Aggiornamenti sulla pagina dedicata alla collezione di dischi

Ho inserito i link alle pagine di prodotto, riferite alle edizioni esatte, del sito Amazon.it per i dischi degli autori che hanno per iniziale la lettera “A”.

Data la mole di tioli presenti in elenco penso che aggiornerò, più o meno quotidianamente, con ordine e una lettera alla volta.

Se possibile inserirò i link diretti esattamente alle stesse edizioni presenti nella mia collezione. Non sempre, però, la cosa sarà possibile perché sicuramente alcuni titoli non sono più disponibili…

Se non l’avete ancora vista: questa è la mia collezione.

Potrei guadagnare commissioni per tutti gli acquisti eseguiti su Amazon.it nella sessione immediatamente successiva all’apertura del link riportato nel testo dell’articolo.

Pitura Freska – Murassi EP

Ho comprato questo EP, insieme a molti altri dischi “vintage” della mia collezione, in un negozio di strumenti musicali che ha venduto vinili fino alla prima metà degli anni ’90 ed ha tenuto le rimanenze di magazzino disponibili per i collezionisti a 10 € il pezzo.
Non c’era, però, nessun tipo di catalogo per cui bisognava rovistare nelle rastrelliere alla ricerca di potanziali chicche.

Per me questo EP è proprio uno di quelle chicche. Comprato nuovo, perché di fatto era nuovo di pacca, ad un prezzo decisamente valido.

Premetto che conoscevo i Pitura Freska solamente per “Papa nero” con cui hanno partecipato al Festival di Sanremo nel 1997 e che, complici i nonni paterni di origine Padovano/Veneziana, non ho alcun tipo di problema a comprendere i testi anche quando pronunciati in dialetto stretto.

Il singolo è composto da quattro brani, come da prassi per i singoli, ma essendo inciso a 45 giri e su vinile da 12″ la qualità è davvero elevata. Da questo punto di vista devo dire di essere rimasto davvero stupito; tutto mi aspettavo tranne che quattro brani così ben mixati e registrati.
Qui non di parla di estensione del palco, di nero infrastrumentale o di immagine olografica (cose che comunque non mancano affatto) ma di Musica incisa correttamente e davvero godibile e divertente da ascoltare.

I brani, comunque, sono i seguenti:

  1. “Murassi (Short version)” – Di fatto una versione leggermente accorciata, editando la parte strumentale centrale, del brano che dà il titolo all’EP.
    I “Muràssi” sono tre sezioni di una diga costruita, nella seconda metà del ‘700, per difendere la città dall’erosione dell’Adriatico (Wikipedia) che fanno da punto di ritrovo, fuori dalla città vera e propria, per i ragazzi di Venezia.
  2. “Basi struchi e… morsegoni” – Letteralmente, più o meno, “Baci, succhiotti e… morsi”. Potremmo chiamarla canzone d’amore? Diciamo di si.
    Di fatto è una ballata simil-romantica dal testo irriverente.
  3. “Pin Floi” – Probabilmente il pezzo più noto dell’EP, nonché l’unico che conoscevo prima di acquistarlo, che recita l’esperienza del concerto dei Pink Floyd, tenuto a Venezia nel 1989, dal punto di vista di un abitante della Serenissima. Di fatto per i Veneziani è stato un evento decisamente da dimenticare per la pessima organizzazione e l’impossibilità di vivere la propria città nel giorno della Festa del Redentore (Wikipedia).
    Il brano si sviluppa proprio sul tema partendo con l’entusiasmo per il concerto passando, successivamente, al disagio del giorno dopo quando i resti degli spettatori arrivati da tutta Italia, il concerto era gratutito, costituivano l’unico spettacolo rimasto.
  4. “Murassi (Extended Version)” – La versione ufficiale della canzone.
Il brano “Pin Floi”in riproduzione sul mio Denon DP-A100 con audio prelevato dal Rotel RC-1570

Michael Hedges – Strings of Steel

Altro disco acquistato NOS, per sole 10 €, dal mio ex spacciatore di vinili.
Purtroppo ha venduto in blocco tutta la rimenza poco prima della Pandemia.
E io non ne sapevo nulla…

Sta di fatto che durante una delle mie perlustrazioni delle rastrelliere ho trovato questo disco, ancora con la pellicola integra, e non me lo sono fatto scappare.

Si tratta di una raccolta dei primi anni di carriera del chitarrista americano.

Se non sapeste chi fosse Michael Hedges vi rimando direttamente ad un paio di link che saranno sicuramente più esaustivi di quanto possa esserlo io:

Senza addentrarmi nei meriti della sua tecnica e della sua maestria compositiva il mio invito è quello di provare a sedervi ed ascoltare un suo pezzo, qualsiasi suo pezzo, e pensare al fatto che si tratta di un uomo con due mani e una chitarra acustica tra le mani. Non sempre si tratta di semplici chitarre acustiche ma la base è sempre quella.

Potreste trovarvi a scoprire dei limiti dinamici nel vostro impianto con un solo, semplice, strumento da riprodurre.