Non ho tempo ma ho un’altra chitarra

Ebbene si, devo ammetterlo: ho iniziato l’anno pieno di buoni propositi e di entusiasmo e poi mi sono arenato…
Non ho, quasi, tempo da dedicare alla Musica né al blog. I miei ascolti si limitano a quelli che riesco a fare in ufficio collegando le cuffie USB che mi hanno fornito per le call all’iPhone tramite l’adattatorino cinese preso su Amazon.it ormai quattro anni fa.

In compenso, però, la PGMM11-JB è una figata anche se, per ovvie ragioni, non riesco a suonarla come vorrei…

Arriveranno momenti migliori e più tranquilli.

Non solo Musica da riprodurre…

È successa una cosa che non pensavo potesse accadere nuvoamente: sono entrato nuovamente nel vortice della chitarra…

Nelle ultime settimane ho avuto modo, finalmente aggiungerei, di suonare quotidianamente le mie fidate chitarre elettriche (una Ibanez RG1570 e una Epiphone SG ’61 Standard del 1999). Il tutto, però, senza collegarle all’amplificatore perché anni or sono ho letteralmene fondato il jack cuffie e, di conseguenza, mi è impossibile suonare senza disturbare il resto della famiglia.

La cosa ha portato a scoprire aspetti del tutto inaspettati delle dinamiche di famiglia e, manco a farlo apposta, ha riacceso le mie “voglie di modifica” sopite nel tempo… Cosa intendo?

  • La figlia grande, di tre anni e mezzo, vorrebbe “suonare” le chitarre ogni volta che le vede ma ci sono due aspetti non da poco che la ostacolano: il peso e le dimensioni degli strumenti. Per lei, scricciolo, sono letteralmente ingestibili…
  • Mi manca il suono distorto di un ampli e la sensibilità nelle mani per poter gestire il suono amplificato – Sono fermo da quasi sette anni…
  • Suonando mi sono ricordato che la Epiphone ha il selettore dei pickup andato e che sarebbe, quindi, da sostituire. Gli accordatori, inoltre, soffrono l’età e non tengono più l’accordatura da un giorno con l’altro…
  • Suonando mi sono ricordato che il pickup al ponte della RG1570 è da sostituire per portarlo al livello del DiMarzio Air Norton che gli ho montato al manico nel 2014…

Le soluzioni?

  • Ordinata Ibanez, si sono un fan del marchio, PGMM11-JB come giocattolo personale e per sanare le voglie chitarristiche della bimba – È da anni che desidero una Paul Gilbert Signature e questa in un certo senso esaurisce anche tale desiderio.
  • Ho trovato un Orange Crush Mini usato, su Subito.it, ad un prezzo allettante e l’ho preso ad occhi chiusi. Non un mostro di amplificatore e decisamente limitato dall’altoparlante integrato (l’elettronica dovrebbe essere più che decente) ma per riprendere a suonare in amplificato va più che bene e, soprattutto, è dotato di uscita cuffie ed è trasportabile facilmente nonché gestibile anche dalla figlia
  • Comprato selettore, Göldo, e meccaniche locking, Gotoh, per risolvere entrambi i problemi
  • Ho trovato un DiMarzio PAF Pro F-Spaced usato, sempre se Subito.it, che finirà al ponte della RG1570. Dovrei ottenere più corpo e spinta oltre che un minor stacco con l’Air Norton al manico.
  • Preso dalla scimmia dei pickup ho ordinato anche due humbucker da montare sulla SG… Sempre DiMarzio: un Super Distortion per il ponte e un Super 2 per il manico
  • I PAF della Epiphone finiranno sulla PGMM… Per cui ho ordinato anche un selettore a tre vie per gestire i due pickup che escono a due fili e non a 4 come gli Infinity R montati sulla Mikro

Seguiranno articoli in dettaglio su tutto quanto.

Per ora posso anticipare che oggi è previsto l’arrivo della PGMM11-JB e dell’ordine Thomann (Supero Distortion, Super 2 e selettore per la SG) e che, quindi, stasera mi divertirò non poco…

Schiit Yggdrasil: quando 21 bit suonano meglio di 32

C’è poco da aggiungere al titolo dell’articolo.
È tutto scritto all’interno di quella singola frase…

Avete, come il sottoscritto, una collezione di musica digitale/liquida per la maggior parte in formato PCM e il poco materiale in DSD è quello contenuto nei SACD?
Allora sappiate che, personalmente, non ho memoria di un DAC che suoni alla pari dello Schiit Yggdrasil e che non costi come un’utilitaria…

Premetto che a questi livelli, apparecchi con listini che superano le € 1500÷2000,00, le differenze sono generalmente nelle sfumature e nei dettagli; ci sono, però, casi in cui non è così.
Ci sono casi in cui le differenze sono talmente lampanti che non serve fare confronti in doppio cieco per capire che ciò che si sta ascoltando è qualcosa che rimarrà ben impresso nella memoria come “nuovo riferimento”.

Mi era già successo, in passato, con l’accoppiata EAR Yoshino Dac4+Acute 4: non avevo mai sentito una sorgente digitale suonare tanto “analogica”. Niente asprezze, niente incertezze… Niente se non Musica.
All’epoca, però, l’impianto non era il mio ed era una demo di DML Audio per cui tutto l’impianto era di assoluto riferimento e non avevo modo di capire se la magia derivasse solo dall’accoppiata trasporto+convertitore o se ci fosse dell’altro a contribuire alla cosa.

Con Yggy è successa, esattamente, la stessa cosa. Nel mio impianto però…

Il DAC Schiit ha bisogno di un discreto tempo di warm-up, almeno mezza giornata stando alla mia esperienza diretta, per suonare al suo meglio ma già da “freddo” suona come il DCD-A100 a regime termico.
Man mano che le temperature interne si stabilizzano il suono dell’americano inizia a prendere forma e dimensione inavvicinabili dal giapponese. Tutto suona più naturale e meno compresso, più verosimile, e allo stesso tempo la scena si estende in tutte le direzioni.

Non sono gli strumenti/voci a “spostarsi nello spazio” ma è lo spazio intorno a loro che prende forma in modo diverso…una cosa difficile da spiegare ma lampante una volta di fronte ai diffusori.
Yggy “crea” uno spazio sonoro che prima non c’era; e lo fa, molto semplicemente, aggiungendo maggior dettaglio nei transienti, nel microcontrasto e nella dinamica generale. Le risonanze, i decadimenti, le armoniche, tutto quanto insomma, vengono gestite senza congestioni e senza sovrapposizioni.
Si possono sentire tutte le componenti strumentali/vocali ben distinte e svincolate le une dalle altre e senza impastamenti. E la cosa, badate bene, non avviene solo con quartetti Jazz o con i “classici” brani da fiera audio. Anche “I get wet” di Andrew W.K. gode della stessa magia, in tutta la sua compressione dinamica quasi estrema.

Un’altro “effetto collaterale” del warm-up è la comparsa di quello che in rete molti definiscono “Moffat Bass”. La gamma bassa prende vita e forma in modo inaspettato ed inusuale.
Non si tratta, però, di una enfatizzazione della gamma bassa ma della maggior coerenza temporale di riproduzine dovuta al particolare algoritmo di upsampling adottato da Schiit (il famoso Mega Combo Burrito che lavora sia nel dominio della frequenza che, soprattutto, nel dominio del tempo).

Ritengo che il 95% della magia di questo DAC risieda esclusivamente nel filtro digitale adottato. Credo proprio che sia questo il segreto dei DAC Multibit di Schiit Audio: la loro caratteristica unica, ed intrinseca, di convertire il segnale in ingresso mantenendo tutte le informazioni presenti senza introdurre variazioni di fase/distorsioni temporali che non alterano il singolo suono riprodotto ma che sono in grado di modificare l’intelleggibilità dell’intero messaggio sonoro.

Ora, francamente, sarei curioso di verificare questa mia affermazione con il DAC Delta-Sigma che Schiit sta sviluppando e che dovrebbe essere introdotto nel corso dell’anno…