Una sorta di equilibrio

Eccoci arrivati all’ultimo articolo previsto per il 2024.
Ho iniziato l’anno convinto di riuscire a dedicare un po’ più di tempo sia alla Musica che, come sempre, a questo mio blog.

Alla fine dei conti non ho mantenuto nessuna delle due convinzioni perché, come sempre, le priorità reali sono state differenti da quelle ipotizzate…

A conti fatti, però, se il 2023 è stato l’anno con il più alto numero di acquisti musicali fatti questo 2024 non è stato poi tanto da meno. Ho acquistato “poca” musica ma tutta di assoluta qualità.
In compenso ho speso come non mai in termine di elettroniche e componenti per l’impianto principale; ho anche messo le basi, delle buone basi, per costruire il secondo “secondo impianto”.
Non posso di certo lamentarmi!

Quest’anno si chiude con l’impianto principale in una condizione che può essere davvero definita definitiva su tutti i fronti.
L’impianto HT ha, finalmente, raggiunto il tanto sognato supporto ai “nuovi” formati Dolby Atmos e DTS:X. Non andrò oltre al 4k e al 5.1.2 per cui ho davvero raggiunto lo stato dell’arte.
L’impianto in studio, complice un arrivo sotto l’albero, può considerarsi ormai un buon punto d’arrivo.
Il secondo impianto, che attualmente non posso nemmeno pensare di montare causa presepe, è davvero ottimo (almeno sulla carta). Mancano ancora tre elementi, uno per strada e due in attesa di finalizzazione d’acquisto, ma per il resto è tutto definito.

Parlerò di tutto quanto, in dettaglio e per bene, nel corso del prossimo anno. Ho intenzione di fare le cose per bene e fare dei mini articoli per ciascuno degli elementi che compongono/comporranno i vari impianti.
Se riuscirò, spero di poterlo fare, inizierò anche a fare dei filmati su YouTube a riguardo.

L’impegno per il prossimo anno è uno: ascoltare Musica.

Sicuramente acquisterò ancora qualcosa per correggere il tiro o per finalizzare ulteriormente l’impianto in studio e il secondo (nemmeno esiste e già ho un paio di idee su come ottimizzare ulteriormente il tutto).

Una cosa alla volta e tutto sarà fatto.
Nell’immagine in evidenza, intanto, le ultime novità direttamente dall’America…

L’importanza di avere i piedi ben piantati a “terra”

Titolo strano, vero? Lo so. Ora, tranquilli, vi spiego tutto…

Tutto ha avuto inizio la scorsa settimana quando, più per scrupolo che per necessità, mi sono messo a giocare un po’ con le masse di giradischi e pre-phono.
Skoll è sempre stato un po’ più rumoroso del RH-Q10 ma mai al punto tale da “coprire” la musica; il ronzio, non un vero e proprio hum dovuto alla rete elettrica/loop di massa, si avvertiva, solo ad alto volume e nei momenti di silenzio tra una traccia e l’altra (con i dischi incisi bene e ben puliti).
Ad ogni modo, in un momento di ordinaria follia, mi sono messo a giocare con i conduttori di massa del sistema: ho provato a scollegare il cavetto dedicato al PIN 1 dei connettori XLR, ottenendo aumento decisamente elevato del rumore, e ho connesso, direttamente, la massa del giradischi alla boccola sul retro del phono.
Elettricamente non ci sono differenze: boccola, PIN 1 dei connettori XLR e schermo dei connettori RCA sono tutti connessi tra loro (la prova di continuità fatta col tester, a posteriori, mi ha confermato la cosa); mi aspettavo di tornare alla condizione di utilizzo “normale”. E invece…

Rumore di fondo quasi SPARITO (ma a seconda della bontà del contatto tra boccola/morsetto e cavo). Rimane un leggerissimo hum, da canale sinistro, confermato anche da Schiit e legato alle interferenze date dal circuito di alimentazione che si trova a ridosso della sezione di gain principale ma è avvertibile, dalla posizione d’ascolto, solamente col volume di Kara messo al massimo (gain 0 dB). Roba che se dovessi ascoltare musica a quel livello diventerei sordo all’istante…
Il tutto con uno spezzone di cavo recuperato dagli scarti dell’impianto citofonico, di sezione irrisoria, con terminazioni ossidate e che non permettono una corretta ottimizzazione della resistenza di contatto.

Ieri ho realizzato un cavo dedicato utilizzando un conduttore multifilare da 2,5 mm2 di sezione e terminato con due forcelle faston. Problema legato alla resistenza di contatto/accoppiamento sparito e rumore di fondo eliminato in modo definitivo. O così credevo…

Alla luce di quanto sopra ho preso il tester e verificato che tutti i dispositivi dell’impianto presentassero continuità tra terra di alimentazione e masse elettriche (di fatto schermi RCA e, nel caso del finale, anche ai connettori di massa per gli altoparlanti).
Ho “giocato” un po’, sempre con lo spezzone di cavo da cui è partito tutto ed ho scoperto che potrei ottimizzare ulteriormente il tutto riconducendomi a Kara. Se, però, inserisco la massa del finale e collego quella a qualsiasi altra massa dell’impianto il rumore aumenta in modo quasi indecente.
Ergo: devo sistemare anche la messa a terra del finale e, poi, continuare con gli esperimenti.
Ripeto: tutto questo con volume al massimo; impostando il volume al livello di ascolto non avverto nessun tipo di rumore/interferenza/ronzio. È una cosa, però, ottimizzabile e voglio farlo fino in fondo.

Badate bene: in commercio ho scoperto esistere dispositivi che costano qualche migliaio di € corredati da cavi “speciali” che costano, anch’essi, qualche altro migliaio di €…

La mia speranza è quelle di potervi dare, una volta risolto tutto e sperimentato anche con altri finali/impianti, una soluzione che sia facilmente DIY ed economica.

Stiamo lavorando, anche, per voi.

Linkin Park – From Zero: La (mia) recensione

FROM ZERO : Linkin Park: Amazon.it: CD e Vinili}

Se avete conosciuto i Linkin Park prima della tragica dipartita di Chester del 2017 noterete che, nella foto qui sopra, sono ritratte due persone che nulla hanno a che fare con la formazione originale: la nuova cantante, Emily Armstrong, e il nuovo batterista, Colin Brittain.
In sostanza, la vera domanda da porsi ascoltando questo disco è: i Linkin Park esistono ancora? O si tratta veramente, come sostenuto dal figlio di Chester, di una trovata commerciale?

La risposta, secondo me, è una sola: i Linkin Park esistono ancora ma hanno decisamente cambiato pelle. Emily è, a mio modo di vedere, un ottimo compromesso per riempire il vuoto lasciato da Chester senza snaturarne la memoria; nessun altro cantante maschile avrebbe avuto la sua versatilità e, soprattutto, nessun altro cantante maschile avrebbe potuto gestire un fardello tanto grande come quello di reggere il peso della memoria di un cantante che, volenti o nolenti, ha fatto la storia di un genere prima ancora che di una band.
Aver puntato su una donna spezza decisamente col passato ed è, a tutti gli effetti, un nuovo esordio: un punto zero da cui ripartire.

Ma, bando alle ciance, come suona questo nuovo album?

Il disco si apre, al netto dell’intro che sottolinea come il disco sia da interpretare proprio come se fosse il primo della band, con The Emptiness Machine; ritengo questo brano il perfetto anello di congiunzione con la “versione originale” della band. E continuerò in eterno a chiedermi come sarebbe stata cantata da Chester.
Il resto del disco di evolve come accadeva nei primi dischi dei LP, ricorda molto Meteora, ma con una cattiveria che richiama The Hunting Party; l’unica eccezione, che sa un po’ di One More Light (album che ho iniziato ad apprezzare, lo ammetto, dopo che Chester si è tolto la vita) mixato con Living Things, è Stained.

In sostanza il disco è un tributo una rinascita del gruppo che riparte da zero sulle basi dei propri lavori precedenti. C’è un po’ tutto il repertorio della band in questo disco e, questo tutto, è ben amalgamato e sufficientemente maturo nel suo essere una ripartenza dal punto zero.

Ho, in realtà, un solo dubbio: bisognerà vedere se Emily riuscirà a tenere botta nei live perché Chester, in questo, ci ha abituati a performance davvero esemplari arrivando esausto alla fine di ogni concerto.

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CD Standard
CD – Cover alternativa – Esclusiva Amazon
LP Trasparente – Esclusiva Amazon
LP Blu
LP Magenta

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