Ho terminato il trattamento acustico, e sostituito i Wireworld Solstice 7 che collegavano la dorsale alle Spendor con del Cordial CLS-440 (ho triplicato la sezione dei conduttori e ridotto di un’ordine di grandezza l’impedenza degli ultimi 170 cm di cablaggio – Sembra poco ma la differenza sulla distanza totale è davvero tanta dato che l’ultimo tratto era il più “pesante”).
Una volta finito ho notato una cosa, che avevo già ipotizzato si sarebbe verificata ma non pensavo sarebbe successo in maniera tanto “visibile”, la manopola del volume del Fosi V3 era oltre le ore 12 quando, prima del trattamento e durante la recensione, difficilmente riuscivo a superare le ore 11.
Alzando troppo il volume il suono risultava fastidioso, quasi strillato, e ho sempre dato la colpa all’amplificazione… Era, invece, colpa della saturazione dell’ambiente.
Sapevo che gli ambienti hanno un loro punto di saturazione per cui, oltre una certa pressione sonora, risulta davvero faticoso starci per una sollecitazione eccessiva delle nostre povere orecchie. Non pensavo, però, che potesse succedere così “presto” in un ambiente comunque arredato e di metratura importante.
Fatto sta che, vista la sitauzione, ho rimesso in funzione i Rotel per verificare se, effettivamente, il Fosi V3 fosse in grado di reggere il confronto anche con la nuova configurazione della stanza.
La farò breve: NO.
I Rotel hanno dalla loro un pelo di separazione in meno, la cosa la confermo, ma la scena è decisamente su un altro livello (sia in larghezza che in profondità) così come la spinta in basso e il mantenimento del dettaglio in alto anche ad “alti volumi”; soprattutto, però, è l’armonia in gamma media che sta beneficiando del trattamento acustico e qui i Rotel vincono a mani basse.
A bassi/bassissimi volumi, però, continuo a preferire il V3.
Sembra abbia una sorta di Loudness integrato che lo porta a suonare più pieno già a bassi volumi.
In sostanza, signori, ho imparato una cosa sulla mia pelle:
È proprio vero che il primo, vero, investimento da fare riguarda il trattamento acustico dell’ambiente. Permette di sfruttare appieno, e fino in fondo, le componenti che già si hanno portando a risultati anche inaspettati.
