News: Denon DNP-2000NE – Finalmente uno streamer della serie 2000 anche in Italia!

Denon ha annunciato, finalmente, l’arrivo del lettore DNP-2000NE! Attenzione, però, a non confonderlo con il “vecchio” DNP-2500AE…

Di cosa si tratta? Banalmente di un lettore di rete con stadio di conversione DA derivato dal recente DCD-A110 (anche se nessuno ne parla) che potrebbe essere un punto di arrivo per molti appassionati.

Il DAC utilizzato, in termini di IC, non è niente di straoardinario o rivoluzionario (niente a che fare con il processore MMM implementato nelle ultime produzioni Marantz) ovvero un più che onesto Sabre ESS ES9018K2M in configurazione “Quad-DAC”; in sostanza il 9018 come implementato anche nel vecchio Audiolab 8200CD – Un singolo processore, a otto canali, configurato per lavorare in stereo in doppio differenziale.

Cosa rende, però, appetibile il prodotto alla luce del listino di €1599,00?
Il fatto che Denon abbia implementato, per la prima volta in un lettore di rete, il nuovo processo di elaborazione del segnale “Ultra AL32 Processing” ed un filtro di uscita a discreti che, almeno sulla carta, dovrebbero permettere prestazioni di tutto rispetto nella riproduzione di segnali codificati in PCM sia da rete che da altre sorgenti. Il DNP-2000AE, infatti, integra anche gli ingressi digitali utili a farlo lavorare come semplice DAC in cascata ad altri sistemi di trasporto.

Sulla carta promette bene.
Vedremo, appena possibile, di sentire come suona…

Qui la scheda di presentazione del prodotto: Denon DNP-2000NE

Il secondo impianto: il ritorno

Ho appena finito di ripristinare il corretto funzionamento di un altro giradischi vintage da piazzare nel secondo impianto (attualmente completamente smantellato).

Si tratta di un Pioneer PL-130 e, nonostante sia decisamente un passo indietro rispetto al Luxman PD-272 cui ero abituato, funziona perfettamente dopo aver semplicemente sostituito cinghia e puntina (la testina è integrata nel braccio e non c’è possibilità di intervenire su quella).

È un dispositivo di inizio anni ’80 ed era dei miei suoceri, che lo hanno portato in cantina più di dieci anni fa dato che non lo utilizzavano affatto, ed è in buona sostanza un giradischi su standard P-Mount con avvio del disco automatico, posizionando il braccio in corrispondenza dell’inizio del disco si sposta un bilanciere che avvia il motore, e spegnimento e ritorno “soft” del braccio a fine disco, a fine disco il braccio sposta un ingranaggio che “aggancia” il sottopiatto ativando il sollevatore e facendo tornare il braccio in posizione; una volta tornato indietro il bilanciere di accensione viene rimesso in posizione “OFF” e si spegne tutto.

Funziona ma può essere migliorato su alcuni aspetti. Primo su tutti: il rumore! La testina esce bassa, siamo sui 3.5 mV, e il motore/sistema di trascinamento del piatto (leggerissimo e quindi altamente risonante) sono rumorosi.
Il peso AT fa il suo lavoro smorzando parte delle risonanze e dando un po’ di inerzia al sistema ma, secondo me, ci sono ancora margini di miglioramento.

I componenti di un impianto Hi-Fi

Considerando che da molte parti ho ricevuto critiche del tipo “Ho visto il tuo blog. Io non ci capisco niente!”, credo possa valere la pena dare un’infarinata di base…

La cosa più sconcertante è che, nonostante tutto, si tratta di sistemi che fino a vent’anni fa erano nelle case di chiunque. E che ancora oggi sono nelle case di molte persone… E che, anche se in scala, sono assimilabili anche al cellulare e le cuffie con cui la gente ascolta Spotify.

Delusioni personale a parte facciamo un po’ di ordine e vediamo di chiarire qualche concetto.

Per ascoltare Musica, qualsiasi tipo di musica, servono almeno quattro elementi base“:

  1. un supporto che “contiene” l’informazione
  2. un dispositivo che sia in grado di “intepretare” l’informazione
  3. un dispositivo che sia in grado di “rendere fruibile” l’informazione
  4. un dispositivo che sia in grado di “emettere” l’informazione

Come facilmente intuibile dei quattro elementi di cui sopra tre possono essere accorpati nel sistema di riproduzione. Il nostro “impianto” appunto.

Se pensate che sia una cosa davvero astrusa vi consiglio di prendere in mano il vostre telefonino e vederla così:

  1. Server di Spotify/AppleMusic/YouTube
  2. App di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
  3. Il vostro telefono su cui gira l’app di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
  4. Le vostre cuffie

Il concetto vi pare ancora astruso? Non credo…
Devo, però, ammettere che l’esempio non è propriamente calzante ma rende bene l’idea.

Ora, tornando a noi e considerando una configurazione, semplice i quattro elementi sarebbero:

  1. Il CD – Ovvero il supporto che contiene l’informazione
  2. Il lettore CD – Overo il dispositivo che è in grado di leggere il CD e, quindi, “interpreta” l’informazione
  3. L’amplificatore – Ovvero il dispositivo che è in grado di prendere il segnale in uscita dal lettore CD e “lo rende fruibile” amplificandolo
  4. I diffusori (o casse) – Ovvero il dispositivo che “emette” l’informazione musicale

In uno stereo portatile i tre elementi di riproduzione sono inseriti in un unico blocco e i cavi di connessione non servono; servirà solamente un cavo di alimentazione (ammesso e non concesso che sia sostituibile).

Un esempio di “sistema portatile” – Yamaha TSX-B235D

In un sistema compatto commerciale, invece, gli unici cavi necessari, oltre a quello di alimentazione, sono quelli dei diffusori (che generalmente non sono sostituibili)

Un esempio di “sistema compatto” – Yamaha Pianocraft 470

Ci sono poi i sistemi a componenti discreti in cui i tre elementi di riproduzione sono suddivisi in tre dispositivi distinti e necessitano, ovviamente, di ulteriori cavi di segnale per connettere il lettore CD all’amplificatore.

Un esempio di “sistema a componenti discreti” – Yamaha Pianocraft 670

Va da sè che con l’aumentare della complessità del sistema, e dei dispositivi che lo compongono, i cavi necessari al collegamento degli stessi aumentano in modo direttamente proporzionale.

Aggiungo, inoltre, che per sistemi come quelli riportati ad esempio non avrebbe senso andare ad investire in cavi particolari.

Ora che abbiamo un’infarinatura di base possiamo pensare di andare avanti e sviscerare maggiormente le componenti degli impianti così da capire un po’ meglio le caratteristiche dei segnali che generano.

Alla fine della fiera dei cavi se ne parlerà tra un po’.