Sarò sincero: il Rega RP1 mi sta dando enormi soddisfazioni. Di fatto ho usato più lui in quest’ultima settimana che il DP-A100 nell’intero mese di Dicembre 2024. Il Denon, in realtà, non ha praticamente mai girato da inizio anno…
Complice il fatto che l’inglese è al centro della casa, nell’ambiente in cui passo la maggior parte del tempo libero in settimana, ed installato in un impianto che si presta benissimo anche alla semplice sonorizzazione dell’ambiente stesso, devo ammettere che lo sto facendo suonare più del previsto. La cosa che mi stupisce maggiormente è, però, il fatto che la combo braccio/testina, seppur entry level entrambi, suonano in modo più uniforme su tutta la superficie del disco mentre il Denon, indipendentemente dalla testina montata, tende ad indurirsi mano a mano che lo stilo si avvicina al centro del piatto. Distorce, forse, meno ma perde di dinamica…
La filosofia costruttiva dei due giradischi è diametralmente opposta, lo so; e la scelta del Denon deriva dalla mia, scarsa ma negativa, esperienza con piatti Pro-Ject che, erroneamente, assimilavo a Rega in quanto a scelte progettuali. Mi sa che mi sbagliavo e che, forse, il discorso meriterebbe un po’ di approfondimento ulteriore.
Questo è esattamente il mio DP-A100 all’evento di presentazione presso SuonoPuro a Concorezzo
Vi sfido. Prendete un audiofilo analogista spinto, ma spinto forte, e fategli questa domanda: Come deve essere realizzato, dal punto di vista meccanico, un giradischi per poter essere considerato davvero “Hi-Fi”?
La riposta si svilupperà secondo questo schema:
Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia moderna” le caratteristiche base saranno:
Trazione a cinghia (servocontrollata o sincrona AC spesso è indifferente)
Piatto in materiale sintetico/vetro o comunque non metallico di massa media con perno di rotazione in materiale ceramico
Braccio dritto a bassa, se non bassissima, massa, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile.
Plinth in materiale sintetico/MDF a bassa massa e isolato dal motore
Se l’audiofilo in questione è a favore della “filosofia classica” le caratteristiche di base saranno:
Trazione a cinghia sincrona AC
Piatto ad elevata massa in materiali compositi con mat di disaccoppiamento con perno di rotazione in metallo lubrificato
Braccio dritto, in carbonio, massa medio bassa da almeno 10″, con scala graduata per la regolazione del peso di lettura e antiskating regolabile in modo continuo
Plinth rivestito in legno ad elevata massa. Possibilmente con telaio flottante e motore disaccoppiato dal telaio.
Se l’audiofilo in questione è di quelli intransigenti allora le caratteristiche saranno:
Trazione a cinghia, sincrona AC con motore a bassissima coppia, affogato nel plinth ma disaccoppiato dallo stesso tramite materiali smorzanti.
Piatto a massa elevata concentrata all’esterno, bilanciato con fresature di precisione, con mat in materiali sofisticati (se non in rame) e cuscinetto di rotazione in pietra dura e in bagno d’olio.
Braccio dritto, in carbonio a massa bassissima, unipivot, con contrappeso molto abbassato rispetto all’asse del braccio stesso, regolabile in tutte le funzioni ma senza alcuna lettura diretta delle variabili e in alcuni casi senza alcun dispositivo di antiskating. Di fatto servirà sempre della strumentazione anche per le regolazioni “grossolane”.
Plint in materiale composito a massa molto elevata (>10 kg)
Esempi tipici per le varie tipologie di giradischi possono essere:
Rega/Pro-Ject serie 2X
Linn/Pro-Ject serie Classic
Nottingham Analogue e similari
Ci sono poi anche altri marchi, più o meno noti e più o meno costosi, che ricalcano bene o male le tre famiglie sopra elencate magari andando a pescare il meglio delle tre filosofie o, come nel caso di Pro-Ject stessa, producendo più linee di prodotto MOLTO differenti tra di loro a livello filofia costruttiva ma che condividono gli stessi componenti di base (motore, sistema piatto/perno/cuscinetto e braccio di lettura).
Poi, molto lontani da questa galassia, ci sono i Giapponesi – quelli storici. Quelli che non si fanno problemi circa quale materiale utilizzare, dove smorzare, cosa smorzare, come realizzare la cinghia di trasmissione o la puleggia del motore che la farà girare. I Giapponesi, da questo punto di vista, erano (sono?) molto più pragmatici:
Il piatto deve girare? Ci mettiamo un motore, servocontrollato elettronicamente, che lo faccia girare direttamente e che sia esente da vibrazioni trasversali all’asse di rotazione. Un minimo di gioco verticale potrebbe fare bene al sistema per cui facciamo in modo che sia minimo e perfettamente controllato.
Il braccio deve poter essere regolato in tutte le sue parti mobili? Ci mettiamo delle ghiere, o dei contrappesi con dei giochi di leve sensati per l’antiskating, facilmente accessibili e con delle indicazioni di scala che siano un minimo sensate e verosimili alle misure.
Il braccio stesso deve essere mobile sul suo asse di rotazione ed avere una massa tale da risultare sufficientemente stabile per la gestione delle vibrazioni della testina? Utilizziamo dei cuscinetti/giunti di precisione e facciamo in modo che abbia massa sufficiente da risultare inerte alla testina così da non vibrare “con lo stilo”.
Il Plinth deve essere isolato dalle vibrazioni esterne? Lo costruiamo con una certa cura nei punti di risonanza da tenere a bada e poi ci mettiamo dei piedini smorzanti
Ah… Il piatto deve avere una massa sufficiente da garantire un minimo di inerzia che stabilizzi la sua rotazione così da limitare il feedback necessario al servocontrollo.
Signori vi presento il Luxman PD-272!
Non scherzo: prima di prendere il Denon ho avuto tra le mani un Luxman PD-272 (che ho ancora ma non uso più e che avrei dovuto restituire quando ho preso il DP-A100). Ho anche pensato di sostituirlo per un Pro-Ject RPM 5.1 Carbon convinto che fosse migliore del Giapponese perché: più moderno e, quindi, tendenzialmente costruito meglio, con motore disaccoppiato dal telaio principale e, quindi, tendenzialmente più silenzioso, con braccio in carbonio con giunti cardanici “moderni” che tendenzialmente offrira una capacità di tracciamento e messa a punto migliore del Micro Seiki montato dal Luxman.
NO. NEANCHE DA LONTANO. Almeno per le mie orecchie.
Approfondirò l’argomento se e quanto scriverò una pagina dedicata al Pro-Ject.
Veniamo, però, finalmente a noi e al Denon DP-A100.
Premetto che il Denon è l’ultimo di 4 giradischi che ho avuto in casa e che, alla luce delle esperienze pregresse, univa i pro dei suoi predecessori eliminandone, o comunque riducendone sensibilmente, i contro.
Al momento dell’acquisto gli aspetti per me cruciali per la scelta del giradischi, che, anche alla luce dell’esborso economico, reputavo (e reputo tutt’ora) definitivo erano poche ma semplici:
Il braccio doveva essere regolabile davvero in ogni sua parte e offrire semplicità di impostazione e manutenzione. L’antiskating, soprattutto, volevo fosse regolabile in modo infinitesimale senza limitare l’azione a delle “tacche” previste dal costruttore e immodificabili.
Il controllo della velocità di rotazione, che DEVE essere la più regolare e precisa possibile, doveva essere integrato nel telaio del giradischi. Non volevo avere uno scatolotto separato, seppur molto comodo, per la gestione della cosa.
Il sistema di trasmissione del moto volevo fosse il più efficiente possibile nella risposta ad eventuali “variabili di sistema” così da mantenere stabile la rotazione del disco.
Volevo un qualcosa di funzionale dal punto di vista della “logistica base” di manutenzione dell’impianto: ovvero un dispositivo che fosse facile da scollegare e spostare per la pulizia del mobile e, allo stesso tempo, che non fosse troppo arzigogolato per poterlo pulire e spolverare senza troppe fisime.
Ultimo, ma non ultimo, volevo un giradischi che potesse unire quanto sopra ad un’estetica tale da ottenere un “WAF” positivo. (Da notare che all’epoca non dovevo rendere conto a nessuno ma bisogna sempre lavorare col senno di poi)
Premetto che al momento dell’acquisto non c’era nessun altro giradischi disponibile in negozio che rispettasse tali caratteristiche (tutte derivanti dall’esperienza maturata con il Luxman). Per cui ho chiesto di poter portare a casa il Denon in prova e, eventualmente, se avrei potuto fare lo stesso anche con un Nottingham Analogue Interspace Junior qualora il Denon mi avesse soddisfatto. Da notare che il Nottingham rispondeva esclusivamente al quarto punto di cui sopra…
Una volta portato a casa il Denon, e sostituita la testina in dotazione con la mia Ortofon MC Vivo Red in un minuto grazie all’headshell removibile, l’ho regolato in cinque minuti cinque ed ero già pronto per gli ascolti e le regolazioni di fino.
Avevo, ed ho tutt’ora, il mio giradischi definitivo nell’impianto.
I punti di forza del DP-A100:
Il braccio, in sè, è regolabile in ogni sua parte anche al volo con le dovute accortezze. Tutte le parti mobili su cui agire sono in alluminio, non in plastica come alcuni sostengono, e non presentano il minimo gioco. Le scale graduate sono anche abbastanza precise nonostante tutto. L’unica variabile non modificabile dal braccio è l’azimuth ma è anche una cosa che non tutti modificano. L’headshell di serie, in ogni caso, è perfettamente parallelo al piatto per cui se lo stilo è dritto non c’è bisogno di alcunché.
Il controllo della velocità di rotazione è basato su un oscillatore al quarzo estrememante preciso. Di fatto non ho avuto modo di riscontrare alcuna variazione dai 33.33 e dai 45 RPM impostati con un contagiri Testo 470 dall’errore di misura nullo (preso in prestito dall’ufficio dopo averlo tarato). Il motore installato sotto al piatto, inoltre, dispone di una coppia elevatissima che rende il sistema completamente immune da qualsiasi tipo di “disturbo” dovuto a eventuali ondulazioni del disco. Di fatto posso pulire il disco con la spazzolina in carbonio mentre lo ascolto senza rallentamento alcuno della rotazione.
Per spostare i suoi quasi 16 kg di peso basta scollegare tre cavi e fissare il braccio col gancetto, questo sì in plastica, del sollevatore e non si corre alcun rischio.
Si tratta, a tutti gli effetti, dell’elemento più “WAF Compliant” del mio impianto.
I contro del DP-A100:
Ne ha uno a mio parere. Ed è piuttosto grave…
L’headshell fornito in dotazione NON PERMETTE IN ALCUN MODO di allineare correttamente una DL-103 e similari (lo stesso vale anche per la DL-A100 con cui era venduto) perché troppo corto. Lo stilo non può essere portato ai 56 mm di distanza indicati sul manuale come punto di nulling ottimale: siarriva al massimo a 54mm…
Per risolvere ho acquistato un’headshell Ortofon LH-9000 che ha tre millimetri in più di corsa possibile (e la regolazione dell’azimuth).