Apparentemente fermo ma solo perché c’è DAVVERO tanta carne al fuoco…

OK, lo ammetto, sembra che mi sia totalmente dimenticato del blog ma posso assicurarvi che non è così. Anzi…
Tra ferie, impegni familiari e impegni lavorativi il tempo è stato abbastanza scarso, è vero, ma posso assicurarvi che ho spremuto il possibile da ogni singolo minuto a disposizione. Vi chiedo scusa per il ritardo accumulato ma recupreremo tutto quanto. Promesso.

Se seguite il mio IG, che dovreste vedere qui a sinistra, avrete notato che negli ultimi mesi sono arrivati un bel po’ di apparecchi al mio domicilio. Alcuni acquistati personalmente, altri forniti dal produttore proprio in ottica di recensione.

Orbene, posso annunciare che ho terminato le prove di ascolto dei V3 Mono e di Gjallarhorn e che, di fatto, mi serve “solo” il tempo materiale di mettere nero su bianco le mie impressioni che, vi anticipo, non si discostano moltissimo da quanto già detto da altri su siti più autorevoli del mio ma…insomma. Qualcosa di mio ci sarà e non si tratterà di dettagli insignificanti (almeno dal mio punto di vista).

Detto ciò: preparatevi a leggere un po’ nei prossimi giorni perché c’è già altra carne al fuoco che necessita di attenzione per una cottura ottimale ma l’attesa vedrete che sarà pienamente ripagata. Come dicono i nastri di attesa nelle telefonate ai vari enti pubblici o meno: “Siete pregati di non riagganciare per non perdere la priorità acquisita)

Oh, vi chiederete cosa vi riserva il futuro immagino…
Bé:
– una recensione/confronto tra ZA3 e V3 (ancora da approntare e che svolgerò con l’ausilio di un altro prodotto, dotato di VU Meter, che anch’esso sarà recensito ma in modo un po’ diverso dal solito)
– 2W su 8 ohm come suoneranno? Ma soprattutto: suoneranno?

Schiit Kraken: eroga davvero pochi Watt per un uso HT?

Dopo aver messo alla frusta Gjallarhorn e i suoi “soli” 10 W nell’impianto principale ho capito che, forse, le scelte fatte per Kraken non siano così insensate come potrebbe sembrare.
Il piccolino è ora installato in studio nell’impianto desktop e a breve ne pubblicherò la recensione.

Siamo abitutati a vedere potenze che sfiorano, e sfondano spesso e volentieri, valori di 100 W RMS su 8 ohm e, di conseguenza, siamo portati a pensare che tutta quella potenza sia necessaria per poter far suonare l’impianto. Non per farlo suonare “bene” ma proprio per permettere ai diffusori di generare una pressione acustica tale da rendere l’ascolto appagante…

Orbene: ascoltando Gjallarhorn, abbinato al resto del mio impianto e installato al posto di Vidar, ho capito che effettivamente 10 W sono davvero più che sufficienti per ascoltare a volumi, anche, elevati in senso assoluto. Se quei pochi Watt si dimostrano pure “fatti bene” allora diventano un non problema…

Tornando a Kraken:
il finale, in realtà, non eroga “pochi” Watt in senso assoluto perché è capace di 100 W, su singolo canale e in regime non continuo, con una distorsione più che contenuta (dichiarata 0,008%). Il “problema” è che quegli stessi 100 W vengono condivisi su tutti i canali e, quindi, se pilotati simultaneamente allo stesso livello d’uscita si scende a 20 W per ciascuno (comunque più che sufficienti soprattutto considerando i picchi di corrente che il finale è in grado di gestire).
Il fatto è: in quanti film, o tracce audio, capita che tutti e cinque i canali siano impegnati a piena potenza contemporaneamente tolti momenti “esplosivi”? Pochissimi, davvero pochissimi… Ecco che, quindi, Kraken assume un significato notevole nel mondo dell’HT perché è probabile che in condizioni di utilizzo “reale” la poca potenza sarà addirittura in esubero.

Un finale multicanale promettente dal punto di vista della qualità di riproduzione (almeno sulla carta), poco esigente in termini di spazio e ventilazione, leggero e facilmente integrabile in qualsiasi ambiente domestico.

Mi sa tanto che Kraken entrerà in scuderia…
L’ennesimo prodotto Schiit che incontra le mie necessità e che, quasi certamente, non deluderà le aspettative.

Stay tuned…

Schiit Gjallarhorn – 10 Watt (per me) posson bastare?

Il titolo dice già tutto: può, un piccolo amplificatore finale da 10 W nominali, su 8 ohm, essere considerato un dispositivo “High Fidelity”?
Non voglio scomodare l’etichetta “High End” ma…

Partiamo da un paio di dettaglio che, da soli, potrebbero mettere la pulce nell’orecchio così come successe a me:

  • Gjallarhorn, come altri finali del marchio, è dotato di alimentatore lineare con linee di alimentazione sovrapposte per sezione linea e sezione finale
  • La capacità complessiva di filtraggio, che non serve solo a ridurre il ripple di raddrizzamento della linea di alimentazione ma funge anche da riserva di energia in caso di picchi di corrente in uscita, è pari a ben 30 mF.
    Sembrerà poco ma si tratta di un valore di tutto rispetto se si considera che sezioni finali di integrati dichiarati per 50/60 Watt dispongono della stessa capacità di filtraggio complessiva (con condensatori dimensionati diversamente per via delle maggiori tensioni erogate ma il valore nominale in Farad – che è quello che davvero conta – quello è)
  • Anche Gjallarhorn, come gli altri finali del marchio, è di tipologia current-feedback e sviluppato completamente con componenti discreti
  • Ultimo, ma non ultimo, lo stadio finale è basato sulla topologia proprietaria “Continuity S” che, in sostanza, rende il comportamento dell’amplificatore più simile a quella di un dispositivo polarizzato in classe “A” piuttosto che in classe “AB”.
    Gjallarhorn è, di fatto, un ampli in classe AB quando eroga i suoi 10 W nominali ma, grazie al trucchetto implementato da Jason Stoddard, la distorsione di incrocio viene annullata (o comunque ridotta ai minimi termini)

In sostanza: può un piccolo Aegir da “soli” 10 W, e concepito per utilizzo nearfield, essere utilizzato senza alcun problema anche su impianti “normali” in ambienti domestici?

Beh…
Lo scopriremo insieme dato che ne ho uno qui tra le mie mani…