
Se avete conosciuto i Linkin Park prima della tragica dipartita di Chester del 2017 noterete che, nella foto qui sopra, sono ritratte due persone che nulla hanno a che fare con la formazione originale: la nuova cantante, Emily Armstrong, e il nuovo batterista, Colin Brittain.
In sostanza, la vera domanda da porsi ascoltando questo disco è: i Linkin Park esistono ancora? O si tratta veramente, come sostenuto dal figlio di Chester, di una trovata commerciale?
La risposta, secondo me, è una sola: i Linkin Park esistono ancora ma hanno decisamente cambiato pelle. Emily è, a mio modo di vedere, un ottimo compromesso per riempire il vuoto lasciato da Chester senza snaturarne la memoria; nessun altro cantante maschile avrebbe avuto la sua versatilità e, soprattutto, nessun altro cantante maschile avrebbe potuto gestire un fardello tanto grande come quello di reggere il peso della memoria di un cantante che, volenti o nolenti, ha fatto la storia di un genere prima ancora che di una band.
Aver puntato su una donna spezza decisamente col passato ed è, a tutti gli effetti, un nuovo esordio: un punto zero da cui ripartire.
Ma, bando alle ciance, come suona questo nuovo album?
Il disco si apre, al netto dell’intro che sottolinea come il disco sia da interpretare proprio come se fosse il primo della band, con The Emptiness Machine; ritengo questo brano il perfetto anello di congiunzione con la “versione originale” della band. E continuerò in eterno a chiedermi come sarebbe stata cantata da Chester.
Il resto del disco di evolve come accadeva nei primi dischi dei LP, ricorda molto Meteora, ma con una cattiveria che richiama The Hunting Party; l’unica eccezione, che sa un po’ di One More Light (album che ho iniziato ad apprezzare, lo ammetto, dopo che Chester si è tolto la vita) mixato con Living Things, è Stained.
In sostanza il disco è un tributo una rinascita del gruppo che riparte da zero sulle basi dei propri lavori precedenti. C’è un po’ tutto il repertorio della band in questo disco e, questo tutto, è ben amalgamato e sufficientemente maturo nel suo essere una ripartenza dal punto zero.
Ho, in realtà, un solo dubbio: bisognerà vedere se Emily riuscirà a tenere botta nei live perché Chester, in questo, ci ha abituati a performance davvero esemplari arrivando esausto alla fine di ogni concerto.
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