Un primo assaggio…

In questi giorni di trasferta ho avuto modo di mettere a confronto lo Schiit Vestri con il Fosi Audio MD3, esclusivamente con le IEM Fosi Audio IM4 (sia con collegamento SE – Jack da 3,5 mm – che con collegamento bilanciato – Pentaconn da 4,4 mm). Ho poi fatto anche un confronto con l’uscita integrata nel MacBook perché, se avete letto letto questo articolo, saprete già che l’ho trovata all’altezza del piccolo cinese (ma anche migliore con le IM4 per alcuni aspetti: fatica d’ascolto in primis).

La sorgente di riferimento, complice anche il fatto che i miei iPhone/iPad hanno connettore Lightning e, quindi, non sono in grado di alimentare il Vestri (ma riescono a gestire senza problemi l’MD3) è stato il MacBook Air M4 utilizzando l’abbonamento ad Apple Music per “pescare” i brani da ascoltare.

Non mi dilungherò sulla differente interfaccia utente dei due dispositivi; internet è pieno di recensioni (video e non solo) di entrambi i dispositivi e critiche su entrambi i versanti.
Per quella che è stata la mia esperienza d’uso, utilizzo in viaggio ma non in mobilità, l’interfaccia touch del Vestri non si è rivelata complicata da utilizzare se non per la necessità di familiarizzare un minimo coi tempi di risposta di tap e doppio tap necessari per abilitare le opzioni di elaborazione del segnale (inversione di fase, NOS e Loudness). Devo ammettere, infine, che non ho mai sperimentato se non con il Loudness – con risultati non proprio soddisfacenti – ma ci arriveremo tra poco.

Se devo riassumere, in una sola parola, quelle che sono sempre state le mie impressioni sull’abbinamento IM4 e MD3 la cosa è: rasoio.
L’accoppiata offre decisamente un livello di dettaglio e risoluzione percepita di primissimo livello ma, allo stesso tempo, il tutto è altamente stancante dopo qualche minuto e con le tracce “sbagliate”.
Ascoltando dall’uscita del MacBook queste asprezze, soprattutto in gamma alta, vengono smussate ma l’immagine sonora, se così si può definire un ascolto in cuffia, perdeva, sempre, in termini di estensione; anche la separazione tra gli strumenti, a parità di trasduttori, andava perdendosi congestionando un po’ il tutto.

In sostanza: ascoltare dal MacBook mi ha sempre permesso ascolti più rilassanti ma a discapito della ricerca di fedeltà assoluta.

Badate bene che la fatica di ascolto, con l’accoppiata MD3 e IM4, l’ho sempre avvertita indipendentemente dal filtro impostato sul DAC.

E tutto questo cosa ha a che fare con il Vestri?

Tutto. Tutto quanto…

Ma ne parlerò in seguito. E nel modo più dettagliato possibile.

Finalmente è qui: Schiit Vestri

Vestri é il DAC/amplificatore per cuffie portatile prodotto da Schiit Audio.

Si tratta di un prodotto davvero interessante e un po’ diverso da quanto offerto, generalmente, dal resto dei marchi presenti sul mercato. Soprattutto considerando il prezzo di vendita: $ 99,00 + tesse e spedizioni (se acquistato direttamente da Schiit.com) o € 145,00 + spedizione (se acquistato dall’importatore italiano Pro Audio Italia)

Ma cosa lo differenzia realmente dal resto del mercato?

  • E’ l’unico “dongle DAC” dotato di ingresso Unison USB™ ovvero un’interfaccia USB proprietaria, implementata su microcontrollore a 32 bit, che ha come unico scopo quello di fornire un collegamento, pienamente conforme allo standard UAC2, che sia il più stabile possibile – Dettagli, direte, ma non da poco.
  • E’ l’unico “dongle DAC” che offre un filtro digitale proprietario, nel caso specifico si tratta di una derivazione del “Comboburrito” implementato sui DAC multibit di “fascia bassa” (Schiit Modi MB, Modi MB2, moduli USB MB per gi amplificatori modulari), che promette di mantenere inalterate le informazioni sia per quanto riguarda il dominio del tempo (fase del segnale audio) sia per quanto riguarda il dominio della frequenza (“tempo” del segnale audio) – Anche qui: dettagli ma non da poco

Ultimo ma non ultimo: si tratta del primo prodotto Schiit Audio con case fresato dal pieno e non stampato; si tratta, inoltre, di uno dei pochi dispositivi portatili che non presentano parti mobili e retroilluminazione LED tradizionale. Il tutto per fare in modo di mettere sul mercato un prodotto che sia il più possibile “a prova del tempo”: se non lo rompi, fisicamente, lui continua ad essere operativo come al primo giorno.

Nei prossimi giorni, complice una trasferta di lavoro in arrivo, avrò modo di provarlo un po’ e vedere se è davvero tutto oro ciò che luccica.