Foobar2000 – Step 2: Windows 10

Ricordo che questa guida nasce dalla mia esperienza di configurazione di un MiniPC da installare nel rack dell’Hi-Fi e da comandare esclusivamente da remoto.
Anche se non dovesse essere il vostro caso vi consiglio di dare comunque una lettura a quanto segue; alcuni passaggi sono validi a priori. Anche se foste capitati qui per caso e non ve ne freghi nulla di riproduzione audio…

Avete il vostro bel PC nuovo fiammante e state per fare la prima accensione e, di conseguenza, il primo accesso al sistema.

Sia che abbiate tra le mani un portatile o un desktop, e indipendentemente dalla destinazione d’uso finale (rack dell’impianto senza monitor/mouse/tastiera o scrivania), la prima cosa da fare è approntare il sistema affinché ci si possa operare ed accendere la macchina.

Vi consiglio, CALDAMENTE, di collegarvi alla rete domestica tramite connessione ethernet (cablata) perché, generalmente, il modulo LAN è riconosciuto dal sistema anche in assenza di driver specifici e questo vi permetterà di lasciare all’installer di Windows l’onere di ricercare i driver più aggiornati per le varie periferiche ed installarli in totale autonomia senza che voi dobbiate preoccuparvi di alcunché se non di seguire la procedura guidata selezionando le varie opzioni disponibili in base alle vostre reali necessità sia in termine di servizi che volete attivi sia in termini di privacy che vorreste garantirvi.

Nel mio caso l’operazione completa ha richiesto una trentina di minuti al termine dei quali mi sono trovato di fronte ad una piattaforma Windows 10 Pro non ancora pienamente aggiornata ma con tutti i driver di sistema al posto giusto e nella loro versione più recente, loggato come utente amministratore e pronto a finire il lavoro di aggiornamento.
Il dettaglio in grassetto non è cosa da poco: l’utente di default che viene creato nella configurazione iniziale è un amministratore di sistema con tutti i pro e i contro che questo comporta. Il mio consiglio è di evitare che la vostra utenza “base” sia dotata di tali privilegi ma lascio a voi la decisione.

La prima cosa da fare, strano a dirsi, è avviare Windows Update e fare in modo che il sistema possa aggiornarsi all’ultima release.
Io non ho ancora capito come mai ma tutte le volte che mi sono trovato di fronte ad un’installazione ex-novo del sistema operativo Microsoft ho sempre avuto a che fare sia con aggiornamenti obbligati/consigliati dall’installazione automatica sia con aggiornamenti di sistema facoltativi la cui installazione va “forzata” selezionandoli. SEMPRE.

Detto ciò il nostro attuale compito è piuttosto semplice: lanciamo prima tutti gli aggiornamenti automatici, se ci sono, e riavviamo il sistema.
Verifichiamo che non siano comparsi altri aggiornamenti automatici, magari subordinati a quelli appena installati, (nel caso installiamo anche quelli e riavviamo di nuovo la macchina) e poi dedichiamoci a quelli facoltativi – se presenti.
Riavviamo per l’ennesima volta la macchina, facciamo un ulteriore check, e se non abbiamo nient’altro da installare possiamo ritenerci liberi di passare oltre.

Prima cosa da fare è premere Win+R (o aprire il menù Start), digitare “Pulizia disco“, avviare l’applicazione e rimanere sorpresi dal quantitativo di fuffa già presente sul nostro nuovo PC su cui abbiamo solamente installato Windows.
Una volta avviato, e terminato, il processo di pulizia facciamo ripartire la stessa utility, che troverà ancora qualcosa ma non preoccupiamocene per ora, e far partire la “Pulizia file di sistema“. L’analisi, così come la successiva pulizia, richiederà MOLTO più tempo e troverà MOLTA più fogna. Il mio consiglio, visto e considerato che il sistema è praticamente vergine, è quello di cancellare subito tutto ciò che si può cancellare senza troppe preoccupazioni. Non dovremmo rischiare di compromettere alcunché.

Una volta finita l’operazione di pulizia, ci vorrà il suo tempo in base anche alla tipologia di disco fisso montato sul sistema riavviamo (di nuovo) Windows, rifacciamo login e, strano ma vero, dovremmo poterci permettere di non pulire più nulla per un po’.

Analizziamo, quindi, cosa abbiamo tra le mani in questo momento:

Un bel PC Windows, completamente aggiornato, e ripulito dalla fuffa rilasciata dall’installazione/aggiornamento di Windows stesso, e pronto per essere configurato e reso pienamente operativo.

Nel mio caso dopo due ore di lavoro ero finalmente pronto a passare alla configurazione vera e propria del sistema.

Prima cosa da fare, in assoluto, è rendere il sistema accessibile da remoto e questo è il motivo per cui ho optato per una configurazione basata su Windows 10 Professional: è già tutto previsto dal sistema operativo e noi non dovremo fare nient’altro che attivare un’opzione dal pannello “Impostazioni”.

Nello specifico bisogna accedere alle impostazioni di sistema, l’icona a forma di ingranaggio a SX nel menù Start, da qui selezionare la voce “Sistema” (prima in alto a SX con l’iconcina di un PC) e andare alla scheda “Desktop remoto” e abilitare l’opzione “Abilita Desktop remoto”. Semplice no?
Ora saremo in grado, tramite l’applicazione “Microsoft Remote Desktop”, disponibile per praticamente tutte le piattaforme, di connetterci al nostro PC ed operare come se ci trovassimo di fronte ad esso senza troppi problemi. Per farlo dobbiamo, però, tenere presente alcuni dettagli:

  • Il PC sarà accessibile o tramite indirizzo IP (nel mio caso è l’opzione più semplice perché ho configurato il server DHCP del router per assegnare un IP statico al dispositivo per cui è, e sarà, sempre quello) o tramite il “Nome PC” che viene indicato nella scheda di attivazione del servizio (e che, per quanto ne so, dovrebbe corrispondere anche al nome che la vostra macchina assume all’interno della LAN).
    ATTENZIONE: Se decidete di connettervi tramite il “Nome PC”, cosa che personalmente non ho mai fatto, dovrete tenere presente che modificando lo stesso dalle impostazioni di sistema dovrete necessariamente tenerne conto in fase di connessione.
  • Il PC sarà accessibile, di default, solamente da utenti appartenenti al gruppo degli amministratori di sistema. Per poter accedere alla macchina con utenze “base” sarà necessario abilitare le stesse tramite il menù accessibile alla voce “Seleziona gli utenti che possono accedere in remoto a questo PC”.
  • ll PC, anche se connesso alla rete e tranquillamente accessibile da remoto, potrebbe non rispondere ai ping per via delle impostazioni di default del firewall di Windows Defender. Di per sé questo è un non problema in assenza di problemi ma, considerando che da qui in avanti non avrò più modo di “vedere” lo schermo del PC ed accedervi direttamente potrebbe essere utile utilizzare il ping, appunto, come strumento di diagnostica per verificare che la macchina sia effettivamente avviata e connessa alla rete in caso di malfunzionamenti di qualsiasi tipo.
    Se la macchina non dovesse rispondere ai ping basterà configurare il sistema affinché si renda visibile nella rete in questo modo:
    • Dalla schermata “Impostazioni di Windows” accediamo alla pagina “Rete e Internet”. Dovrebbe aprirsi la scheda “Stato” relativa alle impostazioni di rete
    • Selezioniamo la voce “Modifica proprietà di connessione” e verifichiamo che sia attivato il profilo di rete “Privato”
    • Selezioniamo, dall’elenco a SX, la connessione in uso (“Wi-Fi” o “Ethernet” che sia) e, dall’elenco a DX della schermata che si aprirà accediamo alle impostazioni di condivisione avanzate (“Modifica opzioni di condivisione avanzate”)
    • Verifichiamo, quindi, che nel profilo “Privato” (che dovrebbe essere anche indicato come profilo correntemente attivo) le voci “Attiva individuazione rete” e “Attiva condivisione file e stampanti” siano abilitate. Qualora non lo fossero abilitiamole e salviamo le modifiche.

Una volta configurata la macchina affinché risponda ai ping e, soprattutto, per poterci accedere da remoto non dobbiamo fare nient’altro che riavviarla e verificare che la configurazione sia completamente funzionante.

Se la cosa riesce direi che possiamo spegnere il PC e spostarlo in quella che sarà la sua collocazione definitiva. Collegare l’alimentazione, il cavo ethernet (se vi connettete con cavo alla LAN) e il cavo USB che andrà al vostro DAC.
Accenderlo, mettervi comodi alla vostra scrivania (o comunque al dispostivo che d’ora in poi utilizzerete per le configurazioni di sistema) e andare avanti con il lavoro.

Lavoro che vedremo nel prossimo capitolo della guida…

Foobar2000 – Step 1: il PC

Premessa: parto dal presupposto che non abbiate già una macchina per la riproduzione di musica liquida e che, quindi, dovete mettere in piedi il sistema da zero.

La prima domanda da porsi, quando si vuole approntare un PC per la riproduzione musicale tramite Foobar2000, è:

  • Il PC in questione mi servirà anche per altri scopi?

Se la risposta alla domanda è si allora il mio consiglio è quello di iniziare a dimensionare l’hardware in base a ciò che farete sulla macchina perché, banalmente, se avete intenzione di giocarci o di lavorare con CAD o foto e video allora vi posso assicurare che non avrete alcun problema a gestire il carico di lavoro imposto da Foobar2000 sul vostro sistema.
Lo stesso varrebbe per una macchina “standard” con cui fare piccola produttività su piattaforma Office e navigare il web/leggere mail. Davvero: Foobar richiede ben poco in termini di risorse di sistema per l’ascolto di musica.

Se la risposta è: devo solo ascoltarci musica le cose si fanno un po’ più complicate e bisognerebbe porsi un’altra:

  • Mi serve davvero un monitor o mi basta una piattaforma hardware a cui accedere da remoto per le configurazioni del caso e gestire la riproduzione, e solo la riproduzione, tramite app?

Io rientro nella seconda categoria e nel secondo caso: ho un PC dedicato ESCLUSIVAMENTE a Foobar2000, installato nel rack dell’impianto senza alcuna periferica di input (tastiera/mouse) e senza alcun output se non il collegamento USB al Rotel RC-1570 per la conversione.
Tutte le impostazioni sono fatte da un’altra macchina, nel mio caso un iMac ma poco cambierebbe nel caso di un PC Windows. Non prendo in considerazione l’ambiente Linux per un semplice motivo: se una persona lavora abitualmente in tale ambiente dò per scontato che non ha alcun bisogno di istruzioni e consigli per la configurazione di un SW di riproduzione audio. Per quanto complicato possa sembrare ai più.

Essendo la mia configurazione, per sua natura, la più basilare in termini di richieste mi concentrerò su dare istruzioni per questa. Ogni miglioramento hardware potrebbe solo portare a miglioramenti prestazionali ma non garantisco che il gioco valga la candela in termini di ritorno economico dell’operazione.

La mia configurazione, che mi permette di riprodurre senza alcun problema file dall’mp3 al FLAC 24/192, con l’elaborazione del segnale a me più congeniale attiva, è molto semplice:
si tratta di un MiniPC basato su processore Intel Atom x5-Z8350 con 4 GB di RAM e disco rigido di tipo eMMC da 64 GB.
EDIT:
Adesso sceglierei questo anche se alimentato a 12 V.
Le motivazioni che mi hanno portato ad optare per una configurazione di questo tipo sono:

  • Si tratta di un PC completamente privo di ventole e, di conseguenza, assolutamente silenzioso a qualsiasi carico di lavoro
  • Si tratta di un PC che è alimentato a 5 V con un alimentatore in grado erogare una corrente massima di 2,5 A. Ergo: se lo ritenessi opportuno (ma posso assicurarvi di no) potrei pensare di passare ad un’alimentazione lineare molto semplice per “ovviare” allo switching attualmente utilizzato.
  • A livello “potenza computazionale” è sicuramente un passo avanti rispetto all’Aspire One 532h che utilizzavo in precedenza.

Una volta dipanato il discorso hardware non reesta che parlare della piattaforma software su cui far girare il tutto ovvero la versione di Windows più adatta ai nostri scopi.

Qui le scelte sono due e quasi obbligate vista la scarsa differenza economica reale tra licenze preinstallate tra la versione Home e la versione Professional di Windows 10 (ovviamente le esigenze prese in considerazione sono ESCLUSIVAMENTE legate all’utilizzo come media player/streamer. Le differenze tra i due sistemi operativi riguardano anche altre funzionalità aggiuntive nella versione Pro che potrebbero essere per voi utili ma che qui non tratto):

  • Avete un monitor/tastiera e mouse sempre collegati alla macchina con cui andare ad operare in tutta comodita?
    Acquistate un PC con lincenza Windows Home.
  • Salvo la prima configurazione, per cui è necessario in ogni caso accedere direttamente al PC, non avrete modo di operare direttamente non avendo monitor/mouse/tastiera collegati (come nel mio caso)?
    Acquistate un PC con licenza Windows Professional.

Il perché di questa scelta “obbligata” è molto semplice: Windows Professional permette la connessione tramire Desktop Remoto senza bisogno di installare nessun software aggiuntivo e senza preoccuparsi di configurare firewall o simili.

Hi-Fi e cavi… Quante insidie!

Uno non avvezzo al mondo dell’alta fedeltà non immaginerebbe mai che esiste gente, molta gente, disposta a spendere buona parte del poprio stipendio, e in alcuni casi multipli del proprio stipendio, per un amplificatore integrato.
Piuttosto che per una coppia di diffusori.
Piuttosto che per un preamplificatore.
Piuttosto che per un finale.
Piuttosto che per un giradischi.
Piuttosto che per una testina.
Piuttosto che (indicare qui una cosa qualsiasi che si colleghi ad un impianto di riproduzione audio).

Ebbene si: nell’insieme delle “cose qualsiasi che si collegano ad un impianto di riproduzione audio” rientrano anche i vari cavi, cavini e cavetti.

Ovviamente c’è ci crede che senza un cavo “esoterico” un impianto non potrà suonare che malissimo e chi, altrettanto ovviamente, sostiene la tesi diametralmente opposta: ogni cavo, purché non interrotto, suona esattamente uguale ad un altro.

Poi ci sono io (e altri come me) per cui non è vero che un cavo vale l’altro ma che allo stesso tempo un cavo è “solo” un cavo.

O meglio: a mio modo di vedere non è vero che un cavo vale l’altro MA NON HA SENSO spendere migliaia di Euro per un cavo nella “speranza” che possa cambiare radicalmente il suono del nostro sistema.

Sarò brutale: un cavo non “suona” e se, disgraziatamente, dovesse farlo allora non sarebbe un cavo. Sarebbe un filtro.
Un’altra cosa. Una cosa che non dovrebbe essere utilizzata per collegare due elementi di un sistema che deve essere, per definizione, il più fedele e “trasparente” possibile.

Ma se un cavo non suona… Come possono i cavi, tutti i cavi, differire tra loro? Cosa rende un cavo migliore, per quel preciso scopo, rispetto ad un altro?
Banalmente, ma proprio banalmente, ci sono aspetti di un cavo che davvero possono fare la differenza nel nostro sistema. Due su tutti, e bene o male riconducibili a tutte le “tipologie di cavo” (segnale, potenza e alimentazione):

  • costruzione (geometria e materiali)
  • schermatura

Più avanti entreremo nel merito della questione.