uno spazio sonoro che prima non c’era; e lo fa, molto semplicemente, aggiungendo maggior dettaglio nei transienti, nel microcontrasto e nella dinamica generale. Le risonanze, i decadimenti, le armoniche, tutto quanto insomma, vengono gestite senza congestioni e senza sovrapposizioni.
Si possono sentire tutte le componenti strumentali/vocali ben distinte e svincolate le une dalle altre e senza impastamenti. E la cosa, badate bene, non avviene solo con quartetti Jazz o con i “classici” brani da fiera audio. Anche “I get wet” di Andrew W.K. gode della stessa magia, in tutta la sua compressione dinamica quasi estrema.

Un’altro “effetto collaterale” del warm-up è la comparsa di quello che in rete molti definiscono “Moffat Bass”. La gamma bassa prende vita e forma in modo inaspettato ed inusuale.
Non si tratta, però, di una enfatizzazione della gamma bassa ma della maggior coerenza temporale di riproduzine dovuta al particolare algoritmo di upsampling adottato da Schiit (il famoso Mega Combo Burrito che lavora sia nel dominio della frequenza che, soprattutto, nel dominio del tempo).

Ritengo che il 95% della magia di questo DAC risieda esclusivamente nel filtro digitale adottato. Credo proprio che sia questo il segreto dei DAC Multibit di Schiit Audio: la loro caratteristica unica, ed intrinseca, di convertire il segnale in ingresso mantenendo tutte le informazioni presenti senza introdurre variazioni di fase/distorsioni temporali che non alterano il singolo suono riprodotto ma che sono in grado di modificare l’intelleggibilità dell’intero messaggio sonoro.

Ora, francamente, sarei curioso di verificare questa mia affermazione con il DAC Delta-Sigma che Schiit sta sviluppando e che dovrebbe essere introdotto nel corso dell’anno…

Schiit Yggdrasil OG: quando la Musica prende il sopravvento

Sto iniziando a mettere giù le basi per la recensione del mio attuale DAC di riferimento: lo Schiit Yggdrasil OG.

La cosa si sta rivelando abbastanza complicata e non tanto perché ci sia poco da dire su questo DAC ma perché non riesco a terminare una sessione di confronto che sia una con gli altri DAC attualmente presenti in casa (Denon DCD-A100 e Schiit Modi+)… Dopo due passaggi da una sorgente all’altra torno a Yggy e basta. Il tutto si blocca e vado in stallo…

Mi fermo ad ascoltare musica, anche CD vecchi e inascoltati da tempo, senza pensare ad altro e ogni volta devo un po’ ricominciare da capo con tutto…