Ebbene sì. Ho formalizzato l’ordine per Schiit Kara e Vidar 2. La consegna dovrebbe avvenire entro la settimana corrente e, idealmente, dovrei riuscire ad installarli a cavallo del fine settimana. Fine settimana che, ovviamente, passerò fuori casa…
Nel frattempo ho anche approfondito un po’ la conoscenza con Magni+ e Modi+. Niente male davvero! È ancora presto, però, per poter scrivere una recensione degna di tale nome perché, purtroppo, il tempo di ascolto mirato si assesta ancora al di sotto delle tre ore.
Quando mi sono imbattuto, per caso, sul sito del marchio sulla pagina di prodotto ammetto di non aver approfondito granché a riguardo.
Il fatto è che stavo semplicemente curisando sul sito di Schiit perché è un marchio che seguo con interesse e che mi ha sempre “stuzzicato l’appetito”. Non nego che l’idea di portarmi a casa un Freya S abbinato ad un Vidar, o due Aegir in mono, è passata più volte nella mia mente nel corso degli anni ma, purtroppo, c’è sempre stato un ma: per poter ascoltare in cuffia, anche “male” come con il RC-1570, mi sarebbe servito un altro apparecchio e, inoltre, l’integrazione con l’impianto HT sarebbe stata un po’ complicata (lo sarà anche con Kara ma me ne sono fatto una ragione).
Ecco: Kara risolve il problema cuffie, il più annoso dei due, portando anche a miglioramenti di performance in modalità attiva con guadagno impostato a 0 dB (ergo possibilità di utilizzare un ingresso per l’HT, anche in modalità attiva, senza perdere troppo in termini di capacità risolutiva dell’impianto in caso di necessità di conversione XLR/RCA). Considerate che prima dell’avvento di Kara stavo considerando come papabile unicamente il Benchmark HPA4…per sfruttarlo, forse, al 30% delle sue potenzialità. E spendendo una cifra, per le mie tasche, esorbitante.
Si, vi sento dire “Ma ci sono anche altri preamplificatori che rispecchiano le tue esigenze!”. E avete ragione. In parte..
Non mi serve un preamplificatore che abbia anche ingressi digitali. Ne ho uno e ci sto convivendo da qualche anno: finche il DAC integrato nel RC-1570 era l’unica unità di conversione presente nell’impianto ne sfruttavo anche questa modalità; con l’acquisto del convertitore Nobsound Douk Audio U2 Pro ho iniziato a sfruttare l’ingresso del DCD-A100 per convertire i segnali in uscita da PC/iPhone/Mac – La motivazione è semplice: il processamento di segnale “Advanced AL 32” è migliore di qualsiasi configurazione di upsampling/oversampling implementabile lato software e il risultato sonoro, almeno a mio gusto, è quanto di più analogico possa ottenere nella mia attuale catena.
Non voglio un preamplificatore che gestisca ingressi/uscite XLR tramite semplici “accoppiatori differenziali”, nemmeno fosse trasformatori. La circuiteria “attiva” interna è, di fatto, single ended (anche il mio RC-1570 è così) perdendo i vantaggi di una gestione differenziale dei segnali di ingresso. Il Benchmark HPA4 è, o almeno dovrebbe essere, completamente bilanciato al suo interno (gli ingressi RCA vengono convertiti e “differenziati” prima di essere attenuati/amplificati) mentre Kara, se non ho capito male il funzionamento dello schema circutale impiagato (NexusTM), è sempre e comunque differenziale quando utilizzato in modalità attiva.
Preferirei non avere una gestione del volume affidata a potenziometri: sono il vero anello debole dei circuiti di preamplificazione. In questo l’esperienza fatta con il Rotel mi è stata di grande aiuto. Molto meglio una rete resistiva perfettamente bilanciata tra i canali. È anche più duratura nel tempo.
Non voglio delle uscite linea derivate dall’uscita cuffia; per l’amor del cielo: ne è pieno il mondo di prodotti del genere e funzionano senza problemi ma, c’è un ma, l’uscita cuffie è, generalmente, castrata in qualche modo per evitare di mandare segnali a tensione troppo elevata su ingressi linea degli amplificatori successivi… Preferisco il compromesso opposto implementato in Kara: uno stadio linea dimensionato per poter pilotare, decentemente, ANCHE delle cuffie. Ed è questa la vera differenza rispetto a Freya S!
Per fare questo è stato rivisto e riprogettato tutto il cuore della macchina, la circuiteria NexusTM appunto, al fine di lavorare a tensioni di alimentazione maggiori per avere più potenza in uscita e, come effetto collaterale, ne è uscito un preamplificatore che è anche intrisicamente più lineare nel range operativo per sengnali a livello linea.
Ergo: Kara è un Freya S migliorato, ma anche un prodotto completamente differente e, per questo motivo, perfettamente in linea con ciò che andavo cercando. Un preamplificatore linea, con uscita cuffia, totalmente analogico, accoppiato in DC e con prestazioni dichiarate (ma anche dimostrate numericamente dal report del test fatto con l’analizzatore AP) che lo rendono in grado di gestire senza problemi la Musica ad alta risoluzione.
Ho appena scoperto, per puro caso, che Schiit ha rilasciato il preamplificatore che stavo aspettando (da loro) e che potrei, uso il condizionale, decidere di acquistare per davvero!
Sulla carta, ma non solo, si tratta di Freya S con, in più, un’uscita cuffia; proprio l’uscita per le cuffie è la chicca che lo rende ideale per le mie tasche e le mie necessità! Questo e il fatto che, stando al report dell’AP555, offre prestazioni oggettive decisamente superiori a quelle del mio attuale Rotel RC-1570 – Il che non guasta.
Ora si tratta solo di sentire il distributore, Pro Audio Italia, e capire disponibilità e costi.