Schiit Magni+ e Modi+ – Un primo assaggio

Ieri è stata una giornata un po’ movimentata e non ho avuto modo di ascoltare la combo. Sono, però, riuscito a collegarli al Mac e verificarne il corretto funzionamento: FUNZIONANO.

A livello di suono, però, è davvero troppo presto per potermi esprimere; posso dire, senza timore di smentita, che suonano in modo decisamente differente rispetto al Musical Fidelity V90-HPA.
Non so dire se tale differenza dipende dal DAC o dall’amplificatore, questa cosa la scoprirò in fase di recensione/confronto.

Posso dire, con certezza, che il Modi+ viene riconosciuto dal Mac immediatamente e che non è necessario ricorrere ad un alimentatore esterno nell’utilizzo con un computer. Lo è, però, nell’utilizzo con dispositivi aventi connessione USB “passiva”; ovvero telefoni e tablet.
Nota a margine: Modi+ NON ha un interruttore. Se lo collegate ad un’alimentatore esterno dovrete necessariamene scollegarlo dallo stesso per spegnerlo.

Posso dire, con altrettanta certezza, che Magni+ scalda. Scalda molto più di quanto mi aspettassi potesse fare un amplificatore per cuffie… Non diventa rovente al tocco, niente di eccessivo, ma la scocca raggiunge tranquillamente i 35÷40 °C.
Questo mi ha fatto capire il perché delle varie lamentele presenti in rete sul posizionamento dell’interruttore sul retro del dispositivo.

Indipendentemente da quanto scritto nei due paragrafi precedenti, Schiit consiglia di tenere i suoi prodotti sempre alimentati, salvo per prolungati periodi di inutilizzo, ed è quello che sto facendo in questi primi giorni.
Nel tempo verificherò se accenderli/spegnerli prima/dopo ogni utilizzo comporta qualche modifica di comportamento/suono.

Some Schiit has been delivered!

Signori:
Sono qui!

Credo potrei essere il primo a recensire i due piccoli di casa Schiit in Italia (o almeno senza tradurre da altre fonti…).

Non vedo l’ora di poter aprire le confezioni e toccare con mano i due “giocattolini”.

Devo, comunque, fare un plauso a ProAudio Italia per la celerità del servizio (ricordo che i due prodotti sono stati da me acquistati a prezzo di listino).

I Rotel sono di nuovo al loro posto

Ho terminato il trattamento acustico, e sostituito i Wireworld Solstice 7 che collegavano la dorsale alle Spendor con del Cordial CLS-440 (ho triplicato la sezione dei conduttori e ridotto di un’ordine di grandezza l’impedenza degli ultimi 170 cm di cablaggio – Sembra poco ma la differenza sulla distanza totale è davvero tanta dato che l’ultimo tratto era il più “pesante”).

Una volta finito ho notato una cosa, che avevo già ipotizzato si sarebbe verificata ma non pensavo sarebbe successo in maniera tanto “visibile”, la manopola del volume del Fosi V3 era oltre le ore 12 quando, prima del trattamento e durante la recensione, difficilmente riuscivo a superare le ore 11.
Alzando troppo il volume il suono risultava fastidioso, quasi strillato, e ho sempre dato la colpa all’amplificazione… Era, invece, colpa della saturazione dell’ambiente.

Sapevo che gli ambienti hanno un loro punto di saturazione per cui, oltre una certa pressione sonora, risulta davvero faticoso starci per una sollecitazione eccessiva delle nostre povere orecchie. Non pensavo, però, che potesse succedere così “presto” in un ambiente comunque arredato e di metratura importante.

Fatto sta che, vista la sitauzione, ho rimesso in funzione i Rotel per verificare se, effettivamente, il Fosi V3 fosse in grado di reggere il confronto anche con la nuova configurazione della stanza.
La farò breve: NO.

I Rotel hanno dalla loro un pelo di separazione in meno, la cosa la confermo, ma la scena è decisamente su un altro livello (sia in larghezza che in profondità) così come la spinta in basso e il mantenimento del dettaglio in alto anche ad “alti volumi”; soprattutto, però, è l’armonia in gamma media che sta beneficiando del trattamento acustico e qui i Rotel vincono a mani basse.
A bassi/bassissimi volumi, però, continuo a preferire il V3.
Sembra abbia una sorta di Loudness integrato che lo porta a suonare più pieno già a bassi volumi.

In sostanza, signori, ho imparato una cosa sulla mia pelle:
È proprio vero che il primo, vero, investimento da fare riguarda il trattamento acustico dell’ambiente. Permette di sfruttare appieno, e fino in fondo, le componenti che già si hanno portando a risultati anche inaspettati.