Schiit Kraken: eroga davvero pochi Watt per un uso HT?

Dopo aver messo alla frusta Gjallarhorn e i suoi “soli” 10 W nell’impianto principale ho capito che, forse, le scelte fatte per Kraken non siano così insensate come potrebbe sembrare.
Il piccolino è ora installato in studio nell’impianto desktop e a breve ne pubblicherò la recensione.

Siamo abitutati a vedere potenze che sfiorano, e sfondano spesso e volentieri, valori di 100 W RMS su 8 ohm e, di conseguenza, siamo portati a pensare che tutta quella potenza sia necessaria per poter far suonare l’impianto. Non per farlo suonare “bene” ma proprio per permettere ai diffusori di generare una pressione acustica tale da rendere l’ascolto appagante…

Orbene: ascoltando Gjallarhorn, abbinato al resto del mio impianto e installato al posto di Vidar, ho capito che effettivamente 10 W sono davvero più che sufficienti per ascoltare a volumi, anche, elevati in senso assoluto. Se quei pochi Watt si dimostrano pure “fatti bene” allora diventano un non problema…

Tornando a Kraken:
il finale, in realtà, non eroga “pochi” Watt in senso assoluto perché è capace di 100 W, su singolo canale e in regime non continuo, con una distorsione più che contenuta (dichiarata 0,008%). Il “problema” è che quegli stessi 100 W vengono condivisi su tutti i canali e, quindi, se pilotati simultaneamente allo stesso livello d’uscita si scende a 20 W per ciascuno (comunque più che sufficienti soprattutto considerando i picchi di corrente che il finale è in grado di gestire).
Il fatto è: in quanti film, o tracce audio, capita che tutti e cinque i canali siano impegnati a piena potenza contemporaneamente tolti momenti “esplosivi”? Pochissimi, davvero pochissimi… Ecco che, quindi, Kraken assume un significato notevole nel mondo dell’HT perché è probabile che in condizioni di utilizzo “reale” la poca potenza sarà addirittura in esubero.

Un finale multicanale promettente dal punto di vista della qualità di riproduzione (almeno sulla carta), poco esigente in termini di spazio e ventilazione, leggero e facilmente integrabile in qualsiasi ambiente domestico.

Mi sa tanto che Kraken entrerà in scuderia…
L’ennesimo prodotto Schiit che incontra le mie necessità e che, quasi certamente, non deluderà le aspettative.

Stay tuned…

Schiit Gjallarhorn – 10 Watt (per me) posson bastare?

Il titolo dice già tutto: può, un piccolo amplificatore finale da 10 W nominali, su 8 ohm, essere considerato un dispositivo “High Fidelity”?
Non voglio scomodare l’etichetta “High End” ma…

Partiamo da un paio di dettaglio che, da soli, potrebbero mettere la pulce nell’orecchio così come successe a me:

  • Gjallarhorn, come altri finali del marchio, è dotato di alimentatore lineare con linee di alimentazione sovrapposte per sezione linea e sezione finale
  • La capacità complessiva di filtraggio, che non serve solo a ridurre il ripple di raddrizzamento della linea di alimentazione ma funge anche da riserva di energia in caso di picchi di corrente in uscita, è pari a ben 30 mF.
    Sembrerà poco ma si tratta di un valore di tutto rispetto se si considera che sezioni finali di integrati dichiarati per 50/60 Watt dispongono della stessa capacità di filtraggio complessiva (con condensatori dimensionati diversamente per via delle maggiori tensioni erogate ma il valore nominale in Farad – che è quello che davvero conta – quello è)
  • Anche Gjallarhorn, come gli altri finali del marchio, è di tipologia current-feedback e sviluppato completamente con componenti discreti
  • Ultimo, ma non ultimo, lo stadio finale è basato sulla topologia proprietaria “Continuity S” che, in sostanza, rende il comportamento dell’amplificatore più simile a quella di un dispositivo polarizzato in classe “A” piuttosto che in classe “AB”.
    Gjallarhorn è, di fatto, un ampli in classe AB quando eroga i suoi 10 W nominali ma, grazie al trucchetto implementato da Jason Stoddard, la distorsione di incrocio viene annullata (o comunque ridotta ai minimi termini)

In sostanza: può un piccolo Aegir da “soli” 10 W, e concepito per utilizzo nearfield, essere utilizzato senza alcun problema anche su impianti “normali” in ambienti domestici?

Beh…
Lo scopriremo insieme dato che ne ho uno qui tra le mie mani…

Aggiornamenti Indiana Line: Nuove serie Tesi e Diva a catalogo

Long story short: Indiana Line ha aggiornato le sue serie “di punta” e nessuno mi ha detto nulla…

Ma andiamo con ordine…

A breve, spero, dovrei riuscire a “liberare” il Fosi Audio V3 che sto usando come finale per i diffusori Atmos dell’impianto HT. Dire “sto usando” è un eufemismo perché lo avrò acceso, forse, quattro volte ma vabbé…
Una volta liberato il piccolo integrato potrò, finalmente, pensare di rimettere in piedi il secondo impianto; questa volta solamente con sorgente analogica – leggasi: giradischi.
Per farlo, però, mi servirebbero almeno altre due cose:
– un giradischi con stadio phono integrato (il V3 ha solo ingresso linea e vorrei tenere il piano della madia su cui monterò il tutto il più “pulito”possibile
– una coppia di diffusori passivi di buona qualità ma di piccole dimensioni. Ricordo che nel “vecchio” secondo impianto, ora in funzione in casa d’altri, utilizzavo delle Indiana Line Zero con buona soddisfazione.

Sul giradischi ho di che sbizzarrirmi tra Pro-Ject e Rega di basso rango guarndando anche al mercato dell’usato; sui diffusori, purtroppo, la scelta non è molta e sull’usato i prezzo sono tutt’altro che sensati (a parere mio). Di fatto tra spendere più di € 200,00 per una coppia di Dali Zensor e quasi € 800,00 per una coppia di Menuet preferirei la seconda opzione. Andremmo, però, “leggermente” fuori budget…

Memore delle buone prestazioni offerte dalle Zero e, soprattutto, del fatto che il marchio italiano presentava a catalogo anche diffusori di dimensioni analoghe ma di caratura differenti (leggasi Tesi 24x) sono andato a dare un’occhiata al sito e… SORPRESA!

Indiana Line ha aggiornato sia la linea Tesi che la linea top di gamma Diva!

Inutile girarci troppo attorno: mi sa tanto che raccoglierò il budget necessario per portarmi a casa una coppia di Tesi 2 in livrea bianca e vivere sereno…
Le Diva sono troppo grandi per gli spazi di cui dispongo (soprattutto in termini di profondità).

Nei prossimi giorni scenderò maggiormente nei dettagli della proposta.