Benvenuto Apple Silicon

Ebbene si.
Dopo dieci anni di onorato servizio ho deciso di pensionare il mio iMac Retina del 2015 e tornare, sempre dopo dieci anni, ad un portatile Apple. Un MacBook Air M4 baseline) per la precisione.
Il portatile sarà affiancato da un monitor esterno, un BenQ PD2705Q, per le attività “fisse” ma questo è un altro discorso…

Il ritorno ad un laptop significa, però, che anche il Mac Mini dedicato all’impianto non avrà più ragione di esistere… Potrò portare con me il MacBook e collegarlo direttamente ad Yggy quando ne avrò voglia/bisogno.

Insomma: due piccioni con una fava. Forse…

Forse perché ho due insidie da affrontare e due potenziali problemi da risolvere:

  • Per la gestione dei bitrate con Apple Music utilizzo l’utility Lossless Switcher che so per certo funziona nativamente con i processori Intel; dovrebbe essere stata integrato anche il codice per il corretto funzionamento con i processori Apple Silicon (i vari Mx) ma, ad oggi, non ho ancora avuto modo di verificare se questa cosa sia vera o se, invece, l’applicazione si appoggia a Rosetta 2 per la gestione della “conversione” dei comandi da x86 ad ARM…
  • Lo stesso problema si presenta con Audirvana: attualmente posseggo licenza “a vita” per la versione 3.5 che, in teoria, nella sua ultima versione (3.5.50) dovrebbe essere stata distribuita in Universal Binary x86/Apple Silicon, per cui il pacchetto di installazione/app dovrebbe riconoscere in automatico l’architettura del sistema in uso ed avviarsi automaticamente in modalità nativa “corretta”… Dovrebbe.

Avendo già affrontato, con il precedente MacBook, un periodo di transizione tra architetture differenti (all’epoca era il passaggio da PowerPC IBM ai Core 2 di Intel) so già che, qualora dovessi avere necessità di appoggiarmi a Rosetta, potrei incontrare le seguenti problematiche:

  • Incompatibilità parziale/totale del SW con conseguente impossibilità di avvio degli stessi e/o continui crash in fase di utilizzo – Cosa abbastanza frustrante ma risolvibile andando a cercare SW alternativi
  • Piena compatibilità dei SW ma “limitata”, da Apple, alla presenza di Rosetta 2 su macOS. E Rosetta 2, prima o poi, credo proprio che verrà dismessa…

Ad ogni modo stasera dovrei andare a ritirare il MacBook, preso in offerta su Unieuro.it. Monitor/tastiera+mouse arriveranno, invece, venerdì da Amazon.it.

Vi terrò aggiornati.

PS: qualora Audirvana non dovesse girare nativamente su Apple Silicon lo lascerò installato sul Mac Mini che sarà messo in vendita su Subito.it.
Sarà mia premura avvisarvi, nel caso.

Quasi quattro mesi di assenza senza fermarmi un attimo

Solo oggi realizzo che sono quasi quattro mesi che non tocco il PC, o il Mac, per scrivere un articolo sul blog.
Quattro mesi in cui ho rivisto, nuovamente, il posizionamento dei diffusori per ascolto in stereo e per l’ascolto in HT; ho spostato il REL T5 in posizione frontale e l’ho scollegato dalle uscite dei finali stereo (si, sono due in questo momento e sono entrambi stereo), ho inserito Magni+ nello stereo per gli ascolti (rari) in cuffia perché quella integrata in Kara, pur discreta, non mi appagava a fondo; ho trovato un equilibrio nella gestione delle testine del giradischi che non pensavo avrei trovato tanto facilmente; ho giocato con la Humming Guru che si meriterà una recensione in dettaglio entro la fine dell’anno. Ho fatto cose e, soprattutto, ho scoperto che Aegir 2 offre qualcosa in più di Vidar 2, che Kraken è un piccolo mostricciattolo e che Rekkr, se mascherato alla vista, potrebbe essere utilizzato per mettere alla prova le manie di potenza di alcuni accaniti inseguitori di Watt.

Nel frattempo Schiit ha lanciato sul mercato prodotti, e tecnologie, degne di essere discusse, la concorrenza si è messa ad inseguire su alcuni aspetti e i giapponesi si sono risvegliati dal torpore dell’ultimo ventennio…

Ah: ho un altro DAC multibit, due ampli cuffia e altre cose che girano per casa di cui dovrei parlare. Vedrò di farlo con relativa calma…

Rumore, distorsione e tutte queste strane variabili introdotte dal sistema… E nessuno che cerca di fare ordine (a quanto mi risulta) ma con una “piccola” eccezione

Ogni tanto, abbastanza spesso in realtà, quando arrivo alla sezione “Misure” delle recensioni di Stereophile.com/leggo quelle su Audio Science Review mi soffermo sui grafici dell’andamento THD+N e cerco di immaginare l’interazione tra le varie elettroniche in condizioni di reale utilizzo.

Spesso, soprattutto quando su ASR, resto anche abbastanza basito da alcuni commenti che inneggiano alla presunta superiorità “per forza di cose” di alcuni prodotti rispetto ad altri ritenuti più blasonati e, di conseguenza, più inflazionati e/o dal prezzo spropositato… Cosa che, in alcuni casi, è vera e condivisibile eh.
Ma non in tutti.

Resta il fatto che, spesso e volentieri, ci si trova a paragonare mele con pere senza nemmeno capirne il motivo: si ragiona quasi sempre sulla migliore condizione possibile che è, però, una condizione difficilmente sfruttabile durante l’ascolto (segnale al suo massimo in uscita dalla sorgente, volume al massimo sul pre e conseguente massima potenza in erogazione dal finale).

Voi vi chiederete: ma questo non ha niente di meglio a cui pensare? Beh, si in reltà, ma l’essere passato dalla parte del “Less is More” in termini di potenza erogabile dal sistema mi ha portato a ragionare sulle interazione tra i vari componenti in termini di guadagno totale e utilizzo effettivo.
Banalmente: a parità di volume su Kara ottengo una differenza di circa 3 dBA passando da Aegir 2 a Vidar 2 – la potenza sonora erogata dal sistema raddoppia.
Per pareggiare il volume percepito devo, necessariamente, agire sulla regolazione di volume, alzando o abbassando, e la cosa comporta una modifica delle componenti THD+N introdotte da Kara (di fatto impercettibili ma presenti).

Se, però, al posto di Aegir 2 inserisco Gjallarhorn nel sistema (cosa che ho fatto in più occasioni) la differenza totale diventa di 6 dB: quattro volte la potenza erogata.
Ecco, vi posso assicurare che, a parità di volume finale le differenze in termini di qualità di riproduzione ci sono e, stando alle curve di risposta in potenza pubblicate da Schiit, credo dipendando da Kara e dal fatto che si trova a lavorare in condizioni più favorevoli in termini di rumore… Lo scotto? La riserva dinamica del sistema è davvero, ma davvero, poca e quindi poco fruibile per ascolti “divertenti”.

Oppure, altro esempio al limite, nel secondo impianto utilizzo un pre passivo (ho provato anche ad inserire un pre attivo – di pari categoria – senza ottenere vantaggi significativi) abbinato ad un finale da 2 W dopo aver provato ad inserire lo ZA3 di Fosi… ZA3 che lavorava, sempre e comunque, con potenziometro del volume a nemmeno un quarto della corsa.
Devo aggiungere che, a parità di volume e condizioni di ascolto, così come in studio, ho sempre preferito Rekkr ai classe D. Alla fine in sala da pranzo devo creare un sottofondo musicale; ma anche per ascolti critici temo opterei per il piccolo americano…

Insomma: tutti parlano di interazione tra le componenti quasi esclusivamente in termini di impedenze, capacità di pilotaggio (e si torna alle impedenze ma sotto forma di “fattore di smorazamento”), erogazione di corrente e simili. Io, oltre a tutto questo, vi invito a valutare anche le interazioni tra le caratteristiche THD+N delle varie componenti attive.
Avere un finale in classe D potentissimo, ma rumoroso in regime di potenza utile, potrebbe essere peggio di un buon finale in classe AB correttamente dimensionato per il vostro utilizzo…