Foobar2000 – Step 4.2: Configuriamo Foobar2000! Pt.2

Se sei arrivato fino a qui è perché non ti basta poter ascoltare la tua musica da Foobar2000 con le impostazioni di default.
Anche perché, a volerla dire tutta, non stai nemmeno ascoltando esattamente la tua musica ma stai facendo rielaborare i tuoi file dal mixer di Windows che si sta occupando di prendere lo stream originale, se così possiamo definirlo, e riconvertirlo (non so con che tipo di algoritmo/approssimazione/fedeltà) a quella che è la configurazione impostata per il dispositivo audio in uso.

Come fare per risolvere questo problema e passare al cosiddetto Bit-Perfect?
La risposta è abbastanza semplice e, almeno in teoria, funziona per tutti i DAC riconosciuti dal sistema: bisogna installare un componente di Foobar2000 (e quindi iniziare ad apprezzare appieno la modularità del sistema) per bypassare il mixer di Windows e fare in modo che il flusso dati sia portato ad un livello macchina che sia il più basso possibile.
Microsoft stessa ha sviluppato una serie di API utili a tale scopo che rientrano nel cosiddetto WASAPI o, per esteso, “Windows Audio Session API” e, fortunatamente per noi, qualcuno si è preso la briga di studiarsi tali istruzioni ed integrarle in un componente che ha l’esatto compito di rendere Foobar in grado di interfacciarsi direttamente con il nostro dispositivo USB: tale componente si chiama “WASAPI Output Support” ed è arrivato alla sua versione 3.3.

Per scaricare il componente in questione cliccare QUI e cliccare Download. Una volta terminato il download del file dovrete, molto semplicemente, lanciarlo e seguire le istruzioni a video per procedere con l’installazione. Vi sarà chiesto di riavviare Foobar2000 e, come per magia, vi comparirà nell’elenco dei componenti installati assieme a quelli già presenti di default (l’elenco è visibile dal menù Preferences).

Bene, ora che abbiamo scaricato ed installato il componente non ci resta altro da fare se non attivarlo in tutto e per tutto.

Per fare ciò dobbiamo andare al pannello di gestione dell’Output (Playback/Output) e selezionare come dispositivo di uscita WASAPI (event o push): Nome del nostro DAC. Vi consiglio di iniziare selezionando la voce con funzionamento PUSH perché maggiormente compatibile; spiegherò più avanti le differenze tra le due modalità di esecuzione.
Una volta selezionato il nostro dispositivo vedrete che le opzioni riportate sotto alla gestione del buffer (di default impostato a 1000 ms) sono diventate accessibili e modificabili: impostate la profondità di bit, come suggerito anche da Foobar stesso, alla massima dichiarata per il vostro DAC mentre per quanto riguarda la voce “Buffer Lenght” dovrete sperimentare un po’, più avanti, per adeguare tale “riserva di musica” al vostro setup definitivo.
Considerate, però, che un buffer troppo corto può risultare in una riproduzione intermittente e un buffer troppo lungo può causare (anzi causa) ritardi di risposta del sistema.

Se provate ad avviare la riproduzione di un qualsiasi brano adesso, SENZA ATTIVARE nessun DPS (anche perché non ne abbiamo ancora parlato), vedrete che il vostro DAC aggancia il segnale alla frequenza di campionamento del pezzo in riproduzione. State ascoltando in “Bit-Perfect”.

Ora vediamo quali sono le differenze tra le due modalità operative del componente WASAPI:

  • In modalità Push, in sostanza, è il PC a gestire il flusso dei dati indipendentemente dallo stato del DAC e dell’effettiva capacità dello stesso di immagazzinare e, soprattutto, elaborare e decodificare i dati stessi. Nonostante questi “inconvenienti” vi consiglio comunque di iniziare con questa impostazione perché è quella compatibile con praticamente tutti i DAC in commercio (o meglio con i ricevitori USB installati sugli stessi)
  • In modalità Event, invece, inverte la gestione del flusso e il carico di lavoro passa direttamente al controller USB del DAC in uso. Di fatto, se supportata dal dispositivo, rende l’approvvigionamento dei dati realmente asincrono e completamente slegato dal PC per cui potenzialmente migliore.

All’atto pratico i due sistemi, se correttamente implementati e funzionanti, non hanno alcuna differenza all’ascolto ma differiscono a livello di bilanciamento del carico di lavoro.

Bisogna, però, tenere conto che con la modalità Push il PC gestisce il flusso, e quindi lo subordina all’eventuale elaborazione dei dati (sovracampionamento, filtraggio, equalizzazioni e così via) rischiando di saturare il buffer del DAC (che a sua volta attua elaborazioni del segnale) qualora l’elaborazione dei dati fosse troppo veloce (eventualità veramente difficile perché “regolata” dallo stream/durata del bano); d’altro canto la modalità Event potrebbe fare in modo che il DAC richieda dei dati non ancora disponibili, perché non ancora elaborati dal PC, causando dei vuoti di memoria (eventualità assai più probabile perché il controller USB integrato nel DAC non sa a che ritmo deve gestire il flusso dei dati).

Per ovviare a questi problemi bisogna intervenire modificando la dimensione del buffer di uscita di Foobar2000 che ha lo scopo di uniformare il flusso dei dati in uscita dal sistema. Sia che questi siano spinti fuori dal PC sia che questi siano tirati dentro il DAC.
Ogni combinazione PC/DAC trova il suo equilibrio in un valore differente impostato per tale cuscinetto. Valore che può essere trovato solo sperimentalmente, e da voi, in base alle configurazioni in uso sul vostro sistema.
Io, nel mio caso, utilizzo la modalità Push e vivo sereno.

Ribadisco però il concetto fondamentale:

LE DUE IMPOSTAZIONI NON HANNO NESSUNA DIFFERENZA ALL’ASCOLTO A PATTO CHE LA RIPRODUZIONE SIA CONTINUA E PERFETTAMENTE FLUIDA.

E con questa pagina si conclude la nostra vventura circa la configurazione di Foobar2000 intesa alla riproduzione Bit-Perfect, e quindi pienamente fedele al flusso dati originale.

Nei prossimi capitoli ci concentreremo sull’installazione e utilizzo delle componenti necessarie, a mio modo di vedere, al fine di sfruttare appieno il software; allo stesso tempo vedremo anche come modificare l’interfaccia utente così da poter verificare il corretto funzionamento del sistema.
Vedremo, inoltre, come aggiungere delle webradio alla libreria.

Ovviamente arriveremo anche al nocciolo della questione: rendere remotabile il sistema.

Finalmente posso scriverlo:

Buona musica!

Hi-Fi e cavi… Quante insidie!

Uno non avvezzo al mondo dell’alta fedeltà non immaginerebbe mai che esiste gente, molta gente, disposta a spendere buona parte del poprio stipendio, e in alcuni casi multipli del proprio stipendio, per un amplificatore integrato.
Piuttosto che per una coppia di diffusori.
Piuttosto che per un preamplificatore.
Piuttosto che per un finale.
Piuttosto che per un giradischi.
Piuttosto che per una testina.
Piuttosto che (indicare qui una cosa qualsiasi che si colleghi ad un impianto di riproduzione audio).

Ebbene si: nell’insieme delle “cose qualsiasi che si collegano ad un impianto di riproduzione audio” rientrano anche i vari cavi, cavini e cavetti.

Ovviamente c’è ci crede che senza un cavo “esoterico” un impianto non potrà suonare che malissimo e chi, altrettanto ovviamente, sostiene la tesi diametralmente opposta: ogni cavo, purché non interrotto, suona esattamente uguale ad un altro.

Poi ci sono io (e altri come me) per cui non è vero che un cavo vale l’altro ma che allo stesso tempo un cavo è “solo” un cavo.

O meglio: a mio modo di vedere non è vero che un cavo vale l’altro MA NON HA SENSO spendere migliaia di Euro per un cavo nella “speranza” che possa cambiare radicalmente il suono del nostro sistema.

Sarò brutale: un cavo non “suona” e se, disgraziatamente, dovesse farlo allora non sarebbe un cavo. Sarebbe un filtro.
Un’altra cosa. Una cosa che non dovrebbe essere utilizzata per collegare due elementi di un sistema che deve essere, per definizione, il più fedele e “trasparente” possibile.

Ma se un cavo non suona… Come possono i cavi, tutti i cavi, differire tra loro? Cosa rende un cavo migliore, per quel preciso scopo, rispetto ad un altro?
Banalmente, ma proprio banalmente, ci sono aspetti di un cavo che davvero possono fare la differenza nel nostro sistema. Due su tutti, e bene o male riconducibili a tutte le “tipologie di cavo” (segnale, potenza e alimentazione):

  • costruzione (geometria e materiali)
  • schermatura

Più avanti entreremo nel merito della questione.

HDCD: Questo sconosciuto

Avete presente quando, all’improvviso, vi si accende una lampadina nel cervello?

Ecco. Mi è successo esattamente questo mentre ero in ufficio (laboratorio di taratura in realtà; sono un metrologo): mi è venuto in mente che, quando ancora utilizzavo il Philips BDP9500 come lettore CD capitava, ogni tanto, che il lettore stesso riconoscesse i dischi come HDCD e che, di conseguenza, abilitava una serie di processamenti del segnale utili rendere la riproduzione, di fatto, una via di mezzo tra un CD e un file ad alta risoluzione. Il segnale PCM veniva rimodulato, in soldoni, da 16/44.1 a 20/44.1 con incremento di dinamica disponibile e, apparentemente, anche una miglior risposta ai transienti e, di conseguenza, un miglior contrasto dinamico.

Avevo approfindito la questione all’epoca ma poi, col passare del tempo e col passaggio alla musica liquida, ho completamente dimenticato questa magia per cui sacrificando uno dei 16 bit di campionamento veniva creato un codice di decodifica utile ad attivare un DSP all’interno del circuito di elaborazione del segnale che, un po’ come avviene quando si decomprime un file, andava ad inserire dei dati “nascosti” all’interno dell’uscita facendo vincere al sistema 5 bit di risoluzione aggiuntiva.

Una sorta di MQA dei tempi che furono e che, attualmente, è in mano a Microsoft.

Il problema, vero, di questo tipo di codifica del segnale PCM è uno soltanto: non è minimamente sponsorizzato sui dischi e, di conseguenza, non ricordo su quanti (né quali) è implementato.

Teoricamente il ripping effettuato con XLD non è distruttivo ed il file FLAC (o ALAC, o AIFF, o WAV, o come esportate voi) generato dal convertitore mantiene la “traccia nascosta” utile alla decodifica completa del messaggio sonoro registrato. Il problema è che, mentre Foobar2000 dovrebbe essere in grado di decodificare l’HDCD, in ambiente NON Windows tale procedura è, in un certo senso, inibita dal fatto che l’algoritmo di conversione è di proprietà di Microsoft e, di conseguenza, non implementato in piattaforme differenti. Oltretutto l’unico software di riproduzione ufficiale risulta essere Windows Media Player

Dove voglio andare a parare vi chiederete voi…
La risposta a questa domanda è semplice: come posso fare per evitare di perdere queste informazioni nascoste e svincolarmi dalla piattaforma di conversione e/o dal fatto che il DAC in mio possesso sia “HDCD compliant” e quindi in grado di digerire tale formato?
In sostanza sto vivendo, in prima persona, ciò che alcuni vivono con la codifica MQA ma con un formato di qualche decennio fa, caduto totalmente in disuso e che, sulla carta, prometteva risultati a metà strada tra un CD Red Book e un DVD Audio.