Inquadrare “La capanna dello Zio Rock” è difficile. Dovrebbe essere una raccolta per celebrare i primi vent’anni di carriera di Pedrini ma non si limita ad essere solamente questo.
Dal primo ascolto sono convinto che si tratti di un tributo di Pedrini a tutti i suoi fan attraverso brani del suo repertorio solista e, soprattutto, del suo passato come compositore e cuore pulsante dei Timoria prima che chitarrista/cantante (prima dell’abbandono di Renga) e cantante/chitarrista (dopo l’abbandono di Renga).
Si tratta di un disco spartiacque in cui Omar raccoglie il suo repertorio di genere e stile per definire la sua identità e creare un punto fermo da cui partire per le nuove produzioni musicali.
Pedrini stesso ha definito l’album come un “bel discone con tutto il meglio dei Timoria più alcuni inediti“. E alla fine dei conti di questo si tratta: uno di quei dischi che quando disgraziatamente lo avvicini al cassetto del lettore CD ci si attacca come una calamita e si lascia consumare a suon di ascolti quotidiani.
Dal punto di vista tecnico si tratta di un disco Rock a tutti gli effetti con “poca dinamica” ma registrato/masterizzato davvero bene e con una miriade di chicche, in termini di arrangiamento ed esecuzione, che rendono ogni brano differente dall’originale e divertente da ascoltare e riascoltare proprio anche solo per scoprirle tutte.
Si tratta di un disco maturo sotto tutti i punti di vista.
Di uno di quelli da avere se si ascoltavano i Timoria a cavallo degli anni ’90/’00 per capire quanto di Pedrini ci fosse veramente in quei brani interpretati da Renga.
Omar non li interpreta. Li vive e li racconta con la coscienza di chi ha vissuto le emozioni descritte nei testi e sa di poterlo fare, forse finalmente, senza paura di giudizi e critiche.
Questo è Omar Pedrini.
Il NOSTRO Zio Rock.
