Recensione dischi… Che ne pensate?

Sto iniziando a pensare di ri-cimentarmi nel recensire i vari dischi in mio possesso, magari appoggiandomi al canale YouTube e fare delle recensioni video…

Che ne dite?
Potrebbe essere interessante?

Mi piacerebbe anche trovare il modo, e il tempo, di recensire apparecchiature audio ma, francamente, la cosa la vedo un po’ difficile dal punto di vista logistico dato che mi servirebbe tempo, che non ho, per fare ascolti mirati e di confronto.

Mai dire mai…

Dire Straits – Brothers in Arms: 20th Anniversary Edition (SACD Ibrido)

Il primo dei SACD da me acquistati grazie ad un’offerta su Amazon.it – non che in genere costi uno sproposito.

La cosa più divertente di questo disco è che fino al dicembre 2019 non sono mai stato in grado di ascoltare lo strato SACD perché sprovvisto di lettore per tale formato. Ho dovuto aspettare solo 7 anni per poterlo fare in casa mia…
E mi sono in parte ricreduto sulla bontà del formato: non tanto per la qualità intrinseca dello stesso quanto perche, effettivamente, il DAC all’interno del lettore lavora al suo meglio e il risultato si sente chiaramente.

Parto dal presupposto che il gruppo è tra i miei preferiti e che reputo questo disco, in questa edizione rimasterizzata, ben mixato, con una buona dinamica e grande spazialità. Faccio presente che si tratta di uno dei primi dischi ad essere registrato completamente in digitale.
Prendo ad esempio l’intro di “Why Worry” in cui i vari strumenti si armonizzano senza mai sovrapporsi ed occupando ognuno uno spazio ben definito, e facilmente intelligibile anche nel resto del brano.

Trovo ci sia poco da dire sulla qualità del disco sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista sonoro anche se, devo ammetterlo, la versione Mobile Fidelity suona decisamente più naturale (ma ne parlerò in un altro post).
Un po’ tutti i dischi del gruppo possono essere ritenuti come esenti da critiche evidenti per quanto mi riguarda…

Passando ai valori aggiunti dello strato SACD, parlo di stereofonico non avendo un impianto multicanale, rispetto allo strato CD Red Book il primo fra tutti è proprio l’aumento della separazione tra gli strumenti, quello che alcuni chiamano “nero infrastrumentale“, unito ad un maggior realismo degli stessi in termini di complessità armonica e resa generale.
Potrebbe anche trattarsi, banalmente, di suggestioni autoindotte ma su “Why Worry” e, soprattutto, la title track del disco si tratta di sensazioni ben riscontrabili nell’attacco delle “plettrate” di Knopfler e nella matericità del tuono e della sua maestosità. Tutto quanto prende un corpo e una sostanza differente.

Riassumento: un disco da avere senza se e senza ma

Recensione: Paul Gilbert -Get Out Of My Yard

Ottavo album in studio MA primo completamente strumentale di Paul Gilbert – già chitarrista e fondatore di Racer X e Mr. Big nonché dei “supergruppi tributo” Yellow Matter Custard” (The Beatles) e “Hammer of the Gods” (Led Zeppelin).

Premetto che non si tratta di un capolavoro di mastering ma è pur sempre registrato bene e rispecchia in pieno lo stile di PG a livello sonoro.

L’album si apre con la Title Track che, per grande gioia dei negozianti, fa parte del mio insieme di tracce “base” per la valutazione di un impianto perché contiene una bella traccia profonda – ma profonda per davvero – di sintetizzatore/basso, un bel po’ di plettrate sporche che richiedono una certa velocità di risposta e, ultimo ma non ultimo, quella sana dose di pazzia che fa si che ogni volta che la si fa suonare in un negozio la gente ti guarda strano.
Loro sentono rumore ma io so che se il le fondamenta del basso iniziano a perdersi (ammesso che si sentano da quando attacca alla fine del brano) o che se in un paio di occasioni non sento il plettro sfregare sulle corde l’impianto che ho davanti sta perdendo qualche pezzo per strada. Nota a margine: l’impianto che l’ha meglio riprodotto, ad oggi, costava circa come casa mia ed era composto da: abbinata E.A.R. Yoshino CD Acute 4 + Dac 4, Preamplificatore Conrad Johnson GAT, Finale Conrad Johnson ET250ES, Diffusori Magneplanar 20.7 e cabalggi Wireworld Platinum Eclipse.

Altre tracce degne di nota sono:
5. Straight Through the Telephone Pole: anche solo per il groove che caratterizza l’andamento del brano.
12. Haydn / Shympony No.88 “Finale”: è classica allo stato puro. Da ascoltare più e più volte e, soprattutto, da far ascoltare in negozio per far capire la caratura del personaggio anche a coloro che storcono il naso pensando si tratti di uno che fa solo rumore con una chitarra elettrica distorta.
13. Three E’s for Edward: l’Edward in questione è Eddie Van Halen e tutto il brano è suonato su una chitarra acustica elettrificata con sole tre corde tutte accordate in E (il nostro Mi) ad ottave crescenti. Il contenuto armonico del brano è ricchissimo e difficile da riprodurre nonostante la semplicità del brano in sé.

Le altre tracce dell’album sono in classico stile PG ovvero semplici da ascoltare ma tecniche, divertenti, a tratti cattive ma sempre col sorriso sulle labbra.

PS: Anche la traccia 14 “You Kids” merita una menzione particolare: è, credo, la traccia che più ricalca lo stile di Paul al momento della registrazione del disco: divertente, scanzonata e con dei picchi di estro e tecnica che fanno sorridere davvero dall’inizio alla fine (oltre che a fare headbanging come se non ci fosse un domani).