Hi-Fi e cavi… Quante insidie!

Uno non avvezzo al mondo dell’alta fedeltà non immaginerebbe mai che esiste gente, molta gente, disposta a spendere buona parte del poprio stipendio, e in alcuni casi multipli del proprio stipendio, per un amplificatore integrato.
Piuttosto che per una coppia di diffusori.
Piuttosto che per un preamplificatore.
Piuttosto che per un finale.
Piuttosto che per un giradischi.
Piuttosto che per una testina.
Piuttosto che (indicare qui una cosa qualsiasi che si colleghi ad un impianto di riproduzione audio).

Ebbene si: nell’insieme delle “cose qualsiasi che si collegano ad un impianto di riproduzione audio” rientrano anche i vari cavi, cavini e cavetti.

Ovviamente c’è ci crede che senza un cavo “esoterico” un impianto non potrà suonare che malissimo e chi, altrettanto ovviamente, sostiene la tesi diametralmente opposta: ogni cavo, purché non interrotto, suona esattamente uguale ad un altro.

Poi ci sono io (e altri come me) per cui non è vero che un cavo vale l’altro ma che allo stesso tempo un cavo è “solo” un cavo.

O meglio: a mio modo di vedere non è vero che un cavo vale l’altro MA NON HA SENSO spendere migliaia di Euro per un cavo nella “speranza” che possa cambiare radicalmente il suono del nostro sistema.

Sarò brutale: un cavo non “suona” e se, disgraziatamente, dovesse farlo allora non sarebbe un cavo. Sarebbe un filtro.
Un’altra cosa. Una cosa che non dovrebbe essere utilizzata per collegare due elementi di un sistema che deve essere, per definizione, il più fedele e “trasparente” possibile.

Ma se un cavo non suona… Come possono i cavi, tutti i cavi, differire tra loro? Cosa rende un cavo migliore, per quel preciso scopo, rispetto ad un altro?
Banalmente, ma proprio banalmente, ci sono aspetti di un cavo che davvero possono fare la differenza nel nostro sistema. Due su tutti, e bene o male riconducibili a tutte le “tipologie di cavo” (segnale, potenza e alimentazione):

  • costruzione (geometria e materiali)
  • schermatura

Più avanti entreremo nel merito della questione.

Beats Solo Pro: La recensione

Premessa necessaria: le ho acquistate, in offerta su Amazon.ti, perché volevo un paio di cuffie da poter sfruttare senza il rischio di disturbare chi mi sta attorno – tipicamente mia moglie che condivide con me lo studio. Con le Philips Fidelio X1, purtroppo, la cosa mi era del tutto impossibile trattandosi di cuffie “aperte” ed avendo le due postazioni adiacenti… Anche con il volume al minimo rischiavo di disturbare le sue varie call online.
Il fatto che le nuovo arrivate siano pieghevoli e dotate di una comoda sacca per il trasporto le rende anche ideali per essere portate con me durante le trasferte di lavoro – rimpiazzando le pessime in-ear Amazon Basics acquistate dopo l’ennesimo paio di auricolari sacrificate sull’altare dei viaggi – il che é, a conti fatti, un bel valore aggiunto.

Detto ciò: ci convivo da Natale e penso di essermi fatto un’idea di come suonino.

Anzitutto ritengo opportuno dire la mia su quello che è uno degli aspetti più dibattuti di queste cuffie: la gamma bassa che per alcuni è latitante, per altri del tutto inesistente e per altri ancora la fa da padrona “in pieno stile Beats. Per me c’è tutta: è presente e non la trovo per nulla invadente.
Il basso proposto è, anzi, profondo (non profondissimo), ben articolato e frenato ma, va detto, a volte – e la cosa dipende più dalle incisioni in riproduzione che dalle cuffie in sè – tende ad allungarsi e “sbrodolare” un po’. Non credo si possano muovere critiche per quanto concerne spinta e velocità. Forse, come già accennato, si potrebbe volere qualcosa in più in termini di discesa ma per la tipologia di prodotto e, soprattutto, per la destinazione d’uso direi che non c’è proprio motivo di sporgere lamentele…

La gamma media è quella meglio riprodotta essendo trasparente, capace di riprodurre correttamente le armoniche degli strumenti acustici e abbastanza naturale anche in termini di riproduzione delle voci; alzando il volume non perde troppo in naturalezza, non tende nemmeno ad indurirsi, ma si porta un po’ più in avanti sul resto del messaggio sonoro.
Voci e strumenti acustici sono riprodotti più che degnamente a qualsiasi volum di ascolto e tanto basta. Ogni tanto, specie nei brani rock, chitarre e voci finiscono sullo stesso piano, e impastano leggermente, se si esagera col volume – questo sia abbassando che alzando oltre una certa soglia.

La gamma alta è quella più ostica e che, va detto, migliora leggermente col rodaggio; inizialmente ed a volumi bassi gli alti sono un po’ offuscati, come se attenuati da un equalizzatore, sono ben ariosi ma parecchio più deboli del resto del messaggio sonoro. Alzando il volume prendono il loro posto al costo diun po’ di brillantezza ma restano comunque ben riprodotti.

Per farle esprimere al meglio, soprattutto all’inizio, bisogna alzare il volume fino a trovare il giusto compromesso tra qualità e pressione sonora.
Dopo tre mesetti di ascolti più o meno quotidiani, un po’ perché ormai abituato al loro suono e un po’ perché rodate, non è più necessario alzare come all’inizio per fare ascolti soddisfacenti. Non pensate però di poterci fare ascolti critici o di prenderle come riferimento.

Passando alla resa della scena sonora devo ammettere di essere stato piacevolmente sorpreso dal comportamento delle Beats. Non possono, anche per i limiti intrinseci della tipologia di driver/padiglione, regalare scene profonde ma il palco si allarga bene e la separazione dei vari elementi è davvero una sorpresa. Permettono di mettere a fuoco senza problemi ciò su cui ci si vuole concentrare – a patto che la registrazione lo consenta – ma, di nuovo, non pensate di poterle prendere come riferimento assoluto.

Il chip Apple H1 che fa da base per l’elettronica di bordo, e che ne limita le capacità riproduttive alla massima risoluzione di 24 bit a 48 kHz, permette di abilitare due modalità di ascolto “attivo”: la modalità a cancellazione del rumore e la modalità “trasparenza” che di fatto fa l’esatto opposto. Bene, evitatele se potete… Le Solo Pro suonano MOLTO meglio nude e crude senza alcuna elaborazione del suono.

Considerate che entrambe le modalità attive introducono rumore di fondo è artefatti, anche abbastanza invadenti. L’isolamento acustico offerto dalla semplice meccanica delle cuffie è più che sufficiente per ascolti tranquilli anche in situazioni di rumore di fondo abbastanza marcato così come la modalità “Trasparenza” non è poi così trasparente da permettere di fare conversazione con le cuffie addosso a meno di non essere in una stanza soli con la persona con cui si vorrebbe conversare…

Anche quando messe nelle migliori condizioni di riproduzione possibile non pensate di avere a che fare con cuffie radiografanti o neutrali in senso assoluto. Si capisce quasi immediatamente che che sono nate per essere utilizzate fuori casa, per ascolti casuali ma non per questo limitarsi a “sentire della musica”. Permettono, nel loro piccolo e nei loro limiti, dio fare ascolti anche appaganti se si utilizzano supporti adeguati.

Infine ritengo opportuno parlare della costruzione che obbliga a sopportare la pressione sui padiglioni auricolari. Ho letto molte critiche circa la scomodità delle Solo Pro, il senso di calore ai padiglioni auricolari anche dopo pochi minuti e via dicendo. Personalmente non le trovo fastidiose da portare e ritengo i cuscinetti in memory foam ben realizzati e confortevoli. Ma si tratta di un aspetto anche più soggettivo delle mere impressioni di ascolto…

Per concludere credo di poter dire che si tratta di un buon prodotto, valido laddove serve e con alcune lacune in aspetti relativamente marginali per la tipologia di prodotto. Sono cuffie da viaggio che garantiscono davvero ore e ore di ascolto tra una ricarica e l’altra (le ho caricate due volte includendo la prima ricarica, sono ben realizzate dal punto di vista meccanico e fanno il loro sporco lavoro senza troppi problemi. A patto di vivere in un ecosistema Apple “recente”… Non sono stato in grado di collegarle in nessun modo al mio vecchio è fidato iPod Touch 2, al mio Nexus 7 e nemmeno alla TV che dovrebbe supportare cuffie BT quali sono queste Beats Solo Pro. A livello teorico l’unico svantaggio dato dall’utilizzare prodotti non Apple (o che non supportino l’App “Beats” in caso di dispositivi Android) dovrebbe essere l’impossibilità di agire sulle, non del tutto utili, modalità di ascolto attive… a patto di riuscire a creare una connessione stabile tra i dispositivi.

Ne consiglio l’acquisto a chi dovesse aver bisogno di un prodotto della loro categoria, ed esclusivamente se si ha davvero bisogno di un paio di cuffie da poter usare in viaggio senza problemi di sorta, e senza la necessità di ricorrere alla cancellazione attiva del rumore, ma vincolando l’acquisto alla presenza di offerte dal punto di vista economico – il listino di quasi 300€ è davvero ridicolo.

Se avete domande su aspetti che non ho trattato, perché per me non fondamentali, chiedete pure e vedrò di rispondervi al meglio delle mie possibilità.

Recensione: Foto Fighters – Echoes, Silence, Patience & Grace (iTunes Store)

Acquistato il 30/12/2009 e ascoltato su quasi tutti i dispositivi in mio possesso, e non solo, si tratta di un disco che a me personalmente piace molto ma che, devo ammetterlo, soffre molto della pessima qualità di mastering effettuata in fase di versamento nel formato AAC (di fatto un mp4 con autenticazione utente a gestione del DRM).

La dinamica risulta inferiore a quella del CD (che ho acquistato l’anno scorso) e i limiti della compressione con perdita di dati sono avvertibili chiaramente nella resa della batteria, soprattutto nei piatti che risultano più impastati, nella resa delle chitarre acustiche/indistorte, che perdono un po’ del metallo delle corde per strada, e in quei frangenti in cui i brani prendono intensità (vedi il finale di “But, Honestly”) e diventano, di fatto, un muro di rumore in cui cassa e rullante spezzano tutto il resto soffocando letteralmente strumenti e voce.
Di fatto la compressione ha causato un’evidente perdita delle informazioni armoniche “di contorno” al messaggio musicale e la riduzione di dinamica complessiva ci mette del suo quando ci si avvicina al limite di escursione disponibile.

Questi difetti vengono leggermente mitigati dall’ottimo lavoro di upsampling e riconversione operato Audirvana (con processore SoX) ma restano intrinsechi nel mastering dei brani e, per questo motivo, inevitabilmente presenti.

Aggiungo, senza timore di smentita, che le differenze sopra elencate NON sono avvertibili se si ascoltano gli stessi brani tramite gli auricolari in dotazione a qualsiasi telefono, lettore mp3 e simili (Apple o non).

Per quanto concerne le mie impressioni sul disco vi rimando alla recensione del CD che spero di postare a breve…