Potrei, forse, abbandonare Audirvana…

Oggi è il grande giorno.
Ieri sera ho ritirato il MacBook Air e oggi dovrei riuscire ad avere il tempo di avviarlo e configurarlo per la prima volta e, quindi, nei tempi morti in ufficio ho studiato il più possibile come configurare il tutto per poter avere un’esperienza d’uso che sia la più semplice possibile.

I due scogli da superare, ovviamente, riguardano la libreria di Foto che, da sola, occupa qualcosa come 70 GB sull’attuale iMac e, ovviamente, la libreria musicale e la riproduzione della musica attualmente archiviata sul NAS…

Orbene, non ricordo se l’ho scritto da qualche parte in precedenza ma, in casa, ho un Mac Mini M2, baseline, che attualmente utilizzo per affiancare l’iMac nell’elaborazione di foto con Lightroom (l’ho preso a prezzo ridicolo grazie a una promo su Unieuro che si sommava ad un’altra promo in essere – l’ho pagato qualcosa più di € 300,00).
La mia idea era quella di continuare ad usarlo a tale scopo, nonostante M4 abbia prestazioni decisamente migliori, per il semplice fatto di non voler lavorare troppo sull’SSD integrato nel nuovo portatile…

Oggi, studiando, ho però cercato anche un modo per tenere le due macchine il più possibile sincronizzate tra loro perché mi è successo, a volte, di andare a cercare dei documenti sul Mini (convinto di averli) quando in realtà erano presenti solo sull’iMac.
Nelle varie guide/tutorial ogni tanto, non sempre, saltava fuori anche la possibilità di condividere la libreria musicale tra dispositivi all’interno della stessa abitazione senza perdita di qualità… La mia libreria su NAS è composta al 100% da copie FLAC dei miei CD per cui, ho pensato, se li convertissi in ALAC e li aggiungessi alla libreria del Mac Mini, forse, potrei accederci anche dal MacBook e, di conseguenza, riprodurli, senza perdita di qualità, anche da quello e in qualsiasi punto della casa!

Non so se funzionerà o meno ma tentar non nuoce.

Vi aggiornerò.

PS: da quando ho Yggdrasil nell’impianto principale, e Bifrost 2/64 in studio, ho smesso di utilizzare algoritmi di upsampling/oversampling per cui Musica sarebbe, per me, più che sufficiente.

Quasi quattro mesi di assenza senza fermarmi un attimo

Solo oggi realizzo che sono quasi quattro mesi che non tocco il PC, o il Mac, per scrivere un articolo sul blog.
Quattro mesi in cui ho rivisto, nuovamente, il posizionamento dei diffusori per ascolto in stereo e per l’ascolto in HT; ho spostato il REL T5 in posizione frontale e l’ho scollegato dalle uscite dei finali stereo (si, sono due in questo momento e sono entrambi stereo), ho inserito Magni+ nello stereo per gli ascolti (rari) in cuffia perché quella integrata in Kara, pur discreta, non mi appagava a fondo; ho trovato un equilibrio nella gestione delle testine del giradischi che non pensavo avrei trovato tanto facilmente; ho giocato con la Humming Guru che si meriterà una recensione in dettaglio entro la fine dell’anno. Ho fatto cose e, soprattutto, ho scoperto che Aegir 2 offre qualcosa in più di Vidar 2, che Kraken è un piccolo mostricciattolo e che Rekkr, se mascherato alla vista, potrebbe essere utilizzato per mettere alla prova le manie di potenza di alcuni accaniti inseguitori di Watt.

Nel frattempo Schiit ha lanciato sul mercato prodotti, e tecnologie, degne di essere discusse, la concorrenza si è messa ad inseguire su alcuni aspetti e i giapponesi si sono risvegliati dal torpore dell’ultimo ventennio…

Ah: ho un altro DAC multibit, due ampli cuffia e altre cose che girano per casa di cui dovrei parlare. Vedrò di farlo con relativa calma…

Rumore, distorsione e tutte queste strane variabili introdotte dal sistema… E nessuno che cerca di fare ordine (a quanto mi risulta) ma con una “piccola” eccezione

Ogni tanto, abbastanza spesso in realtà, quando arrivo alla sezione “Misure” delle recensioni di Stereophile.com/leggo quelle su Audio Science Review mi soffermo sui grafici dell’andamento THD+N e cerco di immaginare l’interazione tra le varie elettroniche in condizioni di reale utilizzo.

Spesso, soprattutto quando su ASR, resto anche abbastanza basito da alcuni commenti che inneggiano alla presunta superiorità “per forza di cose” di alcuni prodotti rispetto ad altri ritenuti più blasonati e, di conseguenza, più inflazionati e/o dal prezzo spropositato… Cosa che, in alcuni casi, è vera e condivisibile eh.
Ma non in tutti.

Resta il fatto che, spesso e volentieri, ci si trova a paragonare mele con pere senza nemmeno capirne il motivo: si ragiona quasi sempre sulla migliore condizione possibile che è, però, una condizione difficilmente sfruttabile durante l’ascolto (segnale al suo massimo in uscita dalla sorgente, volume al massimo sul pre e conseguente massima potenza in erogazione dal finale).

Voi vi chiederete: ma questo non ha niente di meglio a cui pensare? Beh, si in reltà, ma l’essere passato dalla parte del “Less is More” in termini di potenza erogabile dal sistema mi ha portato a ragionare sulle interazione tra i vari componenti in termini di guadagno totale e utilizzo effettivo.
Banalmente: a parità di volume su Kara ottengo una differenza di circa 3 dBA passando da Aegir 2 a Vidar 2 – la potenza sonora erogata dal sistema raddoppia.
Per pareggiare il volume percepito devo, necessariamente, agire sulla regolazione di volume, alzando o abbassando, e la cosa comporta una modifica delle componenti THD+N introdotte da Kara (di fatto impercettibili ma presenti).

Se, però, al posto di Aegir 2 inserisco Gjallarhorn nel sistema (cosa che ho fatto in più occasioni) la differenza totale diventa di 6 dB: quattro volte la potenza erogata.
Ecco, vi posso assicurare che, a parità di volume finale le differenze in termini di qualità di riproduzione ci sono e, stando alle curve di risposta in potenza pubblicate da Schiit, credo dipendando da Kara e dal fatto che si trova a lavorare in condizioni più favorevoli in termini di rumore… Lo scotto? La riserva dinamica del sistema è davvero, ma davvero, poca e quindi poco fruibile per ascolti “divertenti”.

Oppure, altro esempio al limite, nel secondo impianto utilizzo un pre passivo (ho provato anche ad inserire un pre attivo – di pari categoria – senza ottenere vantaggi significativi) abbinato ad un finale da 2 W dopo aver provato ad inserire lo ZA3 di Fosi… ZA3 che lavorava, sempre e comunque, con potenziometro del volume a nemmeno un quarto della corsa.
Devo aggiungere che, a parità di volume e condizioni di ascolto, così come in studio, ho sempre preferito Rekkr ai classe D. Alla fine in sala da pranzo devo creare un sottofondo musicale; ma anche per ascolti critici temo opterei per il piccolo americano…

Insomma: tutti parlano di interazione tra le componenti quasi esclusivamente in termini di impedenze, capacità di pilotaggio (e si torna alle impedenze ma sotto forma di “fattore di smorazamento”), erogazione di corrente e simili. Io, oltre a tutto questo, vi invito a valutare anche le interazioni tra le caratteristiche THD+N delle varie componenti attive.
Avere un finale in classe D potentissimo, ma rumoroso in regime di potenza utile, potrebbe essere peggio di un buon finale in classe AB correttamente dimensionato per il vostro utilizzo…