Eccoci arrivati all’ultimo approfondimento prima della recensione vera e propria.
Oggi capiremo perché ho deciso, non solo di pancia, di acquistare Kara (e Vidar 2) per rimpiazzare la mia precedente amplificazione Rotel (RC-1570 Aurion e RB-1582).
Andiamo con ordine:
Mi sono imbattuto per la prima volta nel nuovo preamplificatore a stato solido di Schiit il 24/08/2023 in occasione del mio “refresh” mensile sullo stato del thread/blog che Jason Stoddard, co-fondatore del marchio insieme a Mike Moffat, tiene su Head-Fi.org.
Il 17 agosto Jason ha scritto il capitolo di presentazione prodotto “Solidification” in cui spiega, abbastanza nel dettaglio, tutti i passaggi che hanno portato alla nascita del nuovo preamplificatore di riferimento del marchio.
Nello stesso post sono spiegati, in maniera più che esaustiva, i punti salienti e le caratteristiche “uniche” di Kara rispetto a Freya S (e non solo).
Una su tutte: le uscite SE, che pilotano anche l’uscita cuffia, sono “sommate” dalle uscite bilanciate tramite circuiteria dedicata che ricalca, almeno in termini di dispositivi utilizzati, l’uscita di un altro prodotto Schiit: Jotunheim.
In sostanza passando dal RC-1570 a Kara sarei passato da un dispositivo SE, con architettura basata su operazionali, ad un dispositivo intrinsecamente bilanciato e completamene a discreti; avrei perso, però, un DAC, comunque inutilizzato, e un ingresso Phono, comunque inutilizzato.
Tutto sommato il gioco ipotizzato sarebbe valso la candela…e ho inoltrato l’ordine a ProAudio Italia!
Per tutto ciò che concerne informazioni e specifiche complete rimando alle due pagine di prodotto:
Rotel RC-1570
Schiit Kara
