Foobar2000 – Step 4.1: Configuriamo Foobar2000! Pt.1

Piccolo riassunto delle puntate precedenti:

Se siete arrivati fin qui dovreste ritrovarvi tra le mani un PC Windows 10 Pro configurato per poterci accedere da remoto e, cosa più importante, con login ed avvio automatico di Foobar2000.

Eccoci, quindi, al primo vero avvio del nostro media streamer.

Dai che ormai si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel!

Al primo avvio di Foobar2000 potrebbe essere richiesto l’inserimento delle credenziali di amministratore per abilitare il servizio di aggiornamento automatico dell’app.
Qui lascio a voi la scelta sul da farsi; io, personalmente, ho disabilitato gli aggiornamenti automatici e preferisco fare un controllo manuale ogni tanto senza preoccuparmi troppo di avere sempre l’ultima versione disponibile.

Aggiornamenti a parte la prima cosa da fare, obbligatoriamente, è quella di selezionare che tipo di visualizzazione vorremo.
Nel mio caso, non avendo alcuna particolare necessità di visualizzazione dato che gestirò il tutto via App, non mi sono preoccupato troppo ed ho selezionato la prima voce disponibile lasciando invariate sia la selezione dei colori che la sezione di “Layout” e “Playlist”.

Una volta selezionata la configurazione di visualizzazione a voi più gradita ci si troverà di fronte una bella finestra vuota in cui non è presente nessun brano.
A questo punto direi che potrebbe essere il caso di preoccuparsi di popolare la libreria del software ed iniziare la vera e propria configurazione del player.
Per fare ciò apriamo il menù di configurazione cliccando su “Library” e poi selezionando “Configure“.

Ci si aprirà il menù di configurazione di Foobar2ooo, casualmente alla voce “Library”, e sarà visualizzata la finestra di gestione delle cartelle di input.
Per aggiungere una cartella, o un percorso di rete nel caso utilizziate un NAS come sorgente, sarà sufficiente premere il tasto “Add…” e aggiungere tutte le cartelle che utilizzate per conservare i vostri file musicali.
Così facendo il software si occuperà di effettuare una scansione delle cartelle e inserire tutti i file trovati all’interno della libreria di riproduzione SENZA COPIARE NESSUN FILE NEL VOSTRO PC.
Una volta selezionata la cartella, o le cartelle, di vostro interesse vedrete che alla voce “Status” saranno indicate come “Pending“.
Applicando le modifice (tasto “Apply”) lo stato passerà prima ad “Initialising…”, e vedrete popolarsi la vostra libreria nella finestra principale; una volta che l’operazione di sincronizzazione sarà ultimata lo stato passerà a “Monitoring” e voi, a questo punto, avrete tutta la vostra libreria musicale a vostra disposizione.

Facendo un breve recap: avete un PC configurato a dovere lato SO, avete appena lanciato Foobar2000 e caricato la vostra libreria musicale.
Direi che non vi resta altro da fare se non premere play
E invece no!
Dovete prima selezionare il vostro DAC come dispositivo di Output per ascoltare, finalmente, dal vostro impianto.

Per fare ciò bisogna accedere nuovamente al menù di configurazione da “File/Preferences”, o premendo CTRL+P, espandere la sezione “Playback” premendo il simbolo “>” alla sua SX, aprire la scheda “Output” e selezionare, dall’elenco alla voce “Device” il proprio DAC USB così che il software inoltri il segnale audio allo stesso.

Ora si che sarete, finalmente, in grado di ascoltare qualsiasi brano secondo le impostazioni, profondità di bit e frequenza di campionamento, impostate come default per il dispositivo USB dal pannello di controllo di Windows.

Nulla a che vedere, però, con la modalità Bit Perfect a cui dobbiamo arrivare.

Il tunnel è ancora un po’ lunghino ma manca davvero poco.

Foobar2000 – Step 3: Configuriamo il Sistema

Piccolo riassunto delle puntate precedenti:

A questo punto dovremmo avere tra le mani un PC Windows 10 Pro pulito, impostato per poter essere posizionato a piacere anche nel rack dell’impianto, e davvero pronto ad essere reso operativo come Sistema di riproduzione musicale.

Iniziamo:

La prima cosa da fare, strano a dirsi, è quella di verificare i collegamenti e accendere, almeno inizialmente, DAC e PC.

Effettuiamo il login alla macchina e, dal nostro fidato pannello di impostazione, accediamo alla scheda relativa al “Sistema” e da qui andiamo alla scheda “Audio”.
Grazie al fatto che, finalmente, Windows 10 supporta nativamente il protocollo USB Audio Class 2, non dovrebbe essere necessario installare alcun driver e dovremmo vedere visualizzato il nostro DAC come periferica audio attualmente attiva.
ATTENZIONE: lo standard USB AC2 supporta nativamente segnali fino a un massimo di 24 bit / 192 kHz. In realtà lavora anche a 32 bit ma la combinazione 32 bit / 192 kHz non è universamente riconosciuta come standard.

Se così non fosse sarà necessario reperire i driver dal sito del produttore, installarli e fare in modo che il sistema riconosca il nostro DAC come dispositivo di output.

Una volta fatto ciò apriamo il menù di configurazione cliccando la voce “Proprietà dispositivo“. Da qui potremo fare diverse cose, tra cui cambiare il nome che il sistema assegnerà alla periferica (cosa utile nel caso in cui abbiate più DAC USB connessi), ma a noi adesso interessa accedere alle “Proprietà aggiuntive dispositivo” accessibili dal menù a DX.
Una volta aperta tale menù selezioniamo la scheda “Formati supportati” e andiamo ad agire come segue:

  • Dalla sezione “Formati codificati” possiamo selezionare i bitstream che potremo inviare direttamente al DAC senza alcun tipo di conversione in PCM e far lavorare il decoder interno al DAC stesso. Se non sapete se il vostro DAC è in grado di fare qualche tipo di decodifica in modo nativo la cosa più semplice è selezionare una codifica alla volta e premere il tasto “Prova”.
    Molto probabilmente il dispositivo non sarà in grado di effettuare la decodifica in modo nativo, la prova fallirà e la voce verrà disabilitata in automatico.
  • Dalla sezione “Frequenza di campionamento” possiamo selezionare le varie frequenza di campionamento, appunto, e testare l’effettiva capacità di riproduzione del DAC. Il mio consiglio è di verificare, indipendentemente dai dati di targa dichiarati dal costruttore, che il nostro DAC (o meglio il ricevitore USB integrato) sia in grado di operare a tutte le frequenze previste.
    Ci sono dispositivi che lavorano tranquillamente a 192 kHz ma non riescono ad agganciare segnali a 176,4 kHz.

Passiamo ora alla scheda “Avanzate” e prepariamoci a sentire un bel po’ di suoni: partendo dalla qualità inferiore proviamo tutte le voci così da capire qual’è il vero limite di decodifica del nostro DAC. Il mio RC-1570, ad esempio, riproduce tranquillamente anche segnali con profondità di campionamento 32 bit fino a 192 kHz. Vezzo inutile ma differente dal dichiarato (anche perché il Wolfson WM8740 montato non lavora comunque a 32 bit). Indipendentemente da ciò selezioniamo come “Formato predefinito” la massima combinazione di profondità di bit e frequenza di campionamento dichiarata dal costruttore (o la massima riproducibile qualora differente).
Sempre dalla stessa scheda attiviamo entrambe le voci riportate nella sezione “Modalità esclusiva“.

A questo punto abbiamo, finalmente, un PC in grado di comunicare con il nostro DAC e pronto ad essere reso operativo al nostro scopo.

I passi successivi NON sono necessari SOLO per chi intende configurare un PC totalmente “remotato” come il sottoscritto.
Vi consiglio di leggere fino in fondo perché potreste trovare spunti utili anche al vostro caso.

Ricordate quanto detto all’inizio della configurazione di Windows?
Siamo loggati nel PC, anche da remoto, con un utente con privilegi di amministratore.
Cosa non buona in ottica di avere un sistema che, per alcuni di noi, sarà acceso 24/7 e collegato alla rete domestica. Per cui come prima cosa andiamo a creare un utente “base”, che quindi non ha alcun privilegio sulla macchina (e potenzialmente sul resto della rete) da utilizzare d’ora in avanti come “utente unico” sul sistema.

Per fare ciò, stranamente, bisogna partire dal nostro amico ingranaggio. I passaggi da fare sono i seguenti:

  • Selezioniamo la voce “Account
  • Andiamo alla scheda “Famiglia e altri utenti” dal menù di SX
  • Alla voce “Altri utenti” facciamo click su “Aggiungi un altro utente a questo PC
  • Opzionale: selezioniamo “Non ho le informazioni di accesso di questa persona” e successivamente “Aggiungi un utente senza account Microsoft”
  • Assegnamo un nome ed una password al nostro “utente unico” – banalmente io uso “Foobar2000” come nome utente. La password è indispensabile in ottica di accesso remoto al sistema.

Una volta terminata la procedura dovrebbe comparirci l’account appena creato identificato come “Account locale“.

Se siete collegati in remoto al PC e tentate di accedere utilizzando tale utenza non riuscirete nell’operazione perché, come detto, bisogna abilitare gli utenti non amministratori all’accesso remoto.
Per fare ciò torniamo al menù relativo al “Desktop remoto” e aggiungere l’account all’elenco degli abilitati tramite la voce “Seleziona gli utenti che possono accedere da remoto a questo PC“.

  • Clicchiamo “Aggiungi
  • Digitiamo il nome dell’utente appena creato
  • Clicchiamo il tasto “Controlla nomi” – l’operazione dovrebbe riconoscere l’utente locale e completare le informazioni mancanti restituendo la voce “NOMEPC\Utente
  • Facciamo click su OK per confermare l’operazione

Disconnettiamoci dal sistema e riconnettiamoci utilizzando l’utente appena creato.

Se tutto va a buon fine iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel.
Ma non è ancora finita…

Il problema di base è uno solo: se spegnete il PC e poi lo riaccendete questo resta sulla schermata di login e, di conseguenza, non è in grado di eseguire alcuna applicazione fino a quando un utente non si connette alla macchina.
Il nostro obiettivo, però, è quello di fare in modo che il computer si avvii e sia pronto alla riproduzione senza nessun intervento esterno sul fronte del sistema operativo.
Noi vogliamo solamente avviare un App sul telefono/tablet e fare in modo di controllare Foobar2000, e la riproduzione da lì… Per cui ci serve che il sistema si avvii e che, soprattutto, login e avvio di Foobar2000 siano automatizzati.

Andiamo con ordine e facciamo tutto quanto.

Accediamo da remoto alla macchina ed occupiamoci, anzitutto, di rendere il login della nostra utenza base automatico.

Per fare ciò premiamo “Win+R“, o clicchiamo su Start, e digitiamo “netplwiz“. Se siamo loggati con un profilo “base” il sistema ci chiederà di inserire le credenziali di un account amministratore per procedere, facciamolo e dovrebbe aprirsi un pannello di configurazione chiamato “Account utente” che riporta, al centro, l’elenco degli utenti registrati a sistema. A noi, però, interessa la spunta alla voce “Per utilizzare questo computer è necessario che l’utente immetta il nome e la password“.
Togliamo la spunta e clicchiamo su “Applica“.
Comparirà una finestra di dialogo in cui viene chiesto di indicare l’utente per cui intendiamo rendere automatico il login. Non dobbiamo fare altro che compilare i campi con i dati dell’utente da noi creato allo scopo di riprodurre musica.
Clicchiamo OK due volte e il gioco è fatto.

Se adesso riavviate il sistema il PC farà tutto da solo e il login al nostro account “Foobar2000” sarà del tutto automatico.

Ora, che ci crediate o no, possiamo finalmente scaricare ed installare Foobar2000 e iniziare a preoccuparci anche della sua gestione a livello di sistema. Non ancora, però, della sua configurazione.

Una volta completata l’operazione di installazione di Foobar2000 non ci resta che rendere la sua attivazione contestuale all’avvio del sistema. Questa è, forse, la cosa più complicata e stupida da fare:

  • Apriamo una finestra di “Esplora risorse
  • Selezioniamo la scheda “Visualizza” e abilitiamo la voce “Elementi nascosti
  • Andiamo alla cartella “Esecuzione automatica” seguendo il seguente percorso:
    • Windows C: (o comunque il disco radice di Windows)
    • Utenti
    • Utente base
    • AppData
    • Roaming
    • Microsoft
    • Windows
    • Menu Start
    • Programmi
    • Esecuzione automatica

Ora non dobbiamo fare altro che creare un collegamento all’applicazione Foobar2000 (trascinare l’icona di Foobar2000 presente sul Desktop è il modo più semplice e immediato per farlo). Inserite le credenziali di un account amministratore per confermare l’operazione e il gioco è fatto.

Riavviate la macchina e, come per magia, al prossimo login avrete la finestra di Foobar2000 già a schermo e pronta per essere configurata.

Il mio impianto: Denon DP-A100

Questo è esattamente il mio DP-A100 all’evento di presentazione presso SuonoPuro a Concorezzo

Vi sfido.
Prendete un audiofilo analogista spinto, ma spinto forte, e fategli questa domanda:
Come deve essere realizzato, dal punto di vista meccanico, un giradischi per poter essere considerato davvero “Hi-Fi”?

La riposta si svilupperà secondo questo schema:

  • Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia moderna” le caratteristiche base saranno:
    1. Trazione a cinghia (servocontrollata o sincrona AC spesso è indifferente)
    2. Piatto in materiale sintetico/vetro o comunque non metallico di massa media con perno di rotazione in materiale ceramico
    3. Braccio dritto a bassa, se non bassissima, massa, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile.
    4. Plinth in materiale sintetico/MDF a bassa massa e isolato dal motore
  • Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia classica” le caratteristiche di base saranno:
    1. Trazione a cinghia sincrona AC
    2. Piatto ad elevata massa in materiali compositi con mat di disaccoppiamento con perno di rotazione in metallo lubrificato
    3. Braccio dritto, in carbonio, massa medio bassa da almeno 10″, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile in modo continuo
    4. Plinth rivestito in legno ad elevata massa. Possibilmente con telaio flottante e motore disaccoppiato dal telaio.
  • Se l’audiofilo in questione è di quelli intransigenti allora le caratteristiche saranno:
    1. Trazione a cinghia, sincrona AC con motore a bassissima coppia, affogato nel plinth ma disaccoppiato dallo stesso tramite materiali smorzanti.
    2. Piatto a massa elevata concentrata all’esterno, bilanciato con fresature di precisione, con mat in materiali sofisticati (se non in rame) e cuscinetto di rotazione in pietra dura e in bagno d’olio.
    3. Braccio dritto, in carbonio a massa bassissima, unipivot, con contrappeso molto abbassato rispetto all’asse del braccio stesso, regolabile in tutte le funzioni ma senza alcuna lettura diretta delle variabili e in alcuni casi senza alcun dispositivo di antiskating. Di fatto servirà sempre della strumentazione anche per le regolazioni “grossolane”.
    4. Plint in materiale composito a massa molto elevata (>10 kg)

Esempi tipici per le varie tipologie di giradischi possono essere:

  1. Rega/Pro-Ject serie 2X
  2. Linn/Pro-Ject serie Classic
  3. Nottingham Analogue e similari

Ci sono poi anche altri marchi, più o meno noti e più o meno costosi, che ricalcano bene o male le tre famiglie sopra elencate magari andando a pescare il meglio delle tre filosofie o, come nel caso di Pro-Ject stessa, producendo più linee di prodotto MOLTO differenti tra di loro a livello filofia costruttiva ma che condividono gli stessi componenti di base (motore, sistema piatto/perno/cuscinetto e braccio di lettura).

Poi, molto lontani da questa galassia, ci sono i Giapponesi – quelli storici. Quelli che non si fanno problemi circa quale materiale utilizzare, dove smorzare, cosa smorzare, come realizzare la cinghia di trasmissione o la puleggia del motore che la farà girare.
I Giapponesi, da questo punto di vista, erano (sono?) molto più pragmatici:

  • Il piatto deve girare? Ci mettiamo un motore, servocontrollato elettronicamente, che lo faccia girare direttamente e che sia esente da vibrazioni trasversali all’asse di rotazione. Un minimo di gioco verticale potrebbe fare bene al sistema per cui facciamo in modo che sia minimo e perfettamente controllato.
  • Il braccio deve poter essere regolato in tutte le sue parti mobili? Ci mettiamo delle ghiere, o dei contrappesi con dei giochi di leve sensati per l’antiskating, facilmente accessibili e con delle indicazioni di scala che siano un minimo sensate e verosimili alle misure.
  • Il braccio stesso deve essere mobile sul suo asse di rotazione ed avere una massa tale da risultare sufficientemente stabile per la gestione delle vibrazioni della testina? Utilizziamo dei cuscinetti/giunti di precisione e facciamo in modo che abbia massa sufficiente da risultare inerte alla testina così da non vibrare “con lo stilo”.
  • Il Plinth deve essere isolato dalle vibrazioni esterne? Lo costruiamo con una certa cura nei punti di risonanza da tenere a bada e poi ci mettiamo dei piedini smorzanti
  • Ah… Il piatto deve avere una massa sufficiente da garantire un minimo di inerzia che stabilizzi la sua rotazione così da limitare il feedback necessario al servocontrollo.

Signori vi presento il Luxman PD-272!

Non scherzo: prima di prendere il Denon ho avuto tra le mani un Luxman PD-272 (che ho ancora ma non uso più e che avrei dovuto restituire quando ho preso il DP-A100).
Ho anche pensato di sostituirlo per un Pro-Ject RPM 5.1 Carbon convinto che fosse migliore del Giapponese perché: più moderno e, quindi, tendenzialmente costruito meglio, con motore disaccoppiato dal telaio principale e, quindi, tendenzialmente più silenzioso, con braccio in carbonio con giunti cardanici “moderni” che tendenzialmente offrira una capacità di tracciamento e messa a punto migliore del Micro Seiki montato dal Luxman.

NO. NEANCHE DA LONTANO.
Almeno per le mie orecchie.

Approfondirò l’argomento se e quanto scriverò una pagina dedicata al Pro-Ject.

Veniamo, però, finalmente a noi e al Denon DP-A100.

Premetto che il Denon è l’ultimo di 4 giradischi che ho avuto in casa e che, alla luce delle esperienze pregresse, univa i pro dei suoi predecessori eliminandone, o comunque riducendone sensibilmente, i contro.

Al momento dell’acquisto gli aspetti per me cruciali per la scelta del giradischi, che, anche alla luce dell’esborso economico, reputavo (e reputo tutt’ora) definitivo erano poche ma semplici:

  • Il braccio doveva essere regolabile davvero in ogni sua parte e offrire semplicità di impostazione e manutenzione. L’antiskating, soprattutto, volevo fosse regolabile in modo infinitesimale senza limitare l’azione a delle “tacche” previste dal costruttore e immodificabili.
  • Il controllo della velocità di rotazione, che DEVE essere la più regolare e precisa possibile, doveva essere integrato nel telaio del giradischi. Non volevo avere uno scatolotto separato, seppur molto comodo, per la gestione della cosa.
  • Il sistema di trasmissione del moto volevo fosse il più efficiente possibile nella risposta ad eventuali “variabili di sistema” così da mantenere stabile la rotazione del disco.
  • Volevo un qualcosa di funzionale dal punto di vista della “logistica base” di manutenzione dell’impianto: ovvero un dispositivo che fosse facile da scollegare e spostare per la pulizia del mobile e, allo stesso tempo, che non fosse troppo arzigogolato per poterlo pulire e spolverare senza troppe fisime.
  • Ultimo, ma non ultimo, volevo un giradischi che potesse unire quanto sopra ad un’estetica tale da ottenere un “WAF” positivo. (Da notare che all’epoca non dovevo rendere conto a nessuno ma bisogna sempre lavorare col senno di poi)

Premetto che al momento dell’acquisto non c’era nessun altro giradischi disponibile in negozio che rispettasse tali caratteristiche (tutte derivanti dall’esperienza maturata con il Luxman). Per cui ho chiesto di poter portare a casa il Denon in prova e, eventualmente, se avrei potuto fare lo stesso anche con un Nottingham Analogue Interspace Junior qualora il Denon mi avesse soddisfatto. Da notare che il Nottingham rispondeva esclusivamente al quarto punto di cui sopra…

Una volta portato a casa il Denon, e sostituita la testina in dotazione con la mia Ortofon MC Vivo Red in un minuto grazie all’headshell removibile, l’ho regolato in cinque minuti cinque ed ero già pronto per gli ascolti e le regolazioni di fino.

Avevo, ed ho tutt’ora, il mio giradischi definitivo nell’impianto.

I punti di forza del DP-A100:

  • Il braccio, in sè, è regolabile in ogni sua parte anche al volo con le dovute accortezze. Tutte le parti mobili su cui agire sono in alluminio, non in plastica come alcuni sostengono, e non presentano il minimo gioco. Le scale graduate sono anche abbastanza precise nonostante tutto. L’unica variabile non modificabile dal braccio è l’azimuth ma è anche una cosa che non tutti modificano. L’headshell di serie, in ogni caso, è perfettamente parallelo al piatto per cui se lo stilo è dritto non c’è bisogno di alcunché.
  • Il controllo della velocità di rotazione è basato su un oscillatore al quarzo estrememante preciso. Di fatto non ho avuto modo di riscontrare alcuna variazione dai 33.33 e dai 45 RPM impostati con un contagiri Testo 470 dall’errore di misura nullo (preso in prestito dall’ufficio dopo averlo tarato).
    Il motore installato sotto al piatto, inoltre, dispone di una coppia elevatissima che rende il sistema completamente immune da qualsiasi tipo di “disturbo” dovuto a eventuali ondulazioni del disco. Di fatto posso pulire il disco con la spazzolina in carbonio mentre lo ascolto senza rallentamento alcuno della rotazione.
  • Per spostare i suoi quasi 16 kg di peso basta scollegare tre cavi e fissare il braccio col gancetto, questo sì in plastica, del sollevatore e non si corre alcun rischio.
  • Si tratta, a tutti gli effetti, dell’elemento più “WAF Compliant” del mio impianto.

I contro del DP-A100:

Ne ha uno a mio parere. Ed è piuttosto grave…

L’headshell fornito in dotazione NON PERMETTE IN ALCUN MODO di allineare correttamente una DL-103 e similari (lo stesso vale anche per la DL-A100 con cui era venduto) perché troppo corto. Lo stilo non può essere portato ai 56 mm di distanza indicati sul manuale come punto di nulling ottimale: siarriva al massimo a 54mm…

Per risolvere ho acquistato un’headshell Ortofon LH-9000 che ha tre millimetri in più di corsa possibile (e la regolazione dell’azimuth).