HDCD: Questo sconosciuto

Avete presente quando, all’improvviso, vi si accende una lampadina nel cervello?

Ecco. Mi è successo esattamente questo mentre ero in ufficio (laboratorio di taratura in realtà; sono un metrologo): mi è venuto in mente che, quando ancora utilizzavo il Philips BDP9500 come lettore CD capitava, ogni tanto, che il lettore stesso riconoscesse i dischi come HDCD e che, di conseguenza, abilitava una serie di processamenti del segnale utili rendere la riproduzione, di fatto, una via di mezzo tra un CD e un file ad alta risoluzione. Il segnale PCM veniva rimodulato, in soldoni, da 16/44.1 a 20/44.1 con incremento di dinamica disponibile e, apparentemente, anche una miglior risposta ai transienti e, di conseguenza, un miglior contrasto dinamico.

Avevo approfindito la questione all’epoca ma poi, col passare del tempo e col passaggio alla musica liquida, ho completamente dimenticato questa magia per cui sacrificando uno dei 16 bit di campionamento veniva creato un codice di decodifica utile ad attivare un DSP all’interno del circuito di elaborazione del segnale che, un po’ come avviene quando si decomprime un file, andava ad inserire dei dati “nascosti” all’interno dell’uscita facendo vincere al sistema 5 bit di risoluzione aggiuntiva.

Una sorta di MQA dei tempi che furono e che, attualmente, è in mano a Microsoft.

Il problema, vero, di questo tipo di codifica del segnale PCM è uno soltanto: non è minimamente sponsorizzato sui dischi e, di conseguenza, non ricordo su quanti (né quali) è implementato.

Teoricamente il ripping effettuato con XLD non è distruttivo ed il file FLAC (o ALAC, o AIFF, o WAV, o come esportate voi) generato dal convertitore mantiene la “traccia nascosta” utile alla decodifica completa del messaggio sonoro registrato. Il problema è che, mentre Foobar2000 dovrebbe essere in grado di decodificare l’HDCD, in ambiente NON Windows tale procedura è, in un certo senso, inibita dal fatto che l’algoritmo di conversione è di proprietà di Microsoft e, di conseguenza, non implementato in piattaforme differenti. Oltretutto l’unico software di riproduzione ufficiale risulta essere Windows Media Player

Dove voglio andare a parare vi chiederete voi…
La risposta a questa domanda è semplice: come posso fare per evitare di perdere queste informazioni nascoste e svincolarmi dalla piattaforma di conversione e/o dal fatto che il DAC in mio possesso sia “HDCD compliant” e quindi in grado di digerire tale formato?
In sostanza sto vivendo, in prima persona, ciò che alcuni vivono con la codifica MQA ma con un formato di qualche decennio fa, caduto totalmente in disuso e che, sulla carta, prometteva risultati a metà strada tra un CD Red Book e un DVD Audio.

L’importanza di una buona alimentazione

No. Non intendo parlare di dieta mediterranea, né di junk food, né di pasti sani ed equilibrati.

Intendo parlare delle alimentazioni delle nostre amate elettroniche e del perché al salire di livello, tendenzialmente, equivale anche uno stadio di alimentazione ai limiti dell’eccesso e, almeno in alcuni casi, decisamente sovradimensionato per lo scopo.

Non intendo in alcun modo addentrarmi nei pro e nei contro delle alimentazioni switching, degli stadi di alimentazione lineari né della tecnologia di costruzione che sta alla base del trasformatore che, primo fra tutti, si deve occupare della tensione che verrà data in pasto alla circuiteria successiva.

Perché ne voglio parlare oggi e senza addentrarmi in tecnicismi che potrei anche permettermi di trattare?
Perché ho appena ascoltato un vinile che conosco, circa, come le mie tasche.

Ecco, proprio durante questo ascolto critico (in cuffie che la moglie insegna a distanza in questo periodo di quarantena) ho notato uno strano sbilanciamento tra i canali DX e SX. Il DX sembrava, ed era, leggermente più distorto del SX anche a bassi volumi d’ascolto e in una gamma di frequenze ben definita (di fatto sulle medie).
Dopo i controlli di rito per capirne l’origine ho scoperto, mio malgrado ma non troppo, che il problema risiedeva in un falso contatto del pin di alimentazione dell’operazionale di ingresso dello stadio phono (che si occupa anche della parte vera e propria di guadagno della RIAA – il polo a 3180 us e lo zero a 318 us).

In sostanza quando si trattava di dover dare birra al segnale l’alimentazione su quel ramo si sedeva e portava l’operazionale ad andare come in saturazione; la cosa divertente è che, grazie al LED di regolazione montato in cima al modulo, riuscivo anche a vedere il problema oltre che a sentirlo.
In pratica la luce emessa si effievoliva al presentarsi della distorsione e/o viceversa. facendo un po’ di gioco sull’OpAmp la luce rimaneva fissa e la distorsione spariva come per magia.
Alla luce di ciò ho smontato il modulo operazionale, ne ho pulito i contatti e ho pulito per bene anche lo zoccolo in cui lo stesso era montato. Una volta rimontato il tutto il problema era sparito del tutto e ho potuto riprendere con tutta calma i miei ascolti.

Se considerate che si sta parlando di operazionali alimentati dualmente a 12 V che hanno un consumo, dichiarato dall’Ing. Ingoglia, di qualche decina di mA a riposo e che lo stadio di alimentazione da me costruito è in grado di erogare un paio di ampere continui con ha una capacità di filtraggio di 20.000 uF per ramo, ergo ha abbastanza riserva per poter gestire anche un amplificatore da qualche watt, ma che tutto era comunque legato ad una incapacità del sistema di sopperire alle necessità di “potenza” del componente in questione per via di un banalissimo falso contatto arriverete anche voi alla mia stessa conclusione: se l’alimentatore a monte non avesse avuto determinate caratteristiche, verosilmilmente, l’operazionale si sarebbe spento anziché sedersi nei momenti critici…

Adele – 19. La recensione

Il primo cd di Adele, come anche gli altri due in studio in realtà, soffre di parecchie scelte discutibili effettuate in fase di produzione ma, nonostante ciò, è sicuramente un disco da avere per gli amanti del genere.
Al di là di tutto la voce della cantante viene restituita (quasi) sempre in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa protagonista in tutte le tracce del disco; le parti strumentali (soprattutto nei pezzi prettamente acustici) e corali di alcuni brani mi sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica e sono molteplici le situazioni in cui, proprio per questo motivo, mi sono ritrovato ad ascoltare il disco a livelli di volume veramente alti senza rendemene conto…
Fino all’inizio della traccia successiva.

Parlando di “volume” arriviamo, però, alla vera problematica che affligge il disco: la mia idea è che i livelli di registrazione delle varie sessioni non siano stati allineati in fase di ripresa e che, per riportare l’amalgama del disco alla stessa pressione sonora media, la scelta fatta dal produttore sia stata quella di “alzare il volume” delle tracce basse invece che fare l’esatto opposto (che avrebbe avuto decisamente più senso). Il tutto unito da un utilizzo di compressione come se non ci fosse stato un domani…

Da dove mi viene questa idea vi chiederete; la risposta è riscontrabile, banalmente, nella distorsione di ripresa della voce di Adele stessa.
Ascoltate la traccia N° 6 “Melt My Heart To Stone” e poi ascoltate il vocalizzo dal minuto 3:15 al minuto 3:45 della traccia finale “Hometown Glory” (ma anche in altre tracce del brano – quasi tutte).
Nel primo caso non voglio credere che si tratti di distorsione dovuta a saturazione del microfono, o del preamplificatore dello stesso, e non credo lo sia perché una lieve distorsione è presente anche altri momenti in cui la cantante non sembra cantare a pieni polmoni e nei punti in cui tale distorsione sembra sparire è perché vengono applicati effetti di riverbero/eco sulla voce che aiutano a mitigare il problema…
Problemi analogi sono riscontrabili anche nella perdita di spinta della parte strumentale, elettrificata e non, che però non è presente in tutti i brani. In alcune tracce sembra essere stato applicato una sorta di compressore dinamico che strozza tutto quanto e rovina completamente brani che, senza tali limitazioni, sarebbero potuti essere presi davvero per riferimenti in termini di dinamica e spazialità (uno su tutti “Chasing Pavements” che se confrontato al brano successivo “Cold Shoulder” – comunque compresso nella parte finale dove il crescendo viene schiacciato per forza di cose da un volume medio iniziale già elevato – sembra avere per base una sorta di accozzaglia monotona di suoni mal amalgamati).

In sostanza un buon disco, con molti contro e alcuni pro, che sarebbe potuto essere un riferimento e che invece non lo è. Proprio per questo motivo lo reputo, però, un disco da avere anche se non vi piace il genere o la cantante: qui avete un buon esempio di come la musica sarebbe se fosse registrata con cognizione di causa e senza essere mixata e prodotta per essere ascoltata da cuffiette del menga in tram mentre si va al lavoro.

Un consiglio per capire il perché del però: ascoltatelo tutto senza pensare a niente se non ad ascoltare il disco.
Una volta terminato l’ascolto attendete un paio di minuti e fate partire SOLO l’ultima traccia, “Homtown Glory”, e regolate il volume al massimo che riuscite a sopportare (che non credo sarà altissimo).
Respirate per 30 secondi con calma e rilassatevi.
Fate partire la traccia 9 “Make You Feel My Love” allo stesso volume.
Capirete cosa intendo per “la voce della cantante viene restituita […] in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa […]; le parti strumentali […] e corali […] sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica”.

Il disco sarebbe potuto essere TUTTO così.

Il disco sarebbe DOVUTO ESSERE tutto così; dall’inizio alla fine.