Pitura Freska – Murassi EP

Ho comprato questo EP, insieme a molti altri dischi “vintage” della mia collezione, in un negozio di strumenti musicali che ha venduto vinili fino alla prima metà degli anni ’90 ed ha tenuto le rimanenze di magazzino disponibili per i collezionisti a 10 € il pezzo.
Non c’era, però, nessun tipo di catalogo per cui bisognava rovistare nelle rastrelliere alla ricerca di potanziali chicche.

Per me questo EP è proprio uno di quelle chicche. Comprato nuovo, perché di fatto era nuovo di pacca, ad un prezzo decisamente valido.

Premetto che conoscevo i Pitura Freska solamente per “Papa nero” con cui hanno partecipato al Festival di Sanremo nel 1997 e che, complici i nonni paterni di origine Padovano/Veneziana, non ho alcun tipo di problema a comprendere i testi anche quando pronunciati in dialetto stretto.

Il singolo è composto da quattro brani, come da prassi per i singoli, ma essendo inciso a 45 giri e su vinile da 12″ la qualità è davvero elevata. Da questo punto di vista devo dire di essere rimasto davvero stupito; tutto mi aspettavo tranne che quattro brani così ben mixati e registrati.
Qui non di parla di estensione del palco, di nero infrastrumentale o di immagine olografica (cose che comunque non mancano affatto) ma di Musica incisa correttamente e davvero godibile e divertente da ascoltare.

I brani, comunque, sono i seguenti:

  1. “Murassi (Short version)” – Di fatto una versione leggermente accorciata, editando la parte strumentale centrale, del brano che dà il titolo all’EP.
    I “Muràssi” sono tre sezioni di una diga costruita, nella seconda metà del ‘700, per difendere la città dall’erosione dell’Adriatico (Wikipedia) che fanno da punto di ritrovo, fuori dalla città vera e propria, per i ragazzi di Venezia.
  2. “Basi struchi e… morsegoni” – Letteralmente, più o meno, “Baci, succhiotti e… morsi”. Potremmo chiamarla canzone d’amore? Diciamo di si.
    Di fatto è una ballata simil-romantica dal testo irriverente.
  3. “Pin Floi” – Probabilmente il pezzo più noto dell’EP, nonché l’unico che conoscevo prima di acquistarlo, che recita l’esperienza del concerto dei Pink Floyd, tenuto a Venezia nel 1989, dal punto di vista di un abitante della Serenissima. Di fatto per i Veneziani è stato un evento decisamente da dimenticare per la pessima organizzazione e l’impossibilità di vivere la propria città nel giorno della Festa del Redentore (Wikipedia).
    Il brano si sviluppa proprio sul tema partendo con l’entusiasmo per il concerto passando, successivamente, al disagio del giorno dopo quando i resti degli spettatori arrivati da tutta Italia, il concerto era gratutito, costituivano l’unico spettacolo rimasto.
  4. “Murassi (Extended Version)” – La versione ufficiale della canzone.
Il brano “Pin Floi”in riproduzione sul mio Denon DP-A100 con audio prelevato dal Rotel RC-1570

Michael Hedges – Strings of Steel

Altro disco acquistato NOS, per sole 10 €, dal mio ex spacciatore di vinili.
Purtroppo ha venduto in blocco tutta la rimenza poco prima della Pandemia.
E io non ne sapevo nulla…

Sta di fatto che durante una delle mie perlustrazioni delle rastrelliere ho trovato questo disco, ancora con la pellicola integra, e non me lo sono fatto scappare.

Si tratta di una raccolta dei primi anni di carriera del chitarrista americano.

Se non sapeste chi fosse Michael Hedges vi rimando direttamente ad un paio di link che saranno sicuramente più esaustivi di quanto possa esserlo io:

Senza addentrarmi nei meriti della sua tecnica e della sua maestria compositiva il mio invito è quello di provare a sedervi ed ascoltare un suo pezzo, qualsiasi suo pezzo, e pensare al fatto che si tratta di un uomo con due mani e una chitarra acustica tra le mani. Non sempre si tratta di semplici chitarre acustiche ma la base è sempre quella.

Potreste trovarvi a scoprire dei limiti dinamici nel vostro impianto con un solo, semplice, strumento da riprodurre.

Laviamo i nostri vinili

Ho sempre lavato i miei vinili, si li ho già lavati senza passare dalla Knosti, munito di tre soli utensili, un piano d’appoggio, un terzetto di panni in microfibra e un detersivo per vetri che, purtoppo, non producono più in versione priva di profumi.

Parlerò prima della Knosti e poi vi racconterò del mio metodo, che non è solo mio credo, che funziona QUASI altrettanto bene MA non è così pratico come la macchinetta tedesca.

L’utilizzo della Anti-Stat è davvero a prova di bambino e l’unica accortezza che bisogna avere bene a mente è quella di non bere il liquido di pulizia (e il fatto che i dischi in vinile sono relativamente fragili – ma questa è un’accortezza che bisogna tenere SEMPRE a mente quando si ha a che fare col formato). Le operazioni da fare sono semplici e sono le seguenti:

  • Estrarre la rastrelliera dal fondo della “vasca di lavaggio”
  • Versare il liquido di pulizia nella suddetta vasca
  • Montare il disco sulla “rotella/mozzo”
  • Inserire il sistema disco+rotella nella vasca posizionando i perni in corrispondenza degli incavi
  • Far ruotare il disco in senso orario e antiorario potenzialmente tutte le volte che si vuole (io ho fatto cinque giri in un senso e cinque nell’altro)
  • Estrarre il sistema disco+rotella dalla vasca facendo colare la maggior quantità possibile di liquido nella vasca stessa
  • Smontare il disco dalla “rotella/mozzo”
  • Mettere ad asciugare il disco sulla rastrelliera estratta al primo punto
  • Ripetere le operazioni dalla 3 alla 9 per tutti i dischi che si vuole compatibilmente con la capacità della rastrelliera stessa.
  • Una volta finito si può recuperare il liquido rimasto in vasca, così come quello colato dai dischi sul fondo della rastrelliera, versandolo nella bottiglietta grazie all’imbuto filtrante fornito in dotazione.

Tempo necessario al lavaggio di un singolo disco stimabile in tre minuti di cui due di lavaggio effettivo e uno di montaggio/smontaggio “rotella”. Il tempo dall’estrazione del disco dalla custodia alla sua completa asciugatura è di una decina di minuti per cui il sistema permette, potenzialmente, di lavare dischi per tutto il giorno senza mai fermarsi anche senza la necessità di comprare una seconda rastrelliera.

Il risultato, lo ammetto, è stato del tutto inaspettato vista la semplicità di utilizzo e la praticità logistica del tutto: disco perfettamente tirato a lucido e carica statica effettivamente annullata; la “croppa” in fondo ai solchi, però, è difficile da rimuovere e il metodo per risolvere è l’ammolo e la pazienza.
L’unico appunto che si può fare al sistema è che le operazioni di travaso, complici i materiali e le geometrie degli sbocchi di vasca e rastrelliera, non sono a prova di sgocciolamento ma direi che è un aspetto del tutto trascurabile.

Passando a come lavavo i dischi prima di scoprire la praticità della Knosti, e il fatto che posso fare tutto senza incorrere nelle ire di mia moglie non avendo bisogno di nient’altro, la soluzione era la seguente:

  • Un piano d’appoggio ad altezza vita (il piano di lavoro della cucina)
  • Un panno in microfibra PULITO come base per appoggiare il disco
  • Quasar vetri non profumato (di fatto acqua distillata e alcool isopropilico)
  • Un secondo panno in microfibra PULITO con cui passare il disco una volta vaporizzato il detergente per i vetri
  • Un terzo panno in microfibra PULITISSIMO con cui asciugare il disco prima di rimetterlo nella custodia

Il tempo necessario al lavaggio di un singolo disco in questo caso coincideva col tempo dall’estrazione del disco dalla custodia alla sua completa asciugatura ed era di cinque/sei minuti. Il vero problema era che dopo un po’ i panni in microfibra erano inservibili perché sporchi o troppo bagnati… Nonostante tutto, però, il sistema è perfettamente realizzabile in qualsiasi abitazione senza necessità di cose strane o materiali difficilmente reperibili.

Voi? Lavate i vostri dischi?
Se si… Come?