Tutto bello ma… La recensione dei V3 Mono?!

Vi sento che vi lamentate del fatto che non ho ancora pubblicato la recensione dei V3 Mono ma…
Mi è uscito di mente di farlo.

Nel frattempo, però, i tre di cui dispongo sono finiti ad amplificare canali surround e centrale dell’HT; a gestire i frontali, invece, c’è il Vidar 2 che è stato sostituito nel frattemo…

Tutto questo “giocare” con potenze e topologie mi ha fatto capire che, forse, non ho poi bisogno di tantissimi watt nel mio ambiente e per i miei volumi di ascolto abituali per cui… Ho fatto la mattata.
Probabilmente, senza timore di smentita, il miglior upgrade fatto fino ad ora.

Senza se; senza ma.

Non anticipo nulla ma penso che ormai avrete capito di cosa si tratta e, fidatevi, una volta toccato con mano e sentito di cosa è capace questo piccolo doppio concentrato di tecnologia è davvero difficile tornare indietro.

Una cosa è certa.
Due in realtà:
– Il finale tre canali RB-993, 200 W ad alta polarizzazione (i primi 10 W circa sono in classe A) è in vendita su Subito.it perché ridimensionerò, di conseguenza, anche i finali dell’impianto HT
– Il pre-phono RH-Q10, completamente a discreti con RIAA a due stadi ibridi attivo/passivo, è anch’esso in vendita su Subito.it perché Skoll, classe A nativamente bilanciato con RIAA completamente passiva, è per me più che sufficiente. L’americano è più un side-grade che un passo avanti (in termini di qualità di riproduzione) ma nel mio front-end analogico il giapponese è davvero sprecato. Devo ammetterlo…

E delle amplificazioni attualmente in mio possesso che ne faro?!
Semplice: Fosi Audio ZA3 (classe D – TPA3255 ad implementazione stereo single-ended), una coppia di Fosi V3 Mono (classe D – TPA3255 ad implementazione mono bilanciata nativamente) e Vidar 2 (classe AB stereo single ended con possibilità di connessione a differenziale per utilizzo in mono) resteranno con me.
Il primo come riferimento per gli amplificatori integrati “basici”; i secondi ed il terzo come riferimenti per amplificazioni in classe D e in classe AB dato che il nuovo entrato non rientra in queste categorie…
Mi serviranno? Non lo so. Probabile è, però, che averli qui a disposizione mi potrà anche tornare utile in ottica di rotazione dei finali e/o per eventuali prove di diffusori.

Il tempo è poco, devo ammetterlo, ma l’impostazione del sistema ha raggiunto una maturità tale che fare swap di finali/componenti è abbastanza semplice e agevole.

Altra novità: finalmente ho delle cuffie dinamiche chiuse “di livello”!!!

Fosi Audio ZA3 – La recensione

Dopo due settimane di convivenza con il Fosi Audio ZA3 direi che posso tranquillamente tirare le somme e pubblicare questa recensione.

Premetto che non ho fatto ascolti mirati utilizzando l’uscita “SUB” ma che ho comunque provato a collegarci il mio REL Acoustics T5 giusto per farmi un’idea del suo funzionamento e, a differenza di molti recensori/utenti online, ho apprezzato il fatto che sia pilotata da un circuito già filtrato al di sopra dei 300 Hz e ne spiegherò il perché a momento debito.

In fondo all’articolo è presente l’elenco degli accessori/dispositivi utilizzati per la recensione e acquistabili su Amazon.it.

Estetica:

Come tutti i prodotti Fosi che ho avuto il piacere di avere tra le mani anche lo ZA3 si presenta curato nei minimi particolari e privo di difetti di lavorazione e/o sbavature estetiche.
Selettori a leva, potenziometro, così come i connettori di ingresso e uscita, non presentano giochi particolarmente accentuati e danno l’idea di maneggiare un prodotto di costo davvero superiore al listino richiesto. Saranno le dimensioni meno contenute ma lo ZA3 sembra più solido sia del fratellino V3 sia dei “cugini” V3 Mono.
Per fare un paragone: il Rotel RC-1570 che avevo in precedenza sembrava meno “premium” di questo piccolo integrato cinese a livello di feeling quando si agiva sull’encoder del volume e/o si innestavano connettori RCA particolarmente aggrappanti…

Frontale:

Il frontale del Fosi ZA3 è estremamente pulito ed elegante, nonché perfettamente simmetrico nelle forme e nell’aspetto.
Al centro trova posto la manopola di regolazione del volume, che funge anche da comando di accensione/spegnimento tramite pressione prulungata, a destra troviamo il selettore per funzionamento stereo/mono e, infine, a sinistre il selettore di ingresso RCA/XLR.
Tutto comodamente a portata di mano e, soprattutto, tutto appagante nell’utilizzo.

Laterale:

La vista laterale è, probabilmente, la meno noiosa offerta dallo ZA3.
Anch’essa pulita e lineare presenta dei fori di aerazine per la dissipazione passiva del calore generato dall’integrato, inteso come IC, che si occupa dell’erogazione di potenza: il “solito” TPA3255 di Texas Instruments.
Viste le temperature raggiunte in uso direi che questi fori sono più funzionali che estetici perché la parte superiore dello chassis non è mai stata calda al tocco ma, al più, tiepida. Questo anche dopo sessioni di ascolto prolungate e senza averlo mai spento per il periodo in cui è stato collegato all’impianto.

Posteriore:

Qui le differenze con il resto degli integrati Fosi si fanno davvero evidenti perché il pannello posteriore è davvero affollato di connettori di ingresso/uscita. Affollato ma, a onor del vero, comunque ordinato e facilmente gestibile.

Nell’ordine troviamo:
– Connettori di ingresso differenziali “bivalenti” XLR/TRS di buona fattura ma, pignolo io, privi di sistema di aggancio/sgancio di sicurezza. Nulla che ne infici il corretto funzionamento – anche Kara ne è sprovvisto.
– Connettori di ingresso RCA dorati e di buona fattura
– Connettore RCA dedicato all’uscita linea per un eventuale subwoofer attivo
– Morsetti di uscita per i diffusori – i “soliti” di Fosi Audio. L’unico vero aspetto migliorabile per i dispositivi “premium” del marchio
– Connettore di ingresso per accensione/spegnimento automatizzato che lavora secondo gli standard A/V
– Connettore di alimentazione del tutto identico a quello del “fratellino” V3.

Ergonomia:

Se per il V3, così come per il V1.0G, aveva poco senso parlare di ergonomia – e infatti non l’ho fatto, qui reputo indispensabile farlo in virtù, soprattutto, di tre aspetti:
– Il dispositivo ha due ingressi differenti: XLR/RCA
– Il dispositivo ha due modalità di funzionamento: MONO/STEREO
– Il dispositivo ha un ingresso trigger per gestirne l’accensione “da remoto”

Prima di addentrarmi nella disamina di quanto sopra, però, credo sia utile far presente che collegare qualcosa a TUTTI gli ingressi/uscite dello ZA3 potrebbe risultare una cosa più difficile del previsto qualora lo si faccia in tempistiche differenti…idem scollegare il sub una volta collegato tutto il resto.

Collegare/scollegare il sub senza rimuovere uno dei connettori RCA di ingresso linea o i cavi dell’altoparlante destro (nel caso in cui si utilizzino banane) è quasi impossibile senza spostare fisicamente l’integrato.
Ma anche agire sul connettore di alimentazione con il cavo di Trigger al suo posto non è cosa semplicissima…

Nell’uso, però, l’ergonomia è davvero ottima e ci si abitua facilmente all’utilizzo dell’integrato. Molti hanno lamentato l’assenza di telecomando ma, francamente, non reputo la cosa una mancanza o un deficit tale da comprometterne completamente l’usabilità. Averlo, lo ammetto, sarebbe stato molto comodo nelle fasi di ascolto “in solitaria”.
L’aggiunta del telecomando avrebbe implicato l’inserimento di un potenziometro motorizzato e la necessità di implementare ALMENO un paio di relé per la gestione del cambio di ingresso nonché di tutta l’elettronica di controllo necessaria (sarebbe stato necessario cambiare anche il fattore di forma?) facendo lievitare, temo non poco, il prezzo d’acquisto dello ZA3; il riecevitore IR, inoltre, avrebbe rotto la simmetria del frontale… Alla fine della fiera non me la sento di criticare questa scelta fatta dal produttore.

Prima accensione – E primo ascolto:

Qui non c’è stata, come per Gjallarhorn e Rekkr, indecisione su dove collegare prima lo ZA3; è finito per direttissima nell’impianto di riferimento a valle di Yggdrasil collegato sia in bilanciato che in single ended. Avevo intenzione di fare lo stesso usando Skoll per ascoltare qualche LP ma, alla fine, non l’ho fatto; più per mancanza di reale necessità che altro.
Yggy, abbinato al Mac Mini, al lettore SACD e al Sonos Connect mi permette di attingere ad una libereria musicale pressoché illimitata sia in termini di quantità che in termini di qualità. Il poter pilotare la sorgente dal tablet è, inoltre, immensamente più comodo e pratico…

Tornando al Fosi Audio ZA3: come suona? I primi ascolti, per prendere le misure e imparare a conoscelo, sono stati fatti unicamente con ingresso RCA.

Sarò schietto, forse troppo, ma mi ha ricordato SUBITO il suo fratellino V3 in tutto e per tutto. La scena, forse (e all’inizio), sembrava un po’ più larga e profonda ma per il resto non ho avuto quella sensazione di “novità” che mi aspettavo.
Ho imputato la cosa alla mancanza di warm-up/rodaggio delle componenti elettroniche per cui ho lasciato tutto collegato per qualche ora, una notte e una mattina per la precisione, e sono tornato a sedermi in poltrona di fronte all’impianto… Stessa sensazione del giorno precedente.
Possibile?

Ho pensato: “Magari passando all’ingresso XLR la situazione cambia… Yggy, del resto, è nativamente bilanciato e potrei sfruttare anche questa sua caratteristica…”

Ho fatto partire Aerial Boundaries di Michael Hedges e sono passato all’ingresso XLR e…in tutta onestà? Peggio. Suono più compresso e meno dinamico che da ingresso RCA; c’è stata una perdita di dettaglio non da poco sulla riproduzione della chitarra e delle armoniche artificiali.
Con musica più commerciale, in realtà, il problema non si pone (e lo ZA3 potrebbe essere considerato un punto di arrivo esattamente al pari del V3) ma con brani/album/artisti/generi più ricercati è venuto fuori che da ingresso RCA suona meglio. E non poco a dirla tutta…almeno a mio gusto.

Non mi sono, però, accontentato del mio orecchio ed ho cercato riscontri in rete da parte di altre recensioni/esperienze e, sebbene nessuno ha “snobbato” l’ingresso XLR come il sottoscritto, ho trovato che su un noto sito/forum di recensioni oggettive e corredate da misure, fatte con analizzatori audio di riferimento, l’ingresso XLR e l’ingresso RCA offrono esattamente le stesse caratteristiche di THD+N (espresso come SINAD – ovvero l’equivalente, in dB, del valore altrimenti espresso in %).
Alla luce di ciò ho dato un’occhiata alle foto del PCB per cercare di capire come si sviluppa il percorso di segnale, cosa che ammetto non avevo ancora fatto, e ho notato che l’ingresso XLR è “gestito” con un OpAmp duale utilizzato in modalità differenziale che poi finisce nello stadio di buffer, single ended che è, ovviamente, condiviso con gli ingressi RCA e ricalca in toto l’implementazione vista nel V3…che, guardacaso, offre prestazioni (in termini di SINAD) esattamente sovrapponibili.
Non so perché ma nella mia testa lo schema era esattamente invertito: ingresso XLR che, di fatto, pilota il TPA3255 con un doppio ingresso differenziale e ingresso RCA che viene “bilanciato” all’interno del dispositivo per essere, quindi, gestito come se fosse un differenziale puro…

Fatto sta che, al netto di tutte le elucubrazioni possibili e immaginabili, da quel momento in poi ho utilizzato esclusivamente l’ingresso RCA per gli ascolti a venire ed ho, in questo modo preso due piccioni con una fava.

la fava:

Usando l’ingresso RCA ho avuto la possibilità, grazie anche (e soprattutto) al Fosi Audio LC30, di mettere a confronto con switch istantaneo due sistemi con Yggy come unica sorgente; il DAC offre due coppie di uscite RCA.
Il fatto che, inoltre, la nostra memoria uditiva sia veramente labile (questione di secondi per le sfumature) implica che l’unica modalità sensata di eseguire confronti tra sistemi sia quella “al volo” che ora, finalmente, sono in grado di implementare per questa tipologia di recensioni.

I due piccioni:

Un CD di test con segnale a 1 kHz, un multimetro RMS a 3,5 cifre, un fonometro e il level-matching tra i due sistemi collegati in simultanea si è rivelato un gioco da ragazzi.
NB: livellare PERFETTAMENTE i due sistemi ha un senso OGGETTIVO per via del “funzionamento” del nostro apparato uditivo. Noi, tutti, tendiamo a preferire un sistema che suona più forte, anche di solo mezzo dB, indipendentemente dal fatto che suoni effettivamente meglio e/o offra livelli di dettaglio e risoluzione migliori.

Primo Round – Fosi Audio ZA3 Vs Schiit Kara + Vidar 2:

Sarò sincero: le differenze non sono solo sfumature; alcune sono lampanti soprattutto in base al programma musicale in riproduzione. Altre in realtà, se non fosse stato per il confronto diretto A/B, probabilmente non le avrei nemmeno (quasi) notate.

Se avessi avuto ancora l’accoppiata Rotel temo che, come accaduto per il V3, non avrei avuto nulla da recriminare al piccolino. L’alimentatore di serie è quello a 48 V per cui anche dal punto di vista della dinamica non avrei avuto, davvero, nulla da criticare ma solo elogi…
Peccato che i giapponesi non sono più con me.

La cosa più lampante che si avverte col Fosi Audio è che la scena suona più piccola in tutte le dimensioni. Il fuoco è comunque ottimo ma gli strumenti sono più vicini tra loro.
Un’altra cosa facilmente percepibile è la minor presenza di armoniche nella riproduzione di strumenti acustici: le dita che scorrono sulle corde di una chitarra acustica/elettrica, ad esempio, suonano con minor verve che con gli americani, con meno presenza e impatto.
Le sfumature, invece, sono legate ad un minor controllo in gamma bassa (Vidar 2 suona più frenato), una gamma media leggermente più avanzata e meno swing dinamico/impatto con musica classica/colonne sonore.

Insomma: niente di stravolgente e, soprattutto, cose che non si avvertono (quasi) ascoltando musica commerciale/pop/rock con produzioni particolarmente compresse.
Sono, però, presenti e credo sia opportuno renderlo noto.

Dischi/brani che hanno evidanziato maggiomente le differenze, e che ho utilizzato per il resto dei confronti:
– Aerial Boundaries di Michael Hedges
-Chris Jones: Roadhouses & Automobiles
– Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl OST
– Adele: Live at the Royal Albert Hall
– Davide Van De Sfroos: Quanti Nocc

Primo Round – Fosi Audio ZA3 Vs. Schiit Kara + Gjallarhorn:

Qui, lo ammetto, mi aspettavo di mettere in difficoltà il piccolo Schiit e invece… L’americano è stato STU-PE-FA-CEN-TE.

Certo: le riserve dinamiche, soprattutto a volumi medio/alti, erano invertite rispetto al confronto con Vidar 2 ma per il resto, in tutta onestà, non c’è stato paragone. Solo l’estensione della scena era a vantaggio del Fosi Audio ma per il resto Gjallarhorn si è dimostrato anche migliore di Vidar 2 (cosa che un po’ mi aspettavo).
Certo, alzando il volume, lo ZA3 non si scompone e resta coerente mentre il piccolo Schiit tende ad andare in confusione, e chiudersi a riccio, ma bisogna alzare il volume per arrivare a questo punto.

Il fatto è, però, che la resa in termini di “immagine sonora” resta uno degli aspetti più appaganti dell’ascolto di un impianto Hi-Fi (almeno per me) per cui, alla fine della fiera, ho preferito il Fosi Audio allo Schiit*.

Nota a margine: alzare il volume significa sfiorare gli 85 dBA al punto di ascolto (circa 3 metri dai diffusori)

Ultimo Round – Fosi Audio ZA3 Vs. Fosi Audio V3:

Nessuna differenza percepita. Zero.

I due dispositivi suonano, di fatto, IDENTICI tra loro…
Alla luce di ciò ho voluto fare una verifica dell’ingresso XLR dato che, comunque, per poter agire sul selettore a leva dello ZA3 dovevo per forza di cose alzarmi e andare fisicamente a cambiare l’ingresso (ricordo che la nostra memoria uditiva è pessima già sul brevissimo periodo); lo switch immediato col Fosi Audio LC30 ha confermato le mie sensazioni iniziali: l’ingresso XLR suona leggermente più compresso e confuso dell’ingresso RCA.

Entrambi, però, si sono dimostrati praticamente imbattibili nella loro fascia di prezzo e oltre… Dovrei pensare di munirmi di un integrato entry level “di marca” per poter fare confronti più sensati dal punto di vista economico.
Ma temo potrebbe non esserci storia. E, aggiungo, i Fosi credo sarebbero migliori…

Funzionalità aggiuntive:

Il Fosi Audio ZA3 ha tre caratteristiche particolari che lo differenziano sensibilmente dagli altri prodotti nella stessa categoria/fascia di prezzo:

  1. È dotato di uscita SUB da connettore RCA
  2. Può essere utilizzato come amplificatore monofonico – mantendendo la regolazione di volume attiva
  3. È dotato di ingresso Trigger per accensione/spegnimento comandato da remoto

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta – Premetto che non ho praticamente sfruttato nessuna di queste caratteristiche

UScita SUB

Questa è, probabilmente, l’unico elemento che è stato criticato per la “colpa” di essere filtrato a 300 Hz. Ora: per me il fatto che si tratti di un’uscita già filtrata non è uno svantaggio; anzi!
È vero che il 90% dei sub attivi dotati di ingresso linea sono anche provvisti di filtro passa basso regolabile per l’integrazione con il resto dell’impianto (incrocio tra frequenza di emissione del sub e minimo di emissione dei diffusori).
È anche vero, però, che nel caso in cui si utilizzi un sub passivo non si dovrà andare a filtrare tutta la banda audio al di sopra dei 300 Hz stessi con buona pace della dissipazione di potenza del crossover e con un notevole aumento dell’efficienza complessiva del sistema (e della sua resa dinamica).

Insomma: potevano mettere un’uscita sub non filtrata? Si, ma non sarebbe stata un’uscita “Sub” ma una semplice uscita “Mono”.

Modalità Mono e ingresso Trigger

Queste due cose vanno, secondo me, valutate per forza di cose insieme; a meno che uno non voglia acquistare, ed utilizzare, un secondo ZA3 da utilizzare in mono per pilotare un Sub passivo avendo anche modo di regolarne il volume di uscita in modo indipendente…e accenderlo e spegnerlo alla bisogna.

Converrebbe, però, partire dallo spiegare proprio questa modalità “MONO” perché si tratta di un’implementazione ibrida del collegamento a ponte di un finale stereo tradizionale fatto, utilizzando un sommatore differenziale, e un collegamento in parallelo dei due canali DX e SX.
Nella realtà dei fatti uno dei due canali, il sinistro, viene scollegato dal TPA3255 che, dovendo gestire un solo canale di potenza, può convogliare tutta l’alimentazione sul canale destro andando a, quasi, raddoppiare la corrente erogabile e, di conseguenza, la potenza massima.
Tutto questo ha un grosso “però”: si perdono quasi 15 dB di SINAD. Non pochi in senso assoluto.

L’ingresso Trigger non credo necessiti di spiegazioni… Per chi non lo sapesse, però, serve a gestire accensione e spegnimento dell’amplificatore in base allo stato, acceso/spento, di un altro componente dell’impianto dotato di Trigger “OUT”.
Poco sensato, a mio modo di vedere, per un integrato; molto sensato, invece, per un finale. Da qui la mia convinzione che ingresso Trigger e modalità monofonica siano state integrate per un utilizzo congiunto: all’accensione del preamplificatore, dotato di uscita Trigger, i due finali ZA3 si accendono all’unisono senza dover intervenire su tre dispositivi. Ovvio che la stessa cosa avverrebbe anche in caso di singolo ZA3 utilizzato in stereo.
Manco a farlo apposta è l’accoppiata con cui è stato presentato il nuovo DAC/preamp del marchio: lo ZD3.

Concludendo:

Siete alla ricerca di un integrato con due ingressi, di cui uno differenziale con connettore XLR/TRS, che non occupi troppo spazio e che suoni davvero bene in relazione al prezzo d’acquisto?
Comprate il Fosi Audio ZA3 e sarete contenti per parecchio tempo a venire*.
Siete alla ricerca di un integrato con singolo ingresso RCA che non occupi troppo spazio e che suoni davvero, ma Davvero, bene in relazione al prezzo d’acquisto?
Comprate il Fosi Audio V3 e sarete contenti per parecchio tempo a venire*.

Scherzi a parte: andate a leggervi le conclusioni della recensione del “fratellino” Fosi Audio V3 perché potrei fare un semplice copia/incolla.

*Al netto della sempre in agguato smania dell’upgrade.

Dispositivi utilizzati per la recensione – Acquistabili su Amazon.it:

Fosi Audio ZA3
Fosi Audio V3
Fosi Audio LC30
Alimentatore Fosi Audio 48 V 5 A – Standard
Cavi audio di segnale RCA Gotham GAC4/1 – World Best Cables
Cavi audio di segnale XLR Mogami 2534 – Enoaudio
Cavi audio di potenza Cordial CLS 440

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Grazie.

Finalmente: Fosi Audio ZA3

Un altro prodotto a marchio Fosi Audio è finalmente stato inserito nella catena di riproduzione principale e sta per essere recensito e messo a confronto all’accoppiata Schiit Kara+Vidar2 e, soprattutto, al fratellino V3.

Sto ascoltandolo da una ventina di minuti e, francamente, non so che pesci pigliare… Ho letto molte recensioni dello ZA3 dalla sua presentazione e quasi tutte lamentavano una qualità di riproduzione inferiore al V3; si lamentavano soprattutto una mancanza di pulizia e perdita di dettaglio rispetto al “fratellino”.
A me sembra suonare decisamente meglio proprio sotto quegli aspetti. Più simile a Kara+Vidar di quanto ricordo facesse il V3…ma è anche vero che quest’ultimo non lo ascolto da moltissimo tempo.

Per ora sto usando le uscite single ended di Yggdrasil come sorgente per entrambi i sistemi e il Fosi Audio LC30 per i cambi al volo (con volumi livellati ad orecchio).

L’arsenale a mia disposizione per l’allestimento di comparative finali che siano il più oggettive possibili è, però, migliorato con l’inserimento di un fonometro (un TES 1350A – non un mostro in termini di prestazioni ma in grado di permettermi un livellamento a 1 kHz con un incertezza di qualche decimo di dB). Quando arriverà il momento le cose saranno gestite in modo quasi professionale.

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