Rumore, distorsione e tutte queste strane variabili introdotte dal sistema… E nessuno che cerca di fare ordine (a quanto mi risulta) ma con una “piccola” eccezione

Ogni tanto, abbastanza spesso in realtà, quando arrivo alla sezione “Misure” delle recensioni di Stereophile.com/leggo quelle su Audio Science Review mi soffermo sui grafici dell’andamento THD+N e cerco di immaginare l’interazione tra le varie elettroniche in condizioni di reale utilizzo.

Spesso, soprattutto quando su ASR, resto anche abbastanza basito da alcuni commenti che inneggiano alla presunta superiorità “per forza di cose” di alcuni prodotti rispetto ad altri ritenuti più blasonati e, di conseguenza, più inflazionati e/o dal prezzo spropositato… Cosa che, in alcuni casi, è vera e condivisibile eh.
Ma non in tutti.

Resta il fatto che, spesso e volentieri, ci si trova a paragonare mele con pere senza nemmeno capirne il motivo: si ragiona quasi sempre sulla migliore condizione possibile che è, però, una condizione difficilmente sfruttabile durante l’ascolto (segnale al suo massimo in uscita dalla sorgente, volume al massimo sul pre e conseguente massima potenza in erogazione dal finale).

Voi vi chiederete: ma questo non ha niente di meglio a cui pensare? Beh, si in reltà, ma l’essere passato dalla parte del “Less is More” in termini di potenza erogabile dal sistema mi ha portato a ragionare sulle interazione tra i vari componenti in termini di guadagno totale e utilizzo effettivo.
Banalmente: a parità di volume su Kara ottengo una differenza di circa 3 dBA passando da Aegir 2 a Vidar 2 – la potenza sonora erogata dal sistema raddoppia.
Per pareggiare il volume percepito devo, necessariamente, agire sulla regolazione di volume, alzando o abbassando, e la cosa comporta una modifica delle componenti THD+N introdotte da Kara (di fatto impercettibili ma presenti).

Se, però, al posto di Aegir 2 inserisco Gjallarhorn nel sistema (cosa che ho fatto in più occasioni) la differenza totale diventa di 6 dB: quattro volte la potenza erogata.
Ecco, vi posso assicurare che, a parità di volume finale le differenze in termini di qualità di riproduzione ci sono e, stando alle curve di risposta in potenza pubblicate da Schiit, credo dipendando da Kara e dal fatto che si trova a lavorare in condizioni più favorevoli in termini di rumore… Lo scotto? La riserva dinamica del sistema è davvero, ma davvero, poca e quindi poco fruibile per ascolti “divertenti”.

Oppure, altro esempio al limite, nel secondo impianto utilizzo un pre passivo (ho provato anche ad inserire un pre attivo – di pari categoria – senza ottenere vantaggi significativi) abbinato ad un finale da 2 W dopo aver provato ad inserire lo ZA3 di Fosi… ZA3 che lavorava, sempre e comunque, con potenziometro del volume a nemmeno un quarto della corsa.
Devo aggiungere che, a parità di volume e condizioni di ascolto, così come in studio, ho sempre preferito Rekkr ai classe D. Alla fine in sala da pranzo devo creare un sottofondo musicale; ma anche per ascolti critici temo opterei per il piccolo americano…

Insomma: tutti parlano di interazione tra le componenti quasi esclusivamente in termini di impedenze, capacità di pilotaggio (e si torna alle impedenze ma sotto forma di “fattore di smorazamento”), erogazione di corrente e simili. Io, oltre a tutto questo, vi invito a valutare anche le interazioni tra le caratteristiche THD+N delle varie componenti attive.
Avere un finale in classe D potentissimo, ma rumoroso in regime di potenza utile, potrebbe essere peggio di un buon finale in classe AB correttamente dimensionato per il vostro utilizzo…

Piccoli aggiornamenti

Articolo di servizio solo perché ho aggiornato la pagina relativa al mio impianto di riferimento attuale,

A breve arriverà anche la pagina relativa al secondo impianto in sala da pranzo e all’impianto desktop che ho in studio.

Sto mettendo, inoltre, le basi per una pagina relativa a tutti i dispositivi audio che ho avuto modo di toccare con mano ed ascoltare in situazioni domestiche (abitazione precedente) e/o in impianti di amici e negozi. Giusto per dare un’infarinata sul mio background “audiophile” e capire quali sono i metri di paragone con cui mi sono confrontato in questi quasi vent’anni di coltivazione della passione.

E se mi fossi sbagliato sul front-end analogico?

Sarò sincero: il Rega RP1 mi sta dando enormi soddisfazioni. Di fatto ho usato più lui in quest’ultima settimana che il DP-A100 nell’intero mese di Dicembre 2024. Il Denon, in realtà, non ha praticamente mai girato da inizio anno…

Complice il fatto che l’inglese è al centro della casa, nell’ambiente in cui passo la maggior parte del tempo libero in settimana, ed installato in un impianto che si presta benissimo anche alla semplice sonorizzazione dell’ambiente stesso, devo ammettere che lo sto facendo suonare più del previsto.
La cosa che mi stupisce maggiormente è, però, il fatto che la combo braccio/testina, seppur entry level entrambi, suonano in modo più uniforme su tutta la superficie del disco mentre il Denon, indipendentemente dalla testina montata, tende ad indurirsi mano a mano che lo stilo si avvicina al centro del piatto. Distorce, forse, meno ma perde di dinamica…

La filosofia costruttiva dei due giradischi è diametralmente opposta, lo so; e la scelta del Denon deriva dalla mia, scarsa ma negativa, esperienza con piatti Pro-Ject che, erroneamente, assimilavo a Rega in quanto a scelte progettuali.
Mi sa che mi sbagliavo e che, forse, il discorso meriterebbe un po’ di approfondimento ulteriore.