Un impianto a elementi discreti al costo di un entry level. Possibile?

Che ci crediate o no sto ascoltando esattamente quanto recita il titolo di questo articolo: un impianto stereo, completo, ad elementi discreti, nuovi ed usati, che ho pagato meno di € 800,00 tutto incluso.
Avrei potuto spendere anche un paio di centinaia di Euro in meno scendendo a maggiori compromessi, ne sono consapevole, ma il risultato finale non sarebbe stato analogo.

L’impianto di cui sto parlando è il mio secondo impianto e, sul medio/lungo periodo, sarà anche quello che sfrutterò maggiormante per via della sua posizione in abitazione e della sua conseguente maggior/miglior fruibilità.

Di cosa stiamo parlando? Di un sistema in grado di far ascoltare Musica con discreta soddisfazione, a volumi “vivibili” – ma anche sostenuti, senza suonare sterile o affaticante. Un impiantino dagli ingombri ridotti al minimo per non compromettere l’usabilità del mobile su cui è posizionato e, non da meno, integrarsi al meglio con l’ambiente senza essere un elemento di spicco dello stesso.

Le elettroniche, manco a dirlo, sono tutte Schiit (dovreste ascoltare i prodotti nati dalla mente di Stoddard prima di criticarli a testa bassa perché “costano troppo poco”/”costano decisamente troppo per quello che fanno”), i diffusori sono Dali, il giradischi è Rega e, infine, lo streamer è Sonos.

Ci sono margini di miglioramento? Assolutamente sì.
Sarebbe possibile aumentare il livello qualitativo della riproduzione senza stavolgere la natura del tutto? Assolutamente si.
C’è bisogno di intervenire in questo senso? Assolutamente no. Almeno non per il momento.

Per ora mi godo Norah Jones e sto.

La corsa, e la rincorsa, ai watt a tutti i costi

Se c’è una cosa che mi ha insegnato il 2024 è che, per come ascolto io, non ha senso correre dietro al vagone dei watt a tutti i costi.
Ascolto abitualmente con un finale da 30 W per canale e difficilmente devio verso Vidar 2 alla ricerca di maggiore spinta… Si, Aegir 2 e Vidar 2 convivono a valle di Kara.

Non solo: ho trovato piacere e soddisfazione anche con Gjallarhorn, quando l’ho montato in impianto. E il “piccolo” eroga 10 W! Buoni eh, per l’amor del cielo. Lo stadio finale Continuity S si fà sentire tutto in termini di ricchezza e piacevolezza di riproduzione; ma sono pur sempre 10 “miseri” watt.

Proprio memore di questa esperienza, avendo avuto la possibilità di ripristinare il secondo impianto in sala da pranzo, ho deciso di andarci giù pesante con la riduzione di potenza: Rekkr con due soli watt! Considerando che quello installato in studio fa un ottimo lavoro e che Schiit lo ha messo in closeout prima della fine dell’anno ho deciso di fare la pazzia. “Mal che vada”, ho pensato, “li configuro in mono in studio e qui metto lo ZA3”.
Però non credo sarà necessario farlo. E la motivazione è molto semplice:

Signori: vi presento lo stadio linea/amplificazione dell’impianto secondario!
E si, questa coppia ha fatto suonare le SP2/3R2 in modo più che soddisfacente…

Back to analog – Schiit Audio Skoll

Sono ormai quattro mesi che utilizzo in pianta stabile il pre-phono oggetto del titolo e lo faccio, badate bene, arrivando da un Rotel RH-Q10 Michi. L’ennesimo scontro America/Giappone…

Prima di parlare dello Skoll, e di cose da dire ce ne saranno, converrebbe accennare qualcosa sul sistema precedente il suo arrivo e, soprattutto, del perché ho optato per Skoll e non per altro.

Il giradischi è un Denon DP-A100, oggetto tanto bello quanto criticato dai più; un trazione diretta, in piena tradizione nipponica, di massa decisamente importante, completamente regolabile a livello di geometrie della testina che serba, però, un asso nella manica: il morsetto di massa è isolato dai connettori RCA di uscita rendendolo, di fatto, nativamente “bilanciato”; ma sarebbe meglio dire “lasciando la testina flottante”. Ad ogni modo qui trovate la pagina dedicata al giradischi con tutti i perché e i percome sia finito in pianta stabile nell’impianto.

Lo stadio phono è arrivato più per caso che per necessità; ho sempre, quasi in realtà perché all’inizio usavo quello integrato nel PMA-2000AE, utilizzato un preamplicatore autocostruito basato su RIAA splittata su due stati attivi di filtraggio, basati su LME49710, e amplificazione con buffer di uscita, basato su LME49720HA, polarizzato in classe A.
Ad un certo punto, però, il mio AccioPhono è diventato il collo di bottiglia del front-end analogico e ho iniziato a guardarmi attorno alla ricerca di qualcosa che potesse valer la pena acquistare per dormire sonni tranquilli da lì all’eternita; un pre-phono definitivo insomma.
Ho guardato immediatamente all’usato nella speranza di trovare un FET Ten, ma guardavo anche a EAR Yoshino, e invece mi sono imbattuto in questo RH-Q10…e niente: non me lo sono fatto scappare.
Dispositivo completamente a discreti, concepito e sviluppato per essere abbinato, di fatto, unicamente a testine MC ad bassa/bassima uscita con la possibilità di attenuarne il guadagno totale per adattarlo anche a MC ad alta uscita ed MM con uscita non superiore a 2,5 mV/1kHz senza attivare la regolazione di volume sulla seconda uscita. Attivando l’uscita di volume diventa un preamplificatore a tutti gli effetti con gain massimo complessivo pari a, circa, 80 dB. Il tutto garantendo una silenziosità e una reiezione del rumore di livello assoluto. In sostanza: è un vero pre-phono definitivo per impianti definitivi; preso dall’entusiasmo l’ho portato a casa e col tempo mi ci sono abituato ma…

Ebbene si: Skoll è arrivato in seguito ad un “MA” che, credo, affligge tutti quanti i cultori del vinile… Salire di livello con i vari anelli della catena comporta un passaggio fondamentale: la testina diverrà, prima o poi, anello debole. E “giocare” con le testine non è un gioco alla mia portata non solo dal punto di vista economico… Ho pensato che avrei potuto usare due testine, sfruttando l’headshell intercambiabile del DP-A100, ma avrei dovuto fare in modo di avere due testine con caratteristiche di uscita simili per non dover tutte le volte aprire il Rotel per modificarne i parametri.
Avrei preferito una MM, con tutte le comodità dello stilo sostituibile in caso di usura, per ascolti “normali” e una MC per ascolti più mirati ma significava scollegare, aprire, spostare ponticelli, chiudere, ricollegare… Troppo sbattimento.

In fin dei conti avrei voluto un pre-phono, naturalmente di indubbia qualità, che mi permettesse di modificare le impostazioni di gain/impedenza senza doverlo spostare dal rack dello stereo, preferibilmente a componenti discreti e, se possibile, bilanciato (in ingresso) così da gestire al meglio le basse/bassissime tensioni in arrivo dalle testine.
Alla fine ero arrivato a scremare la lista a due dispositivi: Musical Fidelity MX-Vinyl e Pro-Ject Phono Box RS.

Poi, dal nulla, Stoddard ha scritto questo capitolo su Head-Fi: 2023, Chapter 11: Fish in a Barrel, and All That.

E il tarlo ha iniziato ad insinuarsi nella mia testa sempre più a fondo…