Schiit Magni+ e Modi+ – Un primo assaggio

Ieri è stata una giornata un po’ movimentata e non ho avuto modo di ascoltare la combo. Sono, però, riuscito a collegarli al Mac e verificarne il corretto funzionamento: FUNZIONANO.

A livello di suono, però, è davvero troppo presto per potermi esprimere; posso dire, senza timore di smentita, che suonano in modo decisamente differente rispetto al Musical Fidelity V90-HPA.
Non so dire se tale differenza dipende dal DAC o dall’amplificatore, questa cosa la scoprirò in fase di recensione/confronto.

Posso dire, con certezza, che il Modi+ viene riconosciuto dal Mac immediatamente e che non è necessario ricorrere ad un alimentatore esterno nell’utilizzo con un computer. Lo è, però, nell’utilizzo con dispositivi aventi connessione USB “passiva”; ovvero telefoni e tablet.
Nota a margine: Modi+ NON ha un interruttore. Se lo collegate ad un’alimentatore esterno dovrete necessariamene scollegarlo dallo stesso per spegnerlo.

Posso dire, con altrettanta certezza, che Magni+ scalda. Scalda molto più di quanto mi aspettassi potesse fare un amplificatore per cuffie… Non diventa rovente al tocco, niente di eccessivo, ma la scocca raggiunge tranquillamente i 35÷40 °C.
Questo mi ha fatto capire il perché delle varie lamentele presenti in rete sul posizionamento dell’interruttore sul retro del dispositivo.

Indipendentemente da quanto scritto nei due paragrafi precedenti, Schiit consiglia di tenere i suoi prodotti sempre alimentati, salvo per prolungati periodi di inutilizzo, ed è quello che sto facendo in questi primi giorni.
Nel tempo verificherò se accenderli/spegnerli prima/dopo ogni utilizzo comporta qualche modifica di comportamento/suono.

QOTSA – In Times New Roman…

Diciamocelo: i Queens of The Stone Age non sono mai stati un gruppo da un disco all’anno. Sono partiti con un’uscita per biennio nel “lontano” 1998 e già con “…Like Clockwork”, uscito nel 2013, ci avevano fatti attendere 6 anni per una nuova uscita; il precedente “Era Vulgaris” era del 2007.

Ebbene: lo hanno rifatto!
“In Times New Roman…” è uscito a distanza di 6 anni dal precedente “Villains” e a 10 anni esatti dal “disco finale” della trilogia “In Times New Roman, Villains, Like Clockwork”.
O forse sarebbe meglio dire dal primo disco della trilogia?

Personalmente ritengo che, dal punto di vista sonoro, i tre dischi siano la perfetta evoluzione l’uno dell’altro indipendentemente dall’ordine con cui li si ascolta; e la cosa non è affatto scontata.

Se in “…Like Clockwork” il sound della band era influenzato dalle esperienze “soliste” di Homme (Them Crooked Vultures su tutti) in questo “In Times New Roman” si torna, prepotentemente, nelle sonorità più tipiche dei QOTSA con basi strumentali altamente ripetitive e sincopate e linee vocali che, da sole, portano a spasso l’ascoltatore.
Il buon, vecchio (?), “Robot Rock” tanto amato da Homme e soci insomma. Ma potremmo anche chiamarlo, più semplicemente, Stoner.

Cosa accomuna, però, i tre dischi per renderli una trilogia? Gli archi!
In ognuno dei tre album è presente almeno una traccia con un arrangiamento di archi e nell’ultimo uscito, paradossalmente, ci sono ben quattro tracce che ne “fanno uso” – L’effetto è un po’ quello dei cori in “Songs For The Dead”: l’armonia serve come collante per la base strumentale e va a creare un pattern melodico, ripetitivo ma mai uguale, che lega i “vuoti” dati dalla ritmica alternata degli altri strumenti e accentua/carica le parti vocali.

Cosa di può dire di un disco tanto atteso, tanto diverso quanto uguale ai precedenti?
Niente.
Ragazzi in questo disco ci sono in Queens Of The Stone Age.
Punto.

Bentornati QOTSA!

Link Amazon.it:

In Times New Roman… – Vinile Nero
In Times New Roman… – Vinile Verde
In Times New Roman… – Vinile “Silver”
In Times New Roman – CD

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Fosi Audio V1.0G – La recensione

Oggi mi appresto a scrivere la mia prima recensione di un amplificatore integrato.
Nonché la prima di un’elettronica del blog.

Partiamo, però, dal principio…

Primo contatto:

Il V1.0G è, di fatto, uno scatolino di dimensioni, e peso, paragonabili a quelle di uno switch ethernet a 5 porte. È completamente in alluminio anodizzato e trasmette una buona sensazione di solidità e cura costruttiva.
Il frontale è caratterizzato unicamente dall’interruttore, a leva metallica, e dalla manopola del volume; il V1.0G, come quasi tutti gli amplificatori del marchio cinese, ha un solo ingresso RCA per cui non serve effettivemente altro.
Sul retro troviamo il connettore di alimentazione, che accetta tensioni di lavoro nel campo 12÷24 V

L’unico appunto che mi sento di poter fare, lato hardware accessibile all’utente, riguarda i morsetti di uscita che, nonostante accettino senza problema connettori a banana da 4 mm, hanno una corsa e una spaziatura tale da rendere ostico l’utilizzo di cavi spellati di diametro superiore a 1,5 mm2 e/o cavi particolarmente rigidi. Il rischio cortocircuito da “fuga del cavo” è davvero dietro l’angolo.

Ciò che stupisce maggiormente, ma che ha senso da un punto di vista prettamente elettronico/ingegneristico, è il fatto che l’alimentatore fornito, anch’esso a marchio Fosi Audio, è decisamente più imponente e pesante dell’unità principale. La cosa è, però, motivada dal fatto che il grosso del lavoro “di potenza” viene svolto proprio dall’alimentatore stesso.

Si tratta di un’unità switching, niente alimentatori lineari a questo prezzo (e ci mancherebbe pure), da 19 V in grado di erogare, sulla carta, 4,7 A / 90 W. Dico sulla carta non perché non mi fidi di quanto dichiarato ma perché, banalmente, non sono in grado di dimostrare il contrario portandolo al suo limite operativo.
L’alimentatore è, ovviamente, in plastica ed ha un solo grande punto debole: non ha connettore di terra con cui creare riferimento di massa per l’impianto. Non si tratta, in realtà, di un problema vero e proprio (anche altri dispositivi ben più blasonati e costosi, MOLTO più costosi, sono sprovvisti di connettore di terra) ma sarebbe stato un, seppur piccolo, valore aggiunto.

Ci tengo a segnalare, infine, che l’amplificatore di per sé non scalda minimamente; almeno non durante un uso di qualche ora a volumi normali/moderati sulle Spendor SP3/2R2, che sono sì un carico benigno essendo 8 ohm nominali con un minimo (dichiarato) a 6,8 ohm, ma è anche vero che non sono dei mostri di efficienza, 88 dB/1 W/1 m, e quindi richiedono comunque un po’ di corrente per muoversi a dovere.
L’alimentatore, in compenso, tende a diventare caldo per cui dedicherei spazio a quello più che all’ampli in sé.

Primo ascolto:

Come già accennato qui ho acquistato l’amplificatore oggetto della recensione, sfruttando un’offerta su Amazon.it, per alimentare le Indiana Line Luna che andrò a montare all’esterno per sonorizzare l’area giochi e, soprattutto, la zona pranzo/BBQ che ho appena terminato di allestire.

Dovendo, però, ancora acquistare il necessario per tirare le tracce di collegamento ampli/diffusori ho deciso di “giocare” un po’ e collegare il piccolino all’impianto “dei grandi” per cui l’ho inserito tra le Spendor SP2/3R2, appunto, e il Denon DCD-A100.
Sarò sincero: mi ha inizialmente stupito in positivo; nonostante tutto lo scetticismo di cui ero carico il piccoletto suonava.
E, in relazione al prezzo d’acquisto, suona anche decentemente!

Il piccolino suona forte, e suona forte SUBITO; non serve aumentare di molto il volume per raggiungere pressioni sonore, anche, elevate.
La spiegazione a questo comportamento è semplice: il potenziometro montato è lineare e non logaritmico; di conseguenza la pressione sonora aumenta in modo, paradossalmente, non lineare come ci si aspetterebbe. Il perché di questo paradosso è spiegato, abbastanza bene, in inglese, qui.

Tornando al suono, che alla fine è ciò che conta per ascoltare Musica, la prima cosa che ho notato è stata una gamma media un po’ esuberante e ruffiana, ma non colorata, a tutto svantaggio del resto del messaggio sonoro che risultava arretrato in basso e un po’ offuscato/confusionario in alto.
Questo, però, con un ascolto di soli cinque minuti in cui, di fatto, i diffusori non erano ancora in grado di esprimersi al loro meglio*.

Il solo brano che sono riuscito ad ascoltare in questo primo contatto è stato il seguente:
– Roadhouses & Automobiles: prima traccia del CD omonimo di Chris Jones.

*Tratterò questo argomento in dettaglio nel prossimo futuro

La Prova nell’impianto dei “Grandi”:

Prima di mettermi comodamente in poltrona ho fatto sgranchire le gambe all’impianto per una buona mezz’ora, a volumi di ascolto normali, per due motivi legati ad una mia deformazione professionale:
– Ogni apparecchiatura elettrica/elettronica che prevede un’elaborazione di segnali necessita di un periodo di riscaldamento per raggiungere il proprio regime termico di esercizio e le condizioni di miglior linearità previste in fase di progetto. Non aspettatevi modifiche della risposta in frequenza o una maggior erogazione di corrente da parte dei finali quanto, piuttosto e appunto, una miglior linearità di risposta alle varie intensità di segnale.
– Più che le elettroniche, che a questo livello di “precisione” hanno poco margine di miglioramento operativo, il vero punto debole sono i trasduttori che necessitano, per forza di cose, di un po’ di riscaldamento per potersi sciogliere operare correttamente.

Passata la mezz’ora di riscaldamento, in cui io ero beatamente dall’altra parte della casa senza minimamente curarmi del suono emesso dal sistema ho cominciato a fare sul serio armato di alcuni CD, SACD e di tablet per la gestione dello streaming dal Mac Mini.
Ricordo, a questo proposito, che il DCD-A100 può essere utilizzato anche come DAC sfruttando gli ingressi ottico/coassiale che supportano segnali campionati fino a 24 bit / 192 kHz.

Per i dettagli circa i cavi utilizzati e la configurazione dell’impianto rimando alla pagina di descrizione dello stesso accessibile dal menù sulla sinistra.

I dischi utilizzati per la prova di ascolto sono i seguenti:

Un ascolto approfondito, e decisamente più mirato, ha confermato le impressioni iniziali circa una gamma media decisamente in evidenza sul resto del messaggio sonoro e che, a tratti, può risultare anche fastidiosa e, passatemi il termine, nasale.
Con brani prettamente acustici o, comunque, non particolarmente carichi, la resa è buona e, per certi versi, più che soddisfacente; quando, però, entrano in gioco chitarre, magari distorte, e tastiere la situazione si complica perché il tutto viene portato in primo piano.
L’unico altro, vero, tallone d’Achille del piccoletto è, putroppo uno soltanto: l’elevata sensibilità di ingresso conferisce da un lato un’ottima “macro” dinamica ma dall’altro ammazza, quasi completamente, la “micro” dinamica.
I passaggi dinamici vengono tutti, irrimediabilmente, compressi per cui si perdono non solo alcune sfumature esecutive ma anche la resa del cosiddetto “palcoscenico virtuale” ne risente. Tutti gli strumenti suonano ben separati ma più vicini e quasi sovrapposti in alcuni frangenti.

È la prima volta che mi trovo davanti ad un amplificatore in grado di mantenere una, a tratti ottima, resa di quello che a molti piace chiamare “nero infrastrumentale” senza rendere, però, pienamente l’idea dello spazio presente tra gli strumenti… E il mio impianto di riferimento non è certo un mostro in termini di estensione della scena.

La gamma bassa, seppur effettivamente arretrata rispetto alla gamma media, è particolarmente solida e limpida: suona “piano” ma suona decisamente bene e convincente. Anche qui si sente un po’ l’effetto di compressione dovuto all’elevata sensibilità di ingresso ma, essendo il nostro udito meno sensibile a queste frequenze, la compressione dinamica è forse un vantaggio perché, altrimenti, in virtù della “debolezza” sulla gamma media si richierebbe la perdita di informazioni.
Il problema, vero, di questa carenza in gamma bassa, almeno a mio modo di vedere, è che gli strumenti perdono corpo e diventano tutti, TUTTI, piccoli. Il pianoforte di Allevi sembrava un gran bel pianoforte, niente da dire, ma verticale; non un Grand Piano.

La gamma medio-alta è quella che ha destato più critiche perché molto buona ma altamente sensibile al resto delle gamme in riproduzione…
Qui spiegarmi potrebbe essere difficile ma ci provo: un esempiosu tutti è “Portami Via” di Allevi; nel brano ci sono passaggi che spaziano dalla 4^ alla 6^ ottava e qui il piccolo andava letteralmente in risonanza introducendo una distorsione di intermodulazione davvero avvertibile e, manco a dirlo, fastidiosa. Lo stesso comportamento, più in piccolo, era avvertibile anche in alcuni passaggi dell’album di Jones in cui gli armonici della chitarra capitava prendessero il sopravvento sul resto; o anche in “X Colpa di Chi” in cui il pianoforte del ritornello arrivava a sovrastare la voce di Zucchero…

La gamma alta, in compenso, è coerente e, nonostante sia comunque arretrata sulla gamma media, bilanciata e apprezzabile.

Attenzione però: NON si tratta di difetti tali da rendere impossibile ascoltare Musica con il piccoletto e si tratta, anzi, di “difetti” minimi che vengono fuori dopo ore di ascolto mirato e comparandolo con una combo pre+finale che ho pagato, usati e modifica Aurion sul RC-1570 inclusa, oltre 40 volte l’oggetto della recensione.

E in un impianto più semplice?

Domenica pomeriggio, complice un’oretta libera, ho installato il Fosi Audio in quella che sarà la sua collocazione definitiva e l’ho abbinato, provvisoriamente, a due Philips 22-RH422 e alla Airport Express per sonorizzare il garage.

Ebbene con una spesa davvero irrisoria ho messo in piedi un impianto minuscolo con cui ascoltare Musica in garage senza dover scendere troppo a compromessi con un’ottima resa delle voci e degli strumenti acustici.

Suona a livello dell’impianto di riferimento? Assolutamente no.
Suona a livello del secondo impianto che avevo in cucina? Decisamente si. Meno esuberante ma altrettanto godibile e, oltretutto, decisamente più forte.

Concludendo:

Il Fosi Audio V1.0G è un piccolo amplificatore con un solo ingresso RCA e una manopola del volume. Non è un amplificatore di riferimento ma, signori, avendolo pagato € 40,00 non ci penserei due volte prima di acquistarlo di nuovo!

È migliorabile? Sicuremente si ma la cosa comporterebbe un aumento di costi e, quasi sicuramente, di dimensioni andando a snaturare il prodotto in sé.

Resta il fatto che, alla luce di quello che sarà il mio utilizzo, è praticamente perfetto. L’unica cosa di cui sento la mancanza è la possibilità, dopo averlo installato in garage, di poter gestire due coppie distinte di diffusori.
Ma questa e tutta un’altra storia.

Pro – In relazione al prezzo di acquisto:

  • Resa sulle voci maschili e femminili
  • Macro dinamica
  • Velocità nei transienti
  • Intelleggibilità del messaggio sonoro/separazione strumentale

Contro – In relazione al prezzo di acquisto:

  • Microdinamica compressa
  • Scena sonora poco sviluppata sia in profondità che in larghezza
  • Gamma bassa arretrata
  • Gamma media a tratti irruenta nei passaggi più dinamici

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