Freya 2 – Il sequel

Se vi dicessi che da qualche mese a questa parte utilizzo un Lyr+ per gli ascolti in cuffia in relax e per pilotare le Spendor con Aegir 2 per quando ho voglia di rilassarmi davanti all’impianto capireste quanto sono elettrizzato, e un pizzico deluso, dalla presentazione della nuova incarnazione di Freya.

Piccolo recap per i non informati: Schiit Audio ha diviso, due anni orsono, la linea di preamplificatori in tre prodotti distinti e ben differenziati sia per prezzo che per caratteristiche e prestazioni:
– Saga 2: preamplificatore linea, desktop friendly, con ingressi esclusivamente SE, uscite sia SE che XLR (la topologia è comunque completamente differenziale), con telecomando e opzione Forkbeard per il controllo remoto via App. Prestazioni praticamente da riferimento con componentistica a discreti, regolazione del volume “relay ladder” a 64 step e stadio cuffie, a bassa potenza, basato su operazionali OPA1656 – di fatto l’uscita cuffie è un “di +” utile più per ascolti occasionali che altro. Saga 2 nasce come preamplificatore linea e quello lo fa davvero bene (almeno sulla carta).
– Kara F: preamplificatore linea, senza compromessi, basato su topologia Nexus per cui completamente differenziale, con ingressi sia XLR che SE e, ovviamente, uscite sia SE che XLR; anche qui regolazione del volume “relay ladder” (ma a 128 step), telecomando, possibilità di controllo remoto tramite App e stadio cuffia da 1 W, indipendente dal carico, pilotato direttamente dalle uscite SE del preamplificatore (circa). In pratica un Freya S aggiornato nell’interfaccia utente e con l’aggiunta di uno stadio cuffia.
Si, Kara è il mio preamplificatore di riferimento e non posso che esserne soddisfatto al 100% anche se…
– Freya+ F: stesse uscite/ingressi/regolazione del volume/telecomando/controllo remodo di Kara F ma, MA, con due topologie differenti e, per i miei gusti, un po’ troppo vincolanti: guadagno unitario, 0 dB, a stato solido con topologia Equipoise (la stessa utilizzata da Skoll – feedback globale nullo e una naturalezza di riproduzione di primo piano); guadagno 4 (12 dB) basato su stadio a valvole in topologia semi-circlotron (differenziale a doppio stadio di guadagno con cancellazione del rumore interstadio e ottima linearità di risposta). Nessuna uscita cuffie integrata. Niente. Nada. Il vero vincolo, dal mio punto di vista, non è tanto l’impossibilità di ascoltare in cuffia con Freya+ ma il fatto che l’utilizzo dello stadio a valvole, il motivo per cui lo avrei preso in considerazione al posto di Kara, lavora unicamente in modalità “alto guadagno” e la cosa mi ha sempre trattenuto dall’acquisto. Fisime, direte, ma tutto questo hobby, così come le manie per gli upgrade, si basano sulle stesse quisquiglie (alla fine, spesso e volentieri, è così, inutile girarci troppo attorno).
Se Freya+ avesse avuto la possibilità di essere utilizzato con lo stadio a valvole attivo con gain a 0 dB lo avrei seriamente preso in considerazione al posto di Kara. Lo avrei probabilmente acquistato MOLTO prima dell’arrivo di Kara in realtà…

Tutto questo per arrivare, finalmente, a parlare di Freya 2. Che non è un “semplice” aggiornamento estetico ma si tratta di una vera e propria rivisitazione dell’intera filosofia di progetto e delle modalità di funzionamento offerte. Per farla breve: i due stadi di guadagno (“buffer” di ingresso e “driver” di uscita) sono ora separati e indipendenti l’uno dall’altro; e, in più, indipendentemente dalla configurazione adottata (SS, valvole o misto) l’impostazione di gain 0 dB o 4 dB è indipendente: le valvole, così come lo stadio a stato solido (e le variabili SS/valvole possibili) possono lavorare in entrambe le modalità grazie alla topologia Fusion, altra topologia proprietaria, che permette di passare dallo stadio a valvole ad un equivalente basato su transistor MOSFET in grado di simulare, in tutto e per tutto (tensioni operative incluse), il comportamento di una valvola 6SN7.
Come se non bastasse si tratta di due stadi privi di contrareazione globale (Zero Feedback), che permettono di togliere completamente alimentazione alle valvole non utilizzate e SOLO alle valvole non utilizzate: volete lavorare con le valvole “in ingresso”? Quelle in uscita saranno disattivate e lavorerà solamente lo stadio MOSFET (e viceversa). Se conoscete la filosofia progettuale di Jason Stoddard, la mente dietro alle elettroniche “analogiche” del marchio, sapete già che entrambi gli stadi, in entrambe le configurazioni, sono in classe A pura; a livello di segnali di linea, banalmente, non ha senso pratico l’utilizzo di altre classi di amplificazione dato che non c’è un vero e proprio bisogno di potenza in uscita.
Un’altra chicca presente sul nuovo Freya 2 è la possibilità di mettere il dispositivo in stand-by, anche se solamente tramite App Forkbeard, così da evitare di dover accendere/spegnere il pre ad ogni ascolto dell’impianto. Per persone come me, che spengono le elettroniche dopo ogni utilizzo, questa cosa rappresenta una manna dal cielo; il modulo Forkbeard, per inciso, è incluso nel prezzo d’acquisto (come per tutti i “nuovi” prodotti del marchio), l’App è completamente gratuita e priva di iscrizioni/abbonamenti e disponibile per dispositivi iOS e Android (la leggenda narra che sia in arrivo anche una versione per Windows – macOS, complice l’avvento dei processori Mx è in grado di gestire l’app per iOS senza alcun problema).

VI chiederete come mai reputo lo stand-by una “chicca” e… Beh, si tratta di un dispositivo in classe A A VALVOLE! Jason ha dichiarato i seguenti dati di consumo: ingresso/uscita a valvole 50 W, uno stadio a valvole e uno SS 36 W, ingresso/uscita SS 22 W. Consumo in stand by, che mantiene l’elettronica di controllo attiva (ma ipotizzo anche i condensatori dei rail ad alta tensione), 3,5 W. OK, il consumo in modalità completamente a stato solido è analogo a quello di Kara ma, già solo inserendo uno stadio valvole attivo, il consumo tende quasi a raddoppiare ma in ottica di integrazione con un sistema full Forkbeard non è più necessario andare fisicamente ad accendere/svegliare le elettroniche: un tap sullo schermo del telefono/tablet e il sistema è pronto alla riproduzione. Non male direi…

C’è sicuramente molto altro da dire: tipo come suona l’architettura Fusion (spoiler: bene ma bene ma bene) e tutte le altre piccole variazioni estetiche introdotte ma… ne parleremo in seguito. Perché, fidatevi, prevedo che ci saranno ancora occasioni di parlare di Freya 2.

Nuovi diffusori pensati per l’HT da Spendor!

E quindi, nel silenzio totale della stampa di settore italiana (non sono stato capace di trovare la notizia da nessuna parte) Spendor UK ha lanciato non uno, non due ma ben TRE diffusori dedicati all’utilizzo in impianti Home Theater. Finalmente aggiungerei dato che l’ultimo centrale degno di tale nome risale ai primi anni 2000.

I tre prodoti sono:

Canale centrale A-Line AC2:

Si va ad affiancare al rientrato AC1 (di fatto un A1W sdraiato sul lato) offrendo un diffusore dall’impronta più “normale” (ovvero oblunga) con un medio di diametro maggiore al fine di garantire 2 dB in più di efficienza in ambiente, si passa da 84 ad 86 dB/1 W a 1 metro, e qualche Hz in più di risposta in frequenza verso il basso, da 55 a 49 Hz.
Viene mantenuto, fortunatamente, il progetto in scatola chiusa con buona pace del posizionamento meno problematico.

Canale centrale D-Line DC1:

Finalmente un centrale dedicato ai diffusori della serie D!
Il progetto, in questo caso, è un più classico tre vie con efficienza di 88 dB/1 W a 1 metro e una risposta in frequenza che parte dai 42 Hz in ambiente.
L’impronta del diffusore è decisamente importante, essendo largo ben 65 cm, ma viene mantenuto il progetto in cassa chiusa per cui il posizionamento dovrebbe essere abbastanza semplice.

Diffusore a parete D-Line DS1:

Derivato, ipotizzo, dall’esperianza fatta con le “vecchie” D1 si tratta di un diffusore in cassa chiusa a spessore ridotto, 13,5 cm, ma dal baffle decisamente generoso, 50 x 27,5 cm.
Il montaggio a parete viene fatto tramite sistema di fissaggio disegnato direttamente da Spendor e pensato per ridurre al minimo l’interferenza con la parete di supporto ed il collegamento all’amplificatore avviene non tramite le solite boccole ma con un connettore Neutrik Speak-On, posto sul retro, rivolto verso il basso.
In questo caso l’efficienza dichiarata è pari a 86 dB/1 W a 1 metro con una risposta in frequenza, in ambiente, che parte dai 60 Hz.

But here we are…

I Foo Fighters annunciano il loro undicesimo disco.

I Foo Fighters annunciano il loro secondo primo disco…

Uscita prevista il 2 Giugno per questo album che sa di riscatto, dolore e ricordo… E almeno stando al primo singolo, ascoltabile tramite le varie piattaforme on-line, rabbia e rancore.

“Rescued”, questo il titolo del primo brano del disco, sa tanto di riflessione/sfogo/richiesta d’auto in seguito a quanto successo a Bogotà il 25/03/2022.
Per alcuni aspetti sembra scritto dal punto di vista dei “superstiti” a quella notte ma, sprattutto nel finale, si tratta di una richiesta disperata di aiuto da parte di Grohl che, in Colmbia, ha perso un grande amico prima che un “collega”.

Il brano mi piace, ed è già un tormentone nella mia testa, ma soffre di una compressione dinamica assurda che lo appiattisce un po’ troppo nel crescendo finale.
Rimpiango, e non poco, la produzione di Butch Vig che, soprattutto con Wasting Light, è stato capace di trovare un ottimo equilibrio tra “richiesta di volume” e resa dinamica dei pezzi…

Ultimo, ma non ultimo, lo stile del batterista (ancora ignoto) ricorda un altro Taylor, inglese, già sentito con altri Hawkins