La “Musica Liquida” Pt.1

In molti rifuggono dal supporto fisico, pur rimanendo in ambito digitale, in favore della cosiddetta Musica Liquida. Le motivazioni, inutile girarci attorno, sono potenzialmente moltissime.

Le prime che mi vengono i mente sono:

1. Più facile da gestire a livello logistico
2. Più facile da fruire
3. Più “cross-platform”
4. Più potente/scalabile in termini di risoluzione
5. Più immune ai disturbi
6. Non vincolata a standard di formato

E sicuramente ce ne sono almeno un altro centinaio ma queste sono quelle che mi hanno spinto, in prima persona, ad effettuare il ripping di tutti i miei CD nel lontano 2014.

Ancora, però, non conoscevo le insidie della liquida e della sua fruizione al pieno delle possibilità.

Piccola premessa in tre punti:

1. La mia discografia CD non era per nulla vastissima (attualmente sono a 250 dischi – in lenta e inesorabile crescita – all’epoca forse un centinaio in meno) e l’operazioni di versamento in lossless è stata gestita tranquillamente in un paio di settimane.
Le poche tracce DSD in mio possesso erano, e sono tutt’ora, quelle fisicamente incise nei dischi ibridi. L’unico SACD puro che mi è stato regalato quando ho acquistato il mio primo lettore – usato – di tale formato (che mi ha riportato alla fruizione dei CD e all’abbandono della liquida dall’impianto principale) un annetto fa.
2. Disponevo di una ventina, più o meno, di album/tracce in formato lossless (tipicamente quei pochi vinili che permettono il download della controparte liquida in formato Flac) in qualità CD e praticamente nulla in “Alta Risoluzione”.
3. All’epoca del mio passaggio alla liquida avevo un Macbook in policarbonato del 2006 di cui ignoravo alcuni “piccoli difetti di fabbrica”.

Essendo questa la mia condizione iniziale ed avendo a disposizione un buon lettore CD/DAC (un Audiolab 8200CD V12) che già utilizzavo in catena col Mac per ascoltare quel poco di non fisico che avevo mi ci sono messo di impegno, ho acquistato un WD My Book Live da 2 TB e ho iniziato a rippare i miei dischi per vedere se il passaggio alla liquida avrebbe potuto avere un senso.
Ebbene: sembrava averne.

PS: non essendo il formato Flac ufficialmente supportato da Apple tutte le tracce lossless in mio possesso erano in formato Alac per cui il ripping dei CD era fatto direttamente da iTunes in tale formato mentre la riconversione Flac-Alac era fatta tramite l’ottimo software gratuito XLD.
Tutti i brani erano poi importati in libreria iTunes così da poter gestire la riproduzione tramite l’applicazione Remote installata sul mio fido iPod Touch 2G.
La connessione tra Macbook e Audiolab era affidata ad un bellissimo cavo ottico Hama comprato per collegare l’Airport Express a un DAC Fiio D03K e sfruttare Airplay nelle occasioni in cui la musica doveva fare da sottofondo a eventi mondani in taverna (cene e serate in compagnia in genere).

Adele – 19. La recensione

Il primo cd di Adele, come anche gli altri due in studio in realtà, soffre di parecchie scelte discutibili effettuate in fase di produzione ma, nonostante ciò, è sicuramente un disco da avere per gli amanti del genere.
Al di là di tutto la voce della cantante viene restituita (quasi) sempre in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa protagonista in tutte le tracce del disco; le parti strumentali (soprattutto nei pezzi prettamente acustici) e corali di alcuni brani mi sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica e sono molteplici le situazioni in cui, proprio per questo motivo, mi sono ritrovato ad ascoltare il disco a livelli di volume veramente alti senza rendemene conto…
Fino all’inizio della traccia successiva.

Parlando di “volume” arriviamo, però, alla vera problematica che affligge il disco: la mia idea è che i livelli di registrazione delle varie sessioni non siano stati allineati in fase di ripresa e che, per riportare l’amalgama del disco alla stessa pressione sonora media, la scelta fatta dal produttore sia stata quella di “alzare il volume” delle tracce basse invece che fare l’esatto opposto (che avrebbe avuto decisamente più senso). Il tutto unito da un utilizzo di compressione come se non ci fosse stato un domani…

Da dove mi viene questa idea vi chiederete; la risposta è riscontrabile, banalmente, nella distorsione di ripresa della voce di Adele stessa.
Ascoltate la traccia N° 6 “Melt My Heart To Stone” e poi ascoltate il vocalizzo dal minuto 3:15 al minuto 3:45 della traccia finale “Hometown Glory” (ma anche in altre tracce del brano – quasi tutte).
Nel primo caso non voglio credere che si tratti di distorsione dovuta a saturazione del microfono, o del preamplificatore dello stesso, e non credo lo sia perché una lieve distorsione è presente anche altri momenti in cui la cantante non sembra cantare a pieni polmoni e nei punti in cui tale distorsione sembra sparire è perché vengono applicati effetti di riverbero/eco sulla voce che aiutano a mitigare il problema…
Problemi analogi sono riscontrabili anche nella perdita di spinta della parte strumentale, elettrificata e non, che però non è presente in tutti i brani. In alcune tracce sembra essere stato applicato una sorta di compressore dinamico che strozza tutto quanto e rovina completamente brani che, senza tali limitazioni, sarebbero potuti essere presi davvero per riferimenti in termini di dinamica e spazialità (uno su tutti “Chasing Pavements” che se confrontato al brano successivo “Cold Shoulder” – comunque compresso nella parte finale dove il crescendo viene schiacciato per forza di cose da un volume medio iniziale già elevato – sembra avere per base una sorta di accozzaglia monotona di suoni mal amalgamati).

In sostanza un buon disco, con molti contro e alcuni pro, che sarebbe potuto essere un riferimento e che invece non lo è. Proprio per questo motivo lo reputo, però, un disco da avere anche se non vi piace il genere o la cantante: qui avete un buon esempio di come la musica sarebbe se fosse registrata con cognizione di causa e senza essere mixata e prodotta per essere ascoltata da cuffiette del menga in tram mentre si va al lavoro.

Un consiglio per capire il perché del però: ascoltatelo tutto senza pensare a niente se non ad ascoltare il disco.
Una volta terminato l’ascolto attendete un paio di minuti e fate partire SOLO l’ultima traccia, “Homtown Glory”, e regolate il volume al massimo che riuscite a sopportare (che non credo sarà altissimo).
Respirate per 30 secondi con calma e rilassatevi.
Fate partire la traccia 9 “Make You Feel My Love” allo stesso volume.
Capirete cosa intendo per “la voce della cantante viene restituita […] in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa […]; le parti strumentali […] e corali […] sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica”.

Il disco sarebbe potuto essere TUTTO così.

Il disco sarebbe DOVUTO ESSERE tutto così; dall’inizio alla fine.

Paternità, lavoro e Blog (e Covid-19 dove lo mettiamo?)non convivono serenamente…

Va bene.

Qui le cose non si sono sviluppate come pensavo (speravo?) avrebbero fatto…

Vedrò di fare in modo di rimettere insieme le idee, riprendere le fila del tutto e far partire ‘sta macchina infernale una volta per tutte.

Se avete uvuto pazienza: GRAZIE.

Se siete appena arrivati: BENVENUTI.

Se non altro la Musica non si ferma.