Stjarna: una scintilla di follia

Ammettiamolo: nell’ultimo decennio è tornata in voga la corsa alle prestazioni assolute un po’ come a cavallo degli anni ’70/’80 con la nascita delle regolamentazioni IEC sulle componenti Hi-Fi*.

Da un lato le compagnie cosiddette “Chi-Fi” che, complice l’utilizzo di piattaforme/SoC sempre più evolute, offre prodotti dall’ottimo rapporto prezzo/prestazioni (Fosi Audio vi dice nulla?) e i marchi “Hi-End” che, complice la presa di posizione di prodotti di stampo decisamente Pro ma rivoluzionari in termini di fedeltà del segnale riprodotto (si, sto parlando di Benchmark Media) ha iniziato la corsa ai ripari tornando ad investire nello sviluppo di tecnologie, spesso proprietarie, in grado di giustificare l’esborso economico richiesto per l’acquisto dei loro prodotti (si, sto generalizzando in malo modo ma…continuo ad essere convinto di questa cosa soprattutto con marchi davvero blasonati).

In tutto questo marasma ci sono, però, alcune (rare) compagnie che restano integerrime nel loro modus operandi e che, nonostante tutto, mettono la qualità del piacere di ascolto davanti a tutto e a tutti. Ricercano, sviluppano e brevettano tecnologie “nuove” in termini di applicazioni alla riproduzione audio per offrire ai consumatori elettroniche che siano in grado di riprodurre la Musica nel modo che sia il più naturale possibile senza stravolgerne il conenuto e senza “appiattire” l’esperienza di ascolto.

Una di queste compagnie, manco a dirlo, è Schiit Audio; che, ad onor del vero, sta anche entrando a gamba tesa nel mercato dei dispositivi dalle “misure perfette” senza, però, abbandonare la sua idea di come debba essere concepito un circuito analogico per la riproduzione musicale che sia in grado di suonare bene e rientrare negli standard prestazionali imposti dal mercato.

Poi, però, capita anche che Stoddard si ponga delle domande “strane” e che si metta a sperimentare con le valvole, tecnologia vetusta (?) ancora preferita da molti appassionati di alta fedeltà. Ed ecco nascere prodotti come Mjolnir 2, come Valhalla (in arrivo la sua terza implementazione), come Folkvangr… Piuttosto che, per rimanere su dispositivi a stato solido, qualcosa come Mjolnir 3.
Tutti dispositivi che, sulla carta, hanno poche possibilità di competere con la concorrenza perché dal rapporto prezzo/prestazioni troppo sfavorevole, sulla carta, ma che, in realtà, offrono ascolti davvero appaganti e completamente svincolati dai numeri riportati alla scheda “SPECS” del sito (in termini di potenza, distorsione armonica totale o una combinazione delle due cose).

L’ultima creatura “mostruosa” nata da questi suoi pensieri estemporanei, ma che forse tanto estemporanei non sono, è un pre-phono completamente, e unicamente, valvolare: Stjarna (stella in lingua norrena).

Si, lo so, ci sono altri pre-phono unicamente valvolari sul mercato ma si tratta, generalmente, di prodotti con gain nell’ordine dei 40/50 dB e dedicati alla gestione di testine MM; l’amplificazione dei segnali in uscita da testine MC viene eseguita tramite circuiti attivi a stato solido oppure tramite SUT integrati nel dispositivo (E.A.R. Yoshino, per fare un nome a caso, rientra in questa seconda casistica – e suona divinamente se posso dire); spesso e volentieri alcuni hanno l’equalizzazione RIAA implementata in modo attivo per non penalizzare troppo i dati di targa in uscita.
Stjarna è diverso: arriva a 60 dB con una coppia di triodi per canale; e lo fa implementando una RIAA passiva che, da sola, comporta una perdita di guadagno di circa 20 dB all’estremo di banda (40 se consideriamo la differenza di amplificazione tra segnali a 20 Hz e segnali a 20 kHz – 40 dB significa, giusto per chiarezza, che i segnali a 20 Hz sono amplificati con rapporto 100:1 rispetto ai segnali a 20 kHz).
Alcuni inorridiranno per il dato di THD nel caso di abbinamento a testine MC a bassa uscita (0,6% riferiti a segnale di 2 V); alcuni inorridiranno anche al dato relativo all’impostazione minima di guadagno (0,16% riferiti a segnale di 2 V).
Ci sarà anche chi avrà da ridire sul fatto che un dispositivo del genere non ha senso di esistere al giorno d’oggi e che i valori di resistenza/capacità di ingresso previsti non sono sufficienti…
Qualcun potrebbe obiettare anche sul costo ritenuto “esagerato”…

Orbene: un E.A.R. Yoshino Phonobox, ovvero un altro pre-phono completamente valvolare e dalle indiscusse capacità soniche (evoluzione del famosissimo 834P), ha un costo analogo a Stjarna e ha prestazioni, sulla carta, simili (un po’ migliori in realtà, ma utilizza valvole differenti e accorgimenti di schermatura un po’ più raffinati) senza avere, però, alcun tipo di configurabilità dell’impedenza per il singolo ingresso presente…

Personalmente ho ascoltato più volte, e con impianti di livello assoluto, il 834P e l’ho sempre trovato sublime nella sua semplicità… Se Stjarna dovesse anche solo avvicinarsi a lui sarebbe, per me, un prodotto che un appassionato di vinili, e valvole, dovrebbe prendere seriamente in considerazione.

Sarei curioso di sentirlo/provarlo? Assolutamente si.
Ne valuto l’acquisto? No. Aspetto e spero che vada in porto l’altra “pazzia” di Stoddard in fatto di pre-phono: Hati.
Nel frattempo mi godo Skoll.

*Non scherzo: la norma è la IEC 60581 del 1977; ed è ancora acquistabile dallo store dell’ente a questo indirizzo.

Piccoli aggiornamenti

Articolo di servizio solo perché ho aggiornato la pagina relativa al mio impianto di riferimento attuale,

A breve arriverà anche la pagina relativa al secondo impianto in sala da pranzo e all’impianto desktop che ho in studio.

Sto mettendo, inoltre, le basi per una pagina relativa a tutti i dispositivi audio che ho avuto modo di toccare con mano ed ascoltare in situazioni domestiche (abitazione precedente) e/o in impianti di amici e negozi. Giusto per dare un’infarinata sul mio background “audiophile” e capire quali sono i metri di paragone con cui mi sono confrontato in questi quasi vent’anni di coltivazione della passione.

L’importanza di avere i piedi ben piantati a “terra”

Titolo strano, vero? Lo so. Ora, tranquilli, vi spiego tutto…

Tutto ha avuto inizio la scorsa settimana quando, più per scrupolo che per necessità, mi sono messo a giocare un po’ con le masse di giradischi e pre-phono.
Skoll è sempre stato un po’ più rumoroso del RH-Q10 ma mai al punto tale da “coprire” la musica; il ronzio, non un vero e proprio hum dovuto alla rete elettrica/loop di massa, si avvertiva, solo ad alto volume e nei momenti di silenzio tra una traccia e l’altra (con i dischi incisi bene e ben puliti).
Ad ogni modo, in un momento di ordinaria follia, mi sono messo a giocare con i conduttori di massa del sistema: ho provato a scollegare il cavetto dedicato al PIN 1 dei connettori XLR, ottenendo aumento decisamente elevato del rumore, e ho connesso, direttamente, la massa del giradischi alla boccola sul retro del phono.
Elettricamente non ci sono differenze: boccola, PIN 1 dei connettori XLR e schermo dei connettori RCA sono tutti connessi tra loro (la prova di continuità fatta col tester, a posteriori, mi ha confermato la cosa); mi aspettavo di tornare alla condizione di utilizzo “normale”. E invece…

Rumore di fondo quasi SPARITO (ma a seconda della bontà del contatto tra boccola/morsetto e cavo). Rimane un leggerissimo hum, da canale sinistro, confermato anche da Schiit e legato alle interferenze date dal circuito di alimentazione che si trova a ridosso della sezione di gain principale ma è avvertibile, dalla posizione d’ascolto, solamente col volume di Kara messo al massimo (gain 0 dB). Roba che se dovessi ascoltare musica a quel livello diventerei sordo all’istante…
Il tutto con uno spezzone di cavo recuperato dagli scarti dell’impianto citofonico, di sezione irrisoria, con terminazioni ossidate e che non permettono una corretta ottimizzazione della resistenza di contatto.

Ieri ho realizzato un cavo dedicato utilizzando un conduttore multifilare da 2,5 mm2 di sezione e terminato con due forcelle faston. Problema legato alla resistenza di contatto/accoppiamento sparito e rumore di fondo eliminato in modo definitivo. O così credevo…

Alla luce di quanto sopra ho preso il tester e verificato che tutti i dispositivi dell’impianto presentassero continuità tra terra di alimentazione e masse elettriche (di fatto schermi RCA e, nel caso del finale, anche ai connettori di massa per gli altoparlanti).
Ho “giocato” un po’, sempre con lo spezzone di cavo da cui è partito tutto ed ho scoperto che potrei ottimizzare ulteriormente il tutto riconducendomi a Kara. Se, però, inserisco la massa del finale e collego quella a qualsiasi altra massa dell’impianto il rumore aumenta in modo quasi indecente.
Ergo: devo sistemare anche la messa a terra del finale e, poi, continuare con gli esperimenti.
Ripeto: tutto questo con volume al massimo; impostando il volume al livello di ascolto non avverto nessun tipo di rumore/interferenza/ronzio. È una cosa, però, ottimizzabile e voglio farlo fino in fondo.

Badate bene: in commercio ho scoperto esistere dispositivi che costano qualche migliaio di € corredati da cavi “speciali” che costano, anch’essi, qualche altro migliaio di €…

La mia speranza è quelle di potervi dare, una volta risolto tutto e sperimentato anche con altri finali/impianti, una soluzione che sia facilmente DIY ed economica.

Stiamo lavorando, anche, per voi.