Schitt ha lanciato sul mercato due prodotti che “sognavo” da un po’… Due prodotti tanto semplici e banali quanto introvabili sul mercato.
Di cosa si tratta? Di due amplificatori finali, a bassa potenza, per uso prettamente near-field o in abbinamento a diffusori ad alta efficienza.
Finalmente la possibilità di costruire impianti “minimal” a componenti discreti che potrebbero, forse, avere più senso di quanto sia portati a credere.
Un’esempio? Il mio secondo impianto!
Non mi servono potenze esorbitanti e mia moglie sarebbe immensamente grata se riuscissi a ridurre al minimo “l’impronta a terra” del tutto – Fatto salvo, ovviamente, il giradischi che ha un ingombro minimo dovuto alle dimensioni del supporto.
Una volta che il duo Luxman sarà uscito di casa, putroppo la potenziale deadline si avvicina sempre di più, avrò bisogno di rimpiazzare il tutto con qualcosa che sia più piccolo, laddove possibile, e dal look più moderno. Queste nuove proposte di Schiit potrebbero fare al caso mio.
Senza considerare che in studio non ho mai installato un sistema desktop dedicato al Mac solo perché non volevo spendere in cinesate o investire quasi mille euro per un’integrato decente ma “piccolo”…
Considerando che da molte parti ho ricevuto critiche del tipo “Ho visto il tuo blog. Io non ci capisco niente!”, credo possa valere la pena dare un’infarinata di base…
La cosa più sconcertante è che, nonostante tutto, si tratta di sistemi che fino a vent’anni fa erano nelle case di chiunque. E che ancora oggi sono nelle case di molte persone… E che, anche se in scala, sono assimilabili anche al cellulare e le cuffie con cui la gente ascolta Spotify.
Delusioni personale a parte facciamo un po’ di ordine e vediamo di chiarire qualche concetto.
Per ascoltare Musica, qualsiasi tipo di musica, servono almeno quattro “elementi base“:
un supporto che “contiene” l’informazione
un dispositivo che sia in grado di “intepretare” l’informazione
un dispositivo che sia in grado di “rendere fruibile” l’informazione
un dispositivo che sia in grado di “emettere” l’informazione
Come facilmente intuibile dei quattro elementi di cui sopra tre possono essere accorpati nel sistema di riproduzione. Il nostro “impianto” appunto.
Se pensate che sia una cosa davvero astrusa vi consiglio di prendere in mano il vostre telefonino e vederla così:
Server di Spotify/AppleMusic/YouTube
App di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
Il vostro telefono su cui gira l’app di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
Le vostre cuffie
Il concetto vi pare ancora astruso? Non credo… Devo, però, ammettere che l’esempio non è propriamente calzante ma rende bene l’idea.
Ora, tornando a noi e considerando una configurazione, semplice i quattro elementi sarebbero:
Il CD – Ovvero il supporto che contiene l’informazione
Il lettore CD – Overo il dispositivo che è in grado di leggere il CD e, quindi, “interpreta” l’informazione
L’amplificatore – Ovvero il dispositivo che è in grado di prendere il segnale in uscita dal lettore CD e “lo rende fruibile” amplificandolo
I diffusori (o casse) – Ovvero il dispositivo che “emette” l’informazione musicale
In uno stereo portatile i tre elementi di riproduzione sono inseriti in un unico blocco e i cavi di connessione non servono; servirà solamente un cavo di alimentazione (ammesso e non concesso che sia sostituibile).
Un esempio di “sistema portatile” – Yamaha TSX-B235D
In un sistema compatto commerciale, invece, gli unici cavi necessari, oltre a quello di alimentazione, sono quelli dei diffusori (che generalmente non sono sostituibili)
Un esempio di “sistema compatto” – Yamaha Pianocraft 470
Ci sono poi i sistemi a componenti discreti in cui i tre elementi di riproduzione sono suddivisi in tre dispositivi distinti e necessitano, ovviamente, di ulteriori cavi di segnale per connettere il lettore CD all’amplificatore.
Un esempio di “sistema a componenti discreti” – Yamaha Pianocraft 670
Va da sè che con l’aumentare della complessità del sistema, e dei dispositivi che lo compongono, i cavi necessari al collegamento degli stessi aumentano in modo direttamente proporzionale.
Aggiungo, inoltre, che per sistemi come quelli riportati ad esempio non avrebbe senso andare ad investire in cavi particolari.
Ora che abbiamo un’infarinatura di base possiamo pensare di andare avanti e sviscerare maggiormente le componenti degli impianti così da capire un po’ meglio le caratteristiche dei segnali che generano.
Alla fine della fiera dei cavi se ne parlerà tra un po’.