L’importanza di avere i piedi ben piantati a “terra”

Titolo strano, vero? Lo so. Ora, tranquilli, vi spiego tutto…

Tutto ha avuto inizio la scorsa settimana quando, più per scrupolo che per necessità, mi sono messo a giocare un po’ con le masse di giradischi e pre-phono.
Skoll è sempre stato un po’ più rumoroso del RH-Q10 ma mai al punto tale da “coprire” la musica; il ronzio, non un vero e proprio hum dovuto alla rete elettrica/loop di massa, si avvertiva, solo ad alto volume e nei momenti di silenzio tra una traccia e l’altra (con i dischi incisi bene e ben puliti).
Ad ogni modo, in un momento di ordinaria follia, mi sono messo a giocare con i conduttori di massa del sistema: ho provato a scollegare il cavetto dedicato al PIN 1 dei connettori XLR, ottenendo aumento decisamente elevato del rumore, e ho connesso, direttamente, la massa del giradischi alla boccola sul retro del phono.
Elettricamente non ci sono differenze: boccola, PIN 1 dei connettori XLR e schermo dei connettori RCA sono tutti connessi tra loro (la prova di continuità fatta col tester, a posteriori, mi ha confermato la cosa); mi aspettavo di tornare alla condizione di utilizzo “normale”. E invece…

Rumore di fondo quasi SPARITO (ma a seconda della bontà del contatto tra boccola/morsetto e cavo). Rimane un leggerissimo hum, da canale sinistro, confermato anche da Schiit e legato alle interferenze date dal circuito di alimentazione che si trova a ridosso della sezione di gain principale ma è avvertibile, dalla posizione d’ascolto, solamente col volume di Kara messo al massimo (gain 0 dB). Roba che se dovessi ascoltare musica a quel livello diventerei sordo all’istante…
Il tutto con uno spezzone di cavo recuperato dagli scarti dell’impianto citofonico, di sezione irrisoria, con terminazioni ossidate e che non permettono una corretta ottimizzazione della resistenza di contatto.

Ieri ho realizzato un cavo dedicato utilizzando un conduttore multifilare da 2,5 mm2 di sezione e terminato con due forcelle faston. Problema legato alla resistenza di contatto/accoppiamento sparito e rumore di fondo eliminato in modo definitivo. O così credevo…

Alla luce di quanto sopra ho preso il tester e verificato che tutti i dispositivi dell’impianto presentassero continuità tra terra di alimentazione e masse elettriche (di fatto schermi RCA e, nel caso del finale, anche ai connettori di massa per gli altoparlanti).
Ho “giocato” un po’, sempre con lo spezzone di cavo da cui è partito tutto ed ho scoperto che potrei ottimizzare ulteriormente il tutto riconducendomi a Kara. Se, però, inserisco la massa del finale e collego quella a qualsiasi altra massa dell’impianto il rumore aumenta in modo quasi indecente.
Ergo: devo sistemare anche la messa a terra del finale e, poi, continuare con gli esperimenti.
Ripeto: tutto questo con volume al massimo; impostando il volume al livello di ascolto non avverto nessun tipo di rumore/interferenza/ronzio. È una cosa, però, ottimizzabile e voglio farlo fino in fondo.

Badate bene: in commercio ho scoperto esistere dispositivi che costano qualche migliaio di € corredati da cavi “speciali” che costano, anch’essi, qualche altro migliaio di €…

La mia speranza è quelle di potervi dare, una volta risolto tutto e sperimentato anche con altri finali/impianti, una soluzione che sia facilmente DIY ed economica.

Stiamo lavorando, anche, per voi.

Linkin Park – From Zero: La (mia) recensione

FROM ZERO : Linkin Park: Amazon.it: CD e Vinili}

Se avete conosciuto i Linkin Park prima della tragica dipartita di Chester del 2017 noterete che, nella foto qui sopra, sono ritratte due persone che nulla hanno a che fare con la formazione originale: la nuova cantante, Emily Armstrong, e il nuovo batterista, Colin Brittain.
In sostanza, la vera domanda da porsi ascoltando questo disco è: i Linkin Park esistono ancora? O si tratta veramente, come sostenuto dal figlio di Chester, di una trovata commerciale?

La risposta, secondo me, è una sola: i Linkin Park esistono ancora ma hanno decisamente cambiato pelle. Emily è, a mio modo di vedere, un ottimo compromesso per riempire il vuoto lasciato da Chester senza snaturarne la memoria; nessun altro cantante maschile avrebbe avuto la sua versatilità e, soprattutto, nessun altro cantante maschile avrebbe potuto gestire un fardello tanto grande come quello di reggere il peso della memoria di un cantante che, volenti o nolenti, ha fatto la storia di un genere prima ancora che di una band.
Aver puntato su una donna spezza decisamente col passato ed è, a tutti gli effetti, un nuovo esordio: un punto zero da cui ripartire.

Ma, bando alle ciance, come suona questo nuovo album?

Il disco si apre, al netto dell’intro che sottolinea come il disco sia da interpretare proprio come se fosse il primo della band, con The Emptiness Machine; ritengo questo brano il perfetto anello di congiunzione con la “versione originale” della band. E continuerò in eterno a chiedermi come sarebbe stata cantata da Chester.
Il resto del disco di evolve come accadeva nei primi dischi dei LP, ricorda molto Meteora, ma con una cattiveria che richiama The Hunting Party; l’unica eccezione, che sa un po’ di One More Light (album che ho iniziato ad apprezzare, lo ammetto, dopo che Chester si è tolto la vita) mixato con Living Things, è Stained.

In sostanza il disco è un tributo una rinascita del gruppo che riparte da zero sulle basi dei propri lavori precedenti. C’è un po’ tutto il repertorio della band in questo disco e, questo tutto, è ben amalgamato e sufficientemente maturo nel suo essere una ripartenza dal punto zero.

Ho, in realtà, un solo dubbio: bisognerà vedere se Emily riuscirà a tenere botta nei live perché Chester, in questo, ci ha abituati a performance davvero esemplari arrivando esausto alla fine di ogni concerto.

Qui i link per le varie versioni del disco disponibili su Amazon.it:

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LP Trasparente – Esclusiva Amazon
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Grazie.

Back to analog – Schiit Audio Skoll

Sono ormai quattro mesi che utilizzo in pianta stabile il pre-phono oggetto del titolo e lo faccio, badate bene, arrivando da un Rotel RH-Q10 Michi. L’ennesimo scontro America/Giappone…

Prima di parlare dello Skoll, e di cose da dire ce ne saranno, converrebbe accennare qualcosa sul sistema precedente il suo arrivo e, soprattutto, del perché ho optato per Skoll e non per altro.

Il giradischi è un Denon DP-A100, oggetto tanto bello quanto criticato dai più; un trazione diretta, in piena tradizione nipponica, di massa decisamente importante, completamente regolabile a livello di geometrie della testina che serba, però, un asso nella manica: il morsetto di massa è isolato dai connettori RCA di uscita rendendolo, di fatto, nativamente “bilanciato”; ma sarebbe meglio dire “lasciando la testina flottante”. Ad ogni modo qui trovate la pagina dedicata al giradischi con tutti i perché e i percome sia finito in pianta stabile nell’impianto.

Lo stadio phono è arrivato più per caso che per necessità; ho sempre, quasi in realtà perché all’inizio usavo quello integrato nel PMA-2000AE, utilizzato un preamplicatore autocostruito basato su RIAA splittata su due stati attivi di filtraggio, basati su LME49710, e amplificazione con buffer di uscita, basato su LME49720HA, polarizzato in classe A.
Ad un certo punto, però, il mio AccioPhono è diventato il collo di bottiglia del front-end analogico e ho iniziato a guardarmi attorno alla ricerca di qualcosa che potesse valer la pena acquistare per dormire sonni tranquilli da lì all’eternita; un pre-phono definitivo insomma.
Ho guardato immediatamente all’usato nella speranza di trovare un FET Ten, ma guardavo anche a EAR Yoshino, e invece mi sono imbattuto in questo RH-Q10…e niente: non me lo sono fatto scappare.
Dispositivo completamente a discreti, concepito e sviluppato per essere abbinato, di fatto, unicamente a testine MC ad bassa/bassima uscita con la possibilità di attenuarne il guadagno totale per adattarlo anche a MC ad alta uscita ed MM con uscita non superiore a 2,5 mV/1kHz senza attivare la regolazione di volume sulla seconda uscita. Attivando l’uscita di volume diventa un preamplificatore a tutti gli effetti con gain massimo complessivo pari a, circa, 80 dB. Il tutto garantendo una silenziosità e una reiezione del rumore di livello assoluto. In sostanza: è un vero pre-phono definitivo per impianti definitivi; preso dall’entusiasmo l’ho portato a casa e col tempo mi ci sono abituato ma…

Ebbene si: Skoll è arrivato in seguito ad un “MA” che, credo, affligge tutti quanti i cultori del vinile… Salire di livello con i vari anelli della catena comporta un passaggio fondamentale: la testina diverrà, prima o poi, anello debole. E “giocare” con le testine non è un gioco alla mia portata non solo dal punto di vista economico… Ho pensato che avrei potuto usare due testine, sfruttando l’headshell intercambiabile del DP-A100, ma avrei dovuto fare in modo di avere due testine con caratteristiche di uscita simili per non dover tutte le volte aprire il Rotel per modificarne i parametri.
Avrei preferito una MM, con tutte le comodità dello stilo sostituibile in caso di usura, per ascolti “normali” e una MC per ascolti più mirati ma significava scollegare, aprire, spostare ponticelli, chiudere, ricollegare… Troppo sbattimento.

In fin dei conti avrei voluto un pre-phono, naturalmente di indubbia qualità, che mi permettesse di modificare le impostazioni di gain/impedenza senza doverlo spostare dal rack dello stereo, preferibilmente a componenti discreti e, se possibile, bilanciato (in ingresso) così da gestire al meglio le basse/bassissime tensioni in arrivo dalle testine.
Alla fine ero arrivato a scremare la lista a due dispositivi: Musical Fidelity MX-Vinyl e Pro-Ject Phono Box RS.

Poi, dal nulla, Stoddard ha scritto questo capitolo su Head-Fi: 2023, Chapter 11: Fish in a Barrel, and All That.

E il tarlo ha iniziato ad insinuarsi nella mia testa sempre più a fondo…