Adele – 19. La recensione

Il primo cd di Adele, come anche gli altri due in studio in realtà, soffre di parecchie scelte discutibili effettuate in fase di produzione ma, nonostante ciò, è sicuramente un disco da avere per gli amanti del genere.
Al di là di tutto la voce della cantante viene restituita (quasi) sempre in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa protagonista in tutte le tracce del disco; le parti strumentali (soprattutto nei pezzi prettamente acustici) e corali di alcuni brani mi sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica e sono molteplici le situazioni in cui, proprio per questo motivo, mi sono ritrovato ad ascoltare il disco a livelli di volume veramente alti senza rendemene conto…
Fino all’inizio della traccia successiva.

Parlando di “volume” arriviamo, però, alla vera problematica che affligge il disco: la mia idea è che i livelli di registrazione delle varie sessioni non siano stati allineati in fase di ripresa e che, per riportare l’amalgama del disco alla stessa pressione sonora media, la scelta fatta dal produttore sia stata quella di “alzare il volume” delle tracce basse invece che fare l’esatto opposto (che avrebbe avuto decisamente più senso). Il tutto unito da un utilizzo di compressione come se non ci fosse stato un domani…

Da dove mi viene questa idea vi chiederete; la risposta è riscontrabile, banalmente, nella distorsione di ripresa della voce di Adele stessa.
Ascoltate la traccia N° 6 “Melt My Heart To Stone” e poi ascoltate il vocalizzo dal minuto 3:15 al minuto 3:45 della traccia finale “Hometown Glory” (ma anche in altre tracce del brano – quasi tutte).
Nel primo caso non voglio credere che si tratti di distorsione dovuta a saturazione del microfono, o del preamplificatore dello stesso, e non credo lo sia perché una lieve distorsione è presente anche altri momenti in cui la cantante non sembra cantare a pieni polmoni e nei punti in cui tale distorsione sembra sparire è perché vengono applicati effetti di riverbero/eco sulla voce che aiutano a mitigare il problema…
Problemi analogi sono riscontrabili anche nella perdita di spinta della parte strumentale, elettrificata e non, che però non è presente in tutti i brani. In alcune tracce sembra essere stato applicato una sorta di compressore dinamico che strozza tutto quanto e rovina completamente brani che, senza tali limitazioni, sarebbero potuti essere presi davvero per riferimenti in termini di dinamica e spazialità (uno su tutti “Chasing Pavements” che se confrontato al brano successivo “Cold Shoulder” – comunque compresso nella parte finale dove il crescendo viene schiacciato per forza di cose da un volume medio iniziale già elevato – sembra avere per base una sorta di accozzaglia monotona di suoni mal amalgamati).

In sostanza un buon disco, con molti contro e alcuni pro, che sarebbe potuto essere un riferimento e che invece non lo è. Proprio per questo motivo lo reputo, però, un disco da avere anche se non vi piace il genere o la cantante: qui avete un buon esempio di come la musica sarebbe se fosse registrata con cognizione di causa e senza essere mixata e prodotta per essere ascoltata da cuffiette del menga in tram mentre si va al lavoro.

Un consiglio per capire il perché del però: ascoltatelo tutto senza pensare a niente se non ad ascoltare il disco.
Una volta terminato l’ascolto attendete un paio di minuti e fate partire SOLO l’ultima traccia, “Homtown Glory”, e regolate il volume al massimo che riuscite a sopportare (che non credo sarà altissimo).
Respirate per 30 secondi con calma e rilassatevi.
Fate partire la traccia 9 “Make You Feel My Love” allo stesso volume.
Capirete cosa intendo per “la voce della cantante viene restituita […] in modo corretto e ricopre il ruolo di indiscussa […]; le parti strumentali […] e corali […] sembrano ben mixate in termini di presenza, presentazione spaziale e dinamica”.

Il disco sarebbe potuto essere TUTTO così.

Il disco sarebbe DOVUTO ESSERE tutto così; dall’inizio alla fine.