Appassionati Mobile Fidelity Sound Lab? Ho la soluzione per voi!

Se siete appassionati, come me e molti altri, di Musica, e siete alla ricerca di edizioni masterizzate ed incise a regola d’arte, conoscete sicuramente l’etichetta Mobile Fidelity Sound Labs.
Quella della copertina con la banda colorata e la scritta “ORIGINAL MASTER RECORDING” tanto per intenderci.

Ecco, se sapete di cosa parlo, sapete anche quanto sia difficile accedere al loro catalogo prodotti stando dalla parte sbagliata dell’Atlantico…
Molti avranno sicuramente provato, io tra questi, l’acquisto diretto dal loro shop barcamenandosi tra volatilità del cambio €/$, spese di trasporto necessariamente importanti, costi di sdoganamento non proprio semplici da calcolare a priori e compagnia bella…

L’alternativa più utilizzata, almeno dal sottoscritto e dai suoi conoscenti, è sempre stata Amazon anche se a prezzi non definiti (si parte da un listino MoFi fisso per tutti i prodotti per arrivare ad un catalogo Amazon altamente variabile e con prezzi che subiscono oscillazioni, nel peggiore dei casi, che portano a prezzi anche doppi rispetto a quello di partenza) e, soprattutto, a disponiblità non sempre certe.
Ho provato ad ordinare un SACD di Miles Davis, Nefertiti nel caso specifico, indicato come immediatamente disponibile ma che, in realtà, è diventato un preordine al prezzo migliore garantito (quello che ho pagato in fase di acquisto).
Ho provato, anche, a prenotare l’LP dei The Knaks – Get The Knack (quello di My Sharona per intendersi), vedermi addebitare l’acquisto come se l’articolo fosse prossimo alla spedizione e poi ricevere un messaggio di presunta consegna entro il 31/12/2025…

Poi è stato annunciata la disponibilità all’acquisto di Thriller. Ho cercato su Google e: il fulmine a ciel sereno! La soluzione è Italianissima, indipendente e, soprattutto, snella nella gestione ordini e nella disponibilità di modalità di consegna ritiro – oltre che super onesta nel prezzo…

Di chi si tratta?

DISCOTECA LAZIALE signori.

Se non lo conoscete state tranquilli. Non li conoscevo nemmeno io…

Resta il fatto che da allora sono il mio punto di riferimento per MoFi e non solo.

Fate un salto sul loro shop online o, se siete di Roma, andateli a trovare.
Lasciando a casa il portafogli però.

Discoteca Laziale – Home Page

PS: non vendono solo dischi. Volendo si entra senza nulla e si esce con tutto un impianto per ascoltare ciò che si è comprato…

Oh Schiit…

Schitt ha lanciato sul mercato due prodotti che “sognavo” da un po’…
Due prodotti tanto semplici e banali quanto introvabili sul mercato.

Di cosa si tratta?
Di due amplificatori finali, a bassa potenza, per uso prettamente near-field o in abbinamento a diffusori ad alta efficienza.

Finalmente la possibilità di costruire impianti “minimal” a componenti discreti che potrebbero, forse, avere più senso di quanto sia portati a credere.

Un’esempio?
Il mio secondo impianto!

Non mi servono potenze esorbitanti e mia moglie sarebbe immensamente grata se riuscissi a ridurre al minimo “l’impronta a terra” del tutto – Fatto salvo, ovviamente, il giradischi che ha un ingombro minimo dovuto alle dimensioni del supporto.

Una volta che il duo Luxman sarà uscito di casa, putroppo la potenziale deadline si avvicina sempre di più, avrò bisogno di rimpiazzare il tutto con qualcosa che sia più piccolo, laddove possibile, e dal look più moderno.
Queste nuove proposte di Schiit potrebbero fare al caso mio.

Senza considerare che in studio non ho mai installato un sistema desktop dedicato al Mac solo perché non volevo spendere in cinesate o investire quasi mille euro per un’integrato decente ma “piccolo”…

E siamo a due impiantini…

I componenti di un impianto Hi-Fi

Considerando che da molte parti ho ricevuto critiche del tipo “Ho visto il tuo blog. Io non ci capisco niente!”, credo possa valere la pena dare un’infarinata di base…

La cosa più sconcertante è che, nonostante tutto, si tratta di sistemi che fino a vent’anni fa erano nelle case di chiunque. E che ancora oggi sono nelle case di molte persone… E che, anche se in scala, sono assimilabili anche al cellulare e le cuffie con cui la gente ascolta Spotify.

Delusioni personale a parte facciamo un po’ di ordine e vediamo di chiarire qualche concetto.

Per ascoltare Musica, qualsiasi tipo di musica, servono almeno quattro elementi base“:

  1. un supporto che “contiene” l’informazione
  2. un dispositivo che sia in grado di “intepretare” l’informazione
  3. un dispositivo che sia in grado di “rendere fruibile” l’informazione
  4. un dispositivo che sia in grado di “emettere” l’informazione

Come facilmente intuibile dei quattro elementi di cui sopra tre possono essere accorpati nel sistema di riproduzione. Il nostro “impianto” appunto.

Se pensate che sia una cosa davvero astrusa vi consiglio di prendere in mano il vostre telefonino e vederla così:

  1. Server di Spotify/AppleMusic/YouTube
  2. App di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
  3. Il vostro telefono su cui gira l’app di [Inserire qui la piattaforma di streaming in uso]
  4. Le vostre cuffie

Il concetto vi pare ancora astruso? Non credo…
Devo, però, ammettere che l’esempio non è propriamente calzante ma rende bene l’idea.

Ora, tornando a noi e considerando una configurazione, semplice i quattro elementi sarebbero:

  1. Il CD – Ovvero il supporto che contiene l’informazione
  2. Il lettore CD – Overo il dispositivo che è in grado di leggere il CD e, quindi, “interpreta” l’informazione
  3. L’amplificatore – Ovvero il dispositivo che è in grado di prendere il segnale in uscita dal lettore CD e “lo rende fruibile” amplificandolo
  4. I diffusori (o casse) – Ovvero il dispositivo che “emette” l’informazione musicale

In uno stereo portatile i tre elementi di riproduzione sono inseriti in un unico blocco e i cavi di connessione non servono; servirà solamente un cavo di alimentazione (ammesso e non concesso che sia sostituibile).

Un esempio di “sistema portatile” – Yamaha TSX-B235D

In un sistema compatto commerciale, invece, gli unici cavi necessari, oltre a quello di alimentazione, sono quelli dei diffusori (che generalmente non sono sostituibili)

Un esempio di “sistema compatto” – Yamaha Pianocraft 470

Ci sono poi i sistemi a componenti discreti in cui i tre elementi di riproduzione sono suddivisi in tre dispositivi distinti e necessitano, ovviamente, di ulteriori cavi di segnale per connettere il lettore CD all’amplificatore.

Un esempio di “sistema a componenti discreti” – Yamaha Pianocraft 670

Va da sè che con l’aumentare della complessità del sistema, e dei dispositivi che lo compongono, i cavi necessari al collegamento degli stessi aumentano in modo direttamente proporzionale.

Aggiungo, inoltre, che per sistemi come quelli riportati ad esempio non avrebbe senso andare ad investire in cavi particolari.

Ora che abbiamo un’infarinatura di base possiamo pensare di andare avanti e sviscerare maggiormente le componenti degli impianti così da capire un po’ meglio le caratteristiche dei segnali che generano.

Alla fine della fiera dei cavi se ne parlerà tra un po’.