Ebbene sì.
È giunto il momento di tirare le somme sul “piccolo” Fosi Audio V3.
Lo dico subito: mi ha spiazzato alla grande. Purtroppo, o per fortuna, i marchi storici dell’Hi-Fi dovranno necessariamente correre ai ripari per riuscire a resistere allo tsunami che potrebbe travolgerli con l’avvento di questi piccoli mostricciattoli…
Ma andiamo con ordine…
Primo contatto:
Il V3 è, come il “fratellino” V1.0G, recensito qui, uno scatolotto di nero alluminio. La finitura, penso sia smalto, è nero opaco e restituisce un’ottima sensazione al tatto: quasi vellutata da tanto è liscia e precisa.
Il frontale, sobrio, è caratterizzato dalla sola, GRANDE, manopola del volume che funge anche da interruttore. L’accensione è segnalata da un discreto, anche se ben visibile, LED blu. Anche il V3, come gli altri integrati del marchio, offre un solo ingresso RCA per cui, di nuovo, non servono altri controlli accessibili da parte dell’utilizzatore.
Sul retro troviamo i connettori di ingresso RCA, dorati e di buona fattura, i morsetti per il collegamento dei diffusori, identici a quelli del V1.0G (mi aspettavo qualcosa di un po’ più “robusto” ma si tratta di dettagli), il connettore per l’alimentatore esterno che accetta tensioni di lavoro nel campo 24÷48 V e un jack da 3,5 mm nominato “Pre-Out” che è, di fatto, collegato in parallelo agli ingressi RCA – NON COLLEGATE UN FINALE A QUESTA USCITA!
Per i commenti su HW e “presenza scenica” rimando alla recensione del V1.0G. I due dispositivi/alimentatori sono del tutto sovrapponibili in questi termini.
Va detto, però, che maneggiando il V3 si capisce di avere tra le mani un dispositivo più importante del fratellino.
Nota: L’unità in prova mi è stata fornita con alimentatore da 32 V, lo standard “base”, per cui tutto ciò che leggerete in questa recensione si riferisce al prodotto in configurazione economica.
Primo ascolto:
Dopo l’esperienza fatta con il V1.0G ho deciso di saltare i preliminari e collegare da subito il Fosi Audio all’impianto principale.
Come per il V1.0G la sorgente scelta è stata il Denon DCD-A100 così da poter fare una sorta di confronto alla pari tra i due. Mi aspettavo, inizialmente, un suono analogo ma leggermente più “addomesticato” per cui: gamma media più controllata, gamma bassa un po’ più avanti e gamma alta filtrata più dolcemente. Il tutto condito da sacrifici in termini di dinamica e compressione della scena virtuale.
Mi sono dovuto, subito, ricredere. SUBITO.
Ma tipo dal primo minuto di ascolto.
Senza nessun tipo di riscaldamento le Spendor stavano già suonando come solo loro sanno fare; un po’ di Musica le ha fatte sciogliere, non posso negarlo, ma era già tutto lì: la gamma media per cui sono fan del marchio, la gamma bassa presente e controllata che ti fa venir voglia di muovere il piede e tenere il tempo e, dulcis in fundo, la gamma alta morbida e precisa che ti permette di apprezzare ogni sfumatura del suono. Il tutto ben amalgamato e coerente.
Nessuna sbavatura, nessuna carenza.
Solo, ed esclusivamente una cosa: Musica.
C’era solo una cosa da fare a questo punto: montare a monte un selettore multi-ingresso RCA e provare a mettere alla frusta il piccoletto.
E questo ho fatto…
La prova d’ascolto:
Il primo ascolto “cattivo” l’ho fatto utilizzando il DP-A100 come sorgente – sia con collegamento diretto al V3 che con collegamento tramite selettore a tre vie giusto per fugare ogni dubbio – non che ne avessi ma è giusto precisare la cosa.
La catena era, quindi, così composta:
– Ortofon MC Vivo Blue su Ortofon LH-9000
– Denon DP-A100
– PureSound T10
– Rotel RHQ-10 Michi
– Fosi Audio V3
– Spendor SP2/3R2
Il disco utilizzato? Michael Hedges – Strings of Steel – Link Amazon.it
Si, un solo disco. Il vinile più ostico da riprodurre correttamente che ho in collezione.
I brani ascoltati, con somma soddisfazione, sono stati:
– All Along The Watchtower
– Ragamuffin
– Aerial Boundaries
E niente. Il V3 non si è scomposto minimamente: ha fatto il suo lavoro, bene, e basta.
C’era tutto, micro dinamica, armoniche, velocità, aria… All’inizio, forse, mancava un po’ di spinta rispetto ai Rotel ma è stato sufficiente alzare un po’ il volume per risolvere il tutto.
L’ascolto mirato con il DCD-A100, utilizzando gli stessi dischi utilizzati per la recensione del V1.0G, ha confermato il tutto.
Ad un certo punto, con ogni disco, smettevo di cercare il pelo nell’uovo e ascoltavo Musica e basta.
E questo è quanto.
I Rotel, RC-1570 modificato Aurion e RB-1582, offrono una scena più larga e una dinamica più esplosiva ma, per il resto, il V3 è almeno al loro livello.
Sul nero infrastrumentale/separazione degli elementi il Fosi è di gran lunga migliore; idem sulla risoluzione generale: è più silenzioso in assenza di segnale (dal punto di ascolto anche con i Rotel non si sente praticamente nulla ma, avvicinandosi ai tweeter, è presente un fruscio) per cui in grado di esprimersi meglio già con segnali a bassissimo livello.
Dato che con la riproduzione musicale non sono stato capace di trovare difetti al piccoletto, e non solo in relazione al prezzo di acquisto, ho deciso di metterlo alla prova con l’Home Theater.
Qui, finalmente, sono usciti i limiti del V3: la riserva di potenza nei passaggi altamente dinamici viene a mancare e il suono si appiattisce.
Sto cercando di acquistare un alimentatore da 48 V non solo per vedere se questo risolverebbe il problema ma, soprattutto, perché se dovesse funzionare i miei Rotel potrebbero uscire dall’impianto per fargli posto…
E non sto scherzando!
Perderei qualche watt nominale, probabilmente perderei qualcosa in termini di larghezza della scena ma semplificherei di molto l’impianto e anche la bolletta ne gioverebbe.
I due Rotel, in stand-by, consumano come il V3 a piena potenza.
Sul lungo periodo la cosa avrebbe più senso di quanto possiate pensare.
Conclusioni:
Da prendere in considerazione senza alcun dubbio.
Non credo esista nulla di meglio a questa cifra, nemmeno sul mercato dell’usato, ma anche salendo di budget diventa difficile trovare di meglio per ascoltare Musica.
Certo: ha un solo ingresso, non ha DAC, non equalizzatore, non ha uscita cuffie né telecomando ma fa il suo lavoro in modo egregio.
Ecco, proprio la mancanza del telecomando è l’unico, vero, limite del V3.
Per l’uscita cuffie, invece, la soluzione è semplicissima: basta collegare un amplificatore dedicato all’uscita “Pre-Out” posta sul retro.
PS:
Dopo aver ascoltato il V3 ed aver redatto la recensione sono stato assalito da dubbi di ogni tipo; possibile che un “giocattolo” da € 100,00 mi abbia mandato in crisi per la qualità della sua riproduzione musicale?
Fortunatamente non sono il solo ad averlo apprezzato da subito e a fondo…
Leggendo, e vedendo, le altre recensioni mi sento, però, di sconsigliare l’abbinamento a diffusori ostici in termini di modulo di impedenza.
Pro:
- Resa sulle voci maschili e femminili
- Micro dinamica
- Velocità nei transienti
- Intelleggibilità del messaggio sonoro/separazione strumentale
- Coerenza su tutto lo spettro sonoro
- Profondità della scena
- Capacità di risoluzione e dettaglio
Contro:
- Scena poco sviluppata in larghezza
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Nota a margine:
Molti audiofili avranno da ridire dopo aver letto questa mia recensione e mi prenderanno per folle, lo so.
Signori: ascoltatelo; non ve ne pentirete.
Molti audiofili avranno da ridire anche sul fatto che un stadio di preamplificazione basato su NE5532P non può suonare bene; ci vogliono componenti a discreti!
Orbene: ho visto integrati, ma anche preamplificatori dedicati, basati esattamente sulla stessa componentistica e circuiteria di contorno.