Il mio impianto: Denon DP-A100

Questo è esattamente il mio DP-A100 all’evento di presentazione presso SuonoPuro a Concorezzo

Vi sfido.
Prendete un audiofilo analogista spinto, ma spinto forte, e fategli questa domanda:
Come deve essere realizzato, dal punto di vista meccanico, un giradischi per poter essere considerato davvero “Hi-Fi”?

La riposta si svilupperà secondo questo schema:

  • Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia moderna” le caratteristiche base saranno:
    1. Trazione a cinghia (servocontrollata o sincrona AC spesso è indifferente)
    2. Piatto in materiale sintetico/vetro o comunque non metallico di massa media con perno di rotazione in materiale ceramico
    3. Braccio dritto a bassa, se non bassissima, massa, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile.
    4. Plinth in materiale sintetico/MDF a bassa massa e isolato dal motore
  • Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia classica” le caratteristiche di base saranno:
    1. Trazione a cinghia sincrona AC
    2. Piatto ad elevata massa in materiali compositi con mat di disaccoppiamento con perno di rotazione in metallo lubrificato
    3. Braccio dritto, in carbonio, massa medio bassa da almeno 10″, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile in modo continuo
    4. Plinth rivestito in legno ad elevata massa. Possibilmente con telaio flottante e motore disaccoppiato dal telaio.
  • Se l’audiofilo in questione è di quelli intransigenti allora le caratteristiche saranno:
    1. Trazione a cinghia, sincrona AC con motore a bassissima coppia, affogato nel plinth ma disaccoppiato dallo stesso tramite materiali smorzanti.
    2. Piatto a massa elevata concentrata all’esterno, bilanciato con fresature di precisione, con mat in materiali sofisticati (se non in rame) e cuscinetto di rotazione in pietra dura e in bagno d’olio.
    3. Braccio dritto, in carbonio a massa bassissima, unipivot, con contrappeso molto abbassato rispetto all’asse del braccio stesso, regolabile in tutte le funzioni ma senza alcuna lettura diretta delle variabili e in alcuni casi senza alcun dispositivo di antiskating. Di fatto servirà sempre della strumentazione anche per le regolazioni “grossolane”.
    4. Plint in materiale composito a massa molto elevata (>10 kg)

Esempi tipici per le varie tipologie di giradischi possono essere:

  1. Rega/Pro-Ject serie 2X
  2. Linn/Pro-Ject serie Classic
  3. Nottingham Analogue e similari

Ci sono poi anche altri marchi, più o meno noti e più o meno costosi, che ricalcano bene o male le tre famiglie sopra elencate magari andando a pescare il meglio delle tre filosofie o, come nel caso di Pro-Ject stessa, producendo più linee di prodotto MOLTO differenti tra di loro a livello filofia costruttiva ma che condividono gli stessi componenti di base (motore, sistema piatto/perno/cuscinetto e braccio di lettura).

Poi, molto lontani da questa galassia, ci sono i Giapponesi – quelli storici. Quelli che non si fanno problemi circa quale materiale utilizzare, dove smorzare, cosa smorzare, come realizzare la cinghia di trasmissione o la puleggia del motore che la farà girare.
I Giapponesi, da questo punto di vista, erano (sono?) molto più pragmatici:

  • Il piatto deve girare? Ci mettiamo un motore, servocontrollato elettronicamente, che lo faccia girare direttamente e che sia esente da vibrazioni trasversali all’asse di rotazione. Un minimo di gioco verticale potrebbe fare bene al sistema per cui facciamo in modo che sia minimo e perfettamente controllato.
  • Il braccio deve poter essere regolato in tutte le sue parti mobili? Ci mettiamo delle ghiere, o dei contrappesi con dei giochi di leve sensati per l’antiskating, facilmente accessibili e con delle indicazioni di scala che siano un minimo sensate e verosimili alle misure.
  • Il braccio stesso deve essere mobile sul suo asse di rotazione ed avere una massa tale da risultare sufficientemente stabile per la gestione delle vibrazioni della testina? Utilizziamo dei cuscinetti/giunti di precisione e facciamo in modo che abbia massa sufficiente da risultare inerte alla testina così da non vibrare “con lo stilo”.
  • Il Plinth deve essere isolato dalle vibrazioni esterne? Lo costruiamo con una certa cura nei punti di risonanza da tenere a bada e poi ci mettiamo dei piedini smorzanti
  • Ah… Il piatto deve avere una massa sufficiente da garantire un minimo di inerzia che stabilizzi la sua rotazione così da limitare il feedback necessario al servocontrollo.

Signori vi presento il Luxman PD-272!

Non scherzo: prima di prendere il Denon ho avuto tra le mani un Luxman PD-272 (che ho ancora ma non uso più e che avrei dovuto restituire quando ho preso il DP-A100).
Ho anche pensato di sostituirlo per un Pro-Ject RPM 5.1 Carbon convinto che fosse migliore del Giapponese perché: più moderno e, quindi, tendenzialmente costruito meglio, con motore disaccoppiato dal telaio principale e, quindi, tendenzialmente più silenzioso, con braccio in carbonio con giunti cardanici “moderni” che tendenzialmente offrira una capacità di tracciamento e messa a punto migliore del Micro Seiki montato dal Luxman.

NO. NEANCHE DA LONTANO.
Almeno per le mie orecchie.

Approfondirò l’argomento se e quanto scriverò una pagina dedicata al Pro-Ject.

Veniamo, però, finalmente a noi e al Denon DP-A100.

Premetto che il Denon è l’ultimo di 4 giradischi che ho avuto in casa e che, alla luce delle esperienze pregresse, univa i pro dei suoi predecessori eliminandone, o comunque riducendone sensibilmente, i contro.

Al momento dell’acquisto gli aspetti per me cruciali per la scelta del giradischi, che, anche alla luce dell’esborso economico, reputavo (e reputo tutt’ora) definitivo erano poche ma semplici:

  • Il braccio doveva essere regolabile davvero in ogni sua parte e offrire semplicità di impostazione e manutenzione. L’antiskating, soprattutto, volevo fosse regolabile in modo infinitesimale senza limitare l’azione a delle “tacche” previste dal costruttore e immodificabili.
  • Il controllo della velocità di rotazione, che DEVE essere la più regolare e precisa possibile, doveva essere integrato nel telaio del giradischi. Non volevo avere uno scatolotto separato, seppur molto comodo, per la gestione della cosa.
  • Il sistema di trasmissione del moto volevo fosse il più efficiente possibile nella risposta ad eventuali “variabili di sistema” così da mantenere stabile la rotazione del disco.
  • Volevo un qualcosa di funzionale dal punto di vista della “logistica base” di manutenzione dell’impianto: ovvero un dispositivo che fosse facile da scollegare e spostare per la pulizia del mobile e, allo stesso tempo, che non fosse troppo arzigogolato per poterlo pulire e spolverare senza troppe fisime.
  • Ultimo, ma non ultimo, volevo un giradischi che potesse unire quanto sopra ad un’estetica tale da ottenere un “WAF” positivo. (Da notare che all’epoca non dovevo rendere conto a nessuno ma bisogna sempre lavorare col senno di poi)

Premetto che al momento dell’acquisto non c’era nessun altro giradischi disponibile in negozio che rispettasse tali caratteristiche (tutte derivanti dall’esperienza maturata con il Luxman). Per cui ho chiesto di poter portare a casa il Denon in prova e, eventualmente, se avrei potuto fare lo stesso anche con un Nottingham Analogue Interspace Junior qualora il Denon mi avesse soddisfatto. Da notare che il Nottingham rispondeva esclusivamente al quarto punto di cui sopra…

Una volta portato a casa il Denon, e sostituita la testina in dotazione con la mia Ortofon MC Vivo Red in un minuto grazie all’headshell removibile, l’ho regolato in cinque minuti cinque ed ero già pronto per gli ascolti e le regolazioni di fino.

Avevo, ed ho tutt’ora, il mio giradischi definitivo nell’impianto.

I punti di forza del DP-A100:

  • Il braccio, in sè, è regolabile in ogni sua parte anche al volo con le dovute accortezze. Tutte le parti mobili su cui agire sono in alluminio, non in plastica come alcuni sostengono, e non presentano il minimo gioco. Le scale graduate sono anche abbastanza precise nonostante tutto. L’unica variabile non modificabile dal braccio è l’azimuth ma è anche una cosa che non tutti modificano. L’headshell di serie, in ogni caso, è perfettamente parallelo al piatto per cui se lo stilo è dritto non c’è bisogno di alcunché.
  • Il controllo della velocità di rotazione è basato su un oscillatore al quarzo estrememante preciso. Di fatto non ho avuto modo di riscontrare alcuna variazione dai 33.33 e dai 45 RPM impostati con un contagiri Testo 470 dall’errore di misura nullo (preso in prestito dall’ufficio dopo averlo tarato).
    Il motore installato sotto al piatto, inoltre, dispone di una coppia elevatissima che rende il sistema completamente immune da qualsiasi tipo di “disturbo” dovuto a eventuali ondulazioni del disco. Di fatto posso pulire il disco con la spazzolina in carbonio mentre lo ascolto senza rallentamento alcuno della rotazione.
  • Per spostare i suoi quasi 16 kg di peso basta scollegare tre cavi e fissare il braccio col gancetto, questo sì in plastica, del sollevatore e non si corre alcun rischio.
  • Si tratta, a tutti gli effetti, dell’elemento più “WAF Compliant” del mio impianto.

I contro del DP-A100:

Ne ha uno a mio parere. Ed è piuttosto grave…

L’headshell fornito in dotazione NON PERMETTE IN ALCUN MODO di allineare correttamente una DL-103 e similari (lo stesso vale anche per la DL-A100 con cui era venduto) perché troppo corto. Lo stilo non può essere portato ai 56 mm di distanza indicati sul manuale come punto di nulling ottimale: siarriva al massimo a 54mm…

Per risolvere ho acquistato un’headshell Ortofon LH-9000 che ha tre millimetri in più di corsa possibile (e la regolazione dell’azimuth).

Beats Solo Pro: La recensione

Premessa necessaria: le ho acquistate, in offerta su Amazon.ti, perché volevo un paio di cuffie da poter sfruttare senza il rischio di disturbare chi mi sta attorno – tipicamente mia moglie che condivide con me lo studio. Con le Philips Fidelio X1, purtroppo, la cosa mi era del tutto impossibile trattandosi di cuffie “aperte” ed avendo le due postazioni adiacenti… Anche con il volume al minimo rischiavo di disturbare le sue varie call online.
Il fatto che le nuovo arrivate siano pieghevoli e dotate di una comoda sacca per il trasporto le rende anche ideali per essere portate con me durante le trasferte di lavoro – rimpiazzando le pessime in-ear Amazon Basics acquistate dopo l’ennesimo paio di auricolari sacrificate sull’altare dei viaggi – il che é, a conti fatti, un bel valore aggiunto.

Detto ciò: ci convivo da Natale e penso di essermi fatto un’idea di come suonino.

Anzitutto ritengo opportuno dire la mia su quello che è uno degli aspetti più dibattuti di queste cuffie: la gamma bassa che per alcuni è latitante, per altri del tutto inesistente e per altri ancora la fa da padrona “in pieno stile Beats. Per me c’è tutta: è presente e non la trovo per nulla invadente.
Il basso proposto è, anzi, profondo (non profondissimo), ben articolato e frenato ma, va detto, a volte – e la cosa dipende più dalle incisioni in riproduzione che dalle cuffie in sè – tende ad allungarsi e “sbrodolare” un po’. Non credo si possano muovere critiche per quanto concerne spinta e velocità. Forse, come già accennato, si potrebbe volere qualcosa in più in termini di discesa ma per la tipologia di prodotto e, soprattutto, per la destinazione d’uso direi che non c’è proprio motivo di sporgere lamentele…

La gamma media è quella meglio riprodotta essendo trasparente, capace di riprodurre correttamente le armoniche degli strumenti acustici e abbastanza naturale anche in termini di riproduzione delle voci; alzando il volume non perde troppo in naturalezza, non tende nemmeno ad indurirsi, ma si porta un po’ più in avanti sul resto del messaggio sonoro.
Voci e strumenti acustici sono riprodotti più che degnamente a qualsiasi volum di ascolto e tanto basta. Ogni tanto, specie nei brani rock, chitarre e voci finiscono sullo stesso piano, e impastano leggermente, se si esagera col volume – questo sia abbassando che alzando oltre una certa soglia.

La gamma alta è quella più ostica e che, va detto, migliora leggermente col rodaggio; inizialmente ed a volumi bassi gli alti sono un po’ offuscati, come se attenuati da un equalizzatore, sono ben ariosi ma parecchio più deboli del resto del messaggio sonoro. Alzando il volume prendono il loro posto al costo diun po’ di brillantezza ma restano comunque ben riprodotti.

Per farle esprimere al meglio, soprattutto all’inizio, bisogna alzare il volume fino a trovare il giusto compromesso tra qualità e pressione sonora.
Dopo tre mesetti di ascolti più o meno quotidiani, un po’ perché ormai abituato al loro suono e un po’ perché rodate, non è più necessario alzare come all’inizio per fare ascolti soddisfacenti. Non pensate però di poterci fare ascolti critici o di prenderle come riferimento.

Passando alla resa della scena sonora devo ammettere di essere stato piacevolmente sorpreso dal comportamento delle Beats. Non possono, anche per i limiti intrinseci della tipologia di driver/padiglione, regalare scene profonde ma il palco si allarga bene e la separazione dei vari elementi è davvero una sorpresa. Permettono di mettere a fuoco senza problemi ciò su cui ci si vuole concentrare – a patto che la registrazione lo consenta – ma, di nuovo, non pensate di poterle prendere come riferimento assoluto.

Il chip Apple H1 che fa da base per l’elettronica di bordo, e che ne limita le capacità riproduttive alla massima risoluzione di 24 bit a 48 kHz, permette di abilitare due modalità di ascolto “attivo”: la modalità a cancellazione del rumore e la modalità “trasparenza” che di fatto fa l’esatto opposto. Bene, evitatele se potete… Le Solo Pro suonano MOLTO meglio nude e crude senza alcuna elaborazione del suono.

Considerate che entrambe le modalità attive introducono rumore di fondo è artefatti, anche abbastanza invadenti. L’isolamento acustico offerto dalla semplice meccanica delle cuffie è più che sufficiente per ascolti tranquilli anche in situazioni di rumore di fondo abbastanza marcato così come la modalità “Trasparenza” non è poi così trasparente da permettere di fare conversazione con le cuffie addosso a meno di non essere in una stanza soli con la persona con cui si vorrebbe conversare…

Anche quando messe nelle migliori condizioni di riproduzione possibile non pensate di avere a che fare con cuffie radiografanti o neutrali in senso assoluto. Si capisce quasi immediatamente che che sono nate per essere utilizzate fuori casa, per ascolti casuali ma non per questo limitarsi a “sentire della musica”. Permettono, nel loro piccolo e nei loro limiti, dio fare ascolti anche appaganti se si utilizzano supporti adeguati.

Infine ritengo opportuno parlare della costruzione che obbliga a sopportare la pressione sui padiglioni auricolari. Ho letto molte critiche circa la scomodità delle Solo Pro, il senso di calore ai padiglioni auricolari anche dopo pochi minuti e via dicendo. Personalmente non le trovo fastidiose da portare e ritengo i cuscinetti in memory foam ben realizzati e confortevoli. Ma si tratta di un aspetto anche più soggettivo delle mere impressioni di ascolto…

Per concludere credo di poter dire che si tratta di un buon prodotto, valido laddove serve e con alcune lacune in aspetti relativamente marginali per la tipologia di prodotto. Sono cuffie da viaggio che garantiscono davvero ore e ore di ascolto tra una ricarica e l’altra (le ho caricate due volte includendo la prima ricarica, sono ben realizzate dal punto di vista meccanico e fanno il loro sporco lavoro senza troppi problemi. A patto di vivere in un ecosistema Apple “recente”… Non sono stato in grado di collegarle in nessun modo al mio vecchio è fidato iPod Touch 2, al mio Nexus 7 e nemmeno alla TV che dovrebbe supportare cuffie BT quali sono queste Beats Solo Pro. A livello teorico l’unico svantaggio dato dall’utilizzare prodotti non Apple (o che non supportino l’App “Beats” in caso di dispositivi Android) dovrebbe essere l’impossibilità di agire sulle, non del tutto utili, modalità di ascolto attive… a patto di riuscire a creare una connessione stabile tra i dispositivi.

Ne consiglio l’acquisto a chi dovesse aver bisogno di un prodotto della loro categoria, ed esclusivamente se si ha davvero bisogno di un paio di cuffie da poter usare in viaggio senza problemi di sorta, e senza la necessità di ricorrere alla cancellazione attiva del rumore, ma vincolando l’acquisto alla presenza di offerte dal punto di vista economico – il listino di quasi 300€ è davvero ridicolo.

Se avete domande su aspetti che non ho trattato, perché per me non fondamentali, chiedete pure e vedrò di rispondervi al meglio delle mie possibilità.